Quanto a me invece non ci sia altro vanto
che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo,
per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso,
come io per il mondo. (Gal 6,14)

XII DOMENICA DOPO PENTECOSTE – C

LETTURA
Lettura del secondo libro dei Re 25, 1-17

SALMO
Sal 77 (78)

R. Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento.

EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 2, 1-10

CANTO AL VANGELO
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VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo 23, 37 – 24, 2

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

ORIGENE
Omelie sul Vangelo di Luca 38,1-4

Noi siamo la Gerusalemme sulla quale Gesù ha pianto

Avvicinandosi a Gerusalemme nostro Signore alla vista della città pianse e disse: Se in questo giorno anche tu avessi conosciuto ciò che ti porta alla pace, ma ormai è nascosto ai tuoi occhi. Verranno giorni per te in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee (Lc 19,42-43).
Queste parole contengono dei misteri e speriamo, se Dio ce li rivela, di poterne scoprire il senso nascosto.
Prima di tutto bisogna vedere il senso del suo pianto. Tutte le beatitudini di cui Gesù ha parlato nel vangelo sono confermate dal suo esempio, e il suo insegnamento è dimostrato dalla sua testimonianza. Beati i miti, dice (Mt 5,5). A questo aggiunge qualcosa di simile riguardante la sua persona; dice: Imparate da me, che sono mite (Mt 11,29). Beati i pacifici (Mt 5,9); e chi è pacifico quanto il mio Signore Gesù, che è la nostra pace, che ha fatto cessare l’inimicizia e che l’ha distrutta nella propria carne (Ef 2,14)? Beati quelli che soffrono persecuzione a causa della giustizia (Mt 5,i o). Nessuno ha patito persecuzione a causa della giustizia quanto il Signore Gesù che è stato crocifisso per i nostri peccati. Il Signore mostra dunque realizzate in se stesso tutte le beatitudini. In accordo a quanto aveva detto: Beati coloro che piangono (Mt 5,4), egli stesso piange per porre le fondamenta anche di questa beatitudine. Pianse su Gerusalemme … Io mi chiedo se questo pianto di Gesù non si riferisca anche alla nostra Gerusalemme. Noi infatti siamo la Gerusalemme sulla quale Gesù ha pianto, noi che sembriamo possedere una maggiore capacità di vedere. Se dopo aver conosciuto i misteri della verità, dopo aver ricevuto la parola del vangelo e gli insegnamenti della chiesa, uno di noi pecca, vi saranno pianto e lacrime su di lui. Non si piange su quelli che non sono credenti, ma su quello che dopo aver fatto parte di Gerusalemme, smette di appartenerle. Si piange su questa nostra Gerusalemme perché, dopo che ha peccato, l’assedieranno i nemici, cioè le potenze avverse, gli spiriti malvagi e scaveranno attorno a essa una trincea, l’assedieranno e non lasceranno pietra su pietra.

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