XII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Ricorderò l’amore di Dio
dandogli lode per tutti i suoi doni,
per i beni senza numero
che ci ha elargito,
grazie alla sua misericordia
che non ha fine.
Is 63, 7

LETTURA
Geremia preannuncia i settant’anni di cattività babilonese.
Ger 25, 1-13

SALMO
Sal 136 (137), 1-5

 

Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre. R/.
Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!». R/.
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra. R/.

EPISTOLA
La chiamata di Dio è irrevocabile.
Rm 11, 25-32

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mc 1, 15)

VANGELO
I Dodici, inviati alle pecore perdute d’Israele.
Mt 10, 5b-15

 

In quel tempo. Il Signore Gesù inviò i Dodici, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

PREGHIERA DEI FEDELI
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R/. Ascoltaci, Padre buono.

 

- Per la Chiesa: fedele alla sua missione, continui a seminare nei cuori il seme della tua Parola che converte e dona salvezza: preghiamo. R.
- Per le famiglie: sappiano vivere ogni giorno quell’amore immenso di cui sono segno vivo: preghiamo. R.
- Per noi: grati del dono ricevuto, sappiamo trasmettere ai fratelli la gioia dell’incontro con Cristo, tuo Figlio: preghiamo. R.

COMMENTO AL VANGELO

GREGORIO MAGNO
Hom. 4, 1

«Rivolgetevi prima alla casa d’Israele»

Essendo noto a tutti, fratelli carissimi, che il nostro Redentore è venuto al mondo per la salvezza dei pagani, e che continuamente ha chiamato alla fede i Samaritani, come mai, mandando i discepoli a predicare, dice: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt 10,5-6)? Lo capiamo da ciò che è detto alla fine: [Gesù] volle che si predicasse prima ai soli Giudei, e poi a tutti i pagani, affinché mentre quelli, chiamati, rifiutavano di convertirsi, dei santi predicatori andassero a chiamare i pagani, dal momento che la predicazione del nostro Redentore, respinta dai suoi, si rivolgeva a popoli pagani e stranieri; e ciò che per i Giudei era una testimonianza, diventava per questi pagani un accrescimento di grazia. C’erano infatti allora dei Giudei che dovevano essere chiamati, mentre i pagani non dovevano esserlo. Infatti, anche negli “Atti degli Apostoli” leggiamo che alla predicazione di Pietro credettero prima tremila Ebrei e poi cinquemila (Ac 2,11 Ac 4,4). Quando gli apostoli vollero predicare ai pagani d’Asia, è detto che fu loro impedito (Ac 16,6); e tuttavia lo stesso Spirito che prima aveva vietato questa predicazione, la infuse lui stesso nei cuori degli abitanti dell’Asia. Per questo tutta l’Asia ormai crede da molto tempo. Ecco perché in un primo tempo proibì ciò che in seguito fece, perché allora vivevano in essa alcuni che non dovevano essere salvati. Allora vivevano in essa alcuni che non meritavano di essere richiamati alla vita, e che però non meritavano neppure di essere giudicati più severamente per aver disprezzato la predicazione. Per un preciso e occulto giudizio divino, la santa predicazione può essere negata alle orecchie di certi uomini che non meritano di essere svegliati alla grazia. Perciò è necessario, fratelli carissimi, che in ogni cosa che facciamo nutriamo il timore delle occulte decisioni di Dio onnipotente su di noi, affinché, mentre l’anima nostra, perdendosi nelle dissipazioni esterne, va in cerca del suo piacere, non avvenga che il Giudice le prepari all’interno terribili castighi. È ciò che vede bene il Salmista, allorché dice: “Venite e osservate le opere del Signore, quanto è terribile nei suoi disegni sopra i figli degli uomini” (Ps 45,9 Ps 45,5). Vide infatti che uno è misericordiosamente chiamato, un altro, a motivo della giustizia, è respinto. E poiché il Signore a volte agisce con indulgenza, a volte con severità, si spaventa perché non può capire; e chiama terribile nei suoi disegni Colui che aveva conosciuto non solo incomprensibile, ma anche inflessibile in certe sue decisioni.

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