XIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

XIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

LETTURA
Dio suscita Ciro, re di Persia, per ricostruire il tempio.
2 Cr 36, 17c-23

SALMO
Sal 105 (106), 43-47

 

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe;
ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido. R./
Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.
Li affidò alla misericordia
di quelli che li avevano deportati. R./
Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. R./

EPISTOLA
Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano.
Rm 10, 16-20

CANTO AL VANGELO
(Sal 119,32)

VANGELO
Neanche in Israele ho trovato una fede così grande.
Lc 7, 1b-10

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

AMBROGIO
Commento al Vangelo di Luca, 5, 83-85

La fede del centurione

È molto bello che il Signore, subito dopo avere completato i precetti, ci insegni ad osservarli con il suo esempio. Ecco che viene presentato al Signore il servo di un centurione pagano, perché sia guarito: questi raffigura il popolo dei Gentili, che era prigioniero nelle catene della schiavitù del mondo, ammalato di passioni mortali, e che dalla benevolenza del Signore doveva essere guarito. Dicendo che il servo stava per morire, l’evangelista non esagera: sarebbe morto, infatti, se Cristo non lo avesse guarito. Egli ha dunque adempiuto il precetto con la sua carità, mostrando amore per i nemici sino al punto di strapparli alla morte e di ridar loro la speranza della eterna salvezza.

Ma quale segno di umiltà divina c’è nel fatto che il Signore del cielo non disdegna di visitare il piccolo servitore del centurione! La fede risplende nelle opere, ma l’umanità opera di più nel campo dei sentimenti. E ciò fece non perché non potesse guarire a distanza, ma per dare un esempio di umiltà da imitare, insegnando ad avere per gli umili gli stessi riguardi che si hanno verso i grandi. Del resto, egli dice in altra circostanza ad un ufficiale regio: “Va’, tuo figlio è vivo” (Jn 4,50), per mostrarti sia la potenza della sua divinità sia il servigio della sua umiltà. In quella circostanza non volle andare nella casa dell’ufficiale regio, per non sembrare, dato che si trattava di suo figlio di avere troppa considerazione per le ricchezze di quell’uomo potente; qui, invece, va di persona dal servo del centurione perché non sembrasse che egli, in quel poveretto ammalato, disprezzasse la condizione servile: tutti infatti, schiavi e uomini liberi, siamo una sola cosa in Cristo (Ga 3,28 Col 3,11).
Tu vedi qui come la fede costituisca la condizione per ottenere la guarigione. Considera anche come il popolo dei Gentili, in qualche modo, riesca a penetrare il mistero. Il Signore va; ed il centurione si scusa con lui e, dimenticando l’orgoglio del comando, si atteggia a riverenza, si mostra disposto a credere, e si affretta a rendergli onore. Fa bene il centurione, come rileva Luca, a inviare alcuni suoi amici incontro al Signore, per non sembrare di voler offendere, con la sua presenza, la riservatezza di lui, e reclamare, col suo ossequio, l’ossequio di lui.
Quanto alle parole: “In nessuno d’Israele ho trovato tanta fede” (Lc 7,9), il senso è semplice e facile; esse, secondo il testo greco, significano: «Neppure in Israele ho trovato tanta fede». Per la sua fede, quest’uomo vien posto al di sopra dei più eletti, cioè di quelli che vedono Dio (Gn 32,28-31).
Vedi bene anche l’ordinata distribuzione della grazia: la fede del padrone viene lodata, e la vita del servo viene salvata. Il merito del padrone può dunque recar vantaggio anche al servo, non solo per la fede dimostrata, ma anche per lo zelo nella sua condotta.
È qui il caso di considerare ancora l’umiltà del Signore: egli compie quanto non aveva promesso. Infatti, sebbene non avesse ancora comandato la guarigione, i servi che erano stati inviati incontro a lui, tornati nella casa del centurione, trovarono il servo risanato.

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