Le tue mani, Signore, mi hanno plasmato:
dammi forza di intendere i tuoi precetti.
Anelo alla salvezza che viene da te
e medito la tua legge.
Sal 118 (119), 73. 174
LETTURA
La vigna di Nabot.
1 Re 21, 1-19 Lettura del primo libro dei Re.
In quei giorni. Avvenne questo episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samaria. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri».
Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia». Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. Quindi mandarono a dire a Gezabele: «Nabot è stato lapidato ed è morto». Appena Gezabele sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.
Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il Tisbita: «Su, scendi incontro ad Acab, re d’Israele, che abita a Samaria; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!”. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”».
SALMO RESPONSORIALE
R/. Ascolta, Signore, il povero che t’invoca.
Sal 5, 2-3. 5-7 Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
Sii attento alla voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera. R/.
Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
gli stolti non resistono al tuo sguardo. R/.
Tu hai in odio tutti i malfattori,
tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta. R/.
EPISTOLA
Presso i credenti regni la carità e la pace.
Rm 12, 9-18 Lettera di san Paolo apostolo ai Romani.
Fratelli, la carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi.
Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti.
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Lc 8, 15) Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza.
Alleluia.
VANGELO
Il ricco e il povero Lazzaro.
Lc 16, 19-31 Lettura del Vangelo secondo Luca.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, animati da carità sincera, eleviamo la nostra unanime preghiera a Dio, principio di ogni bontà e bellezza.
Diciamo insieme: Ascoltaci, Signore.
– Per la Chiesa, perché si allontani da ciò che è fuggevole e vano e, con libertà, orienti il proprio cuore ai beni eterni: preghiamo. R.
– Per l’umanità intera, perché, abbandonando l’egoismo e l’indifferenza del mondo, percorra la via della giustizia, del dialogo e della solidarietà: preghiamo. R.
– Per ciascuno di noi, perché, nell’amore sincero per Dio e i fratelli, trovi quanto è essenziale per la vita: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
S. GREGORIO MAGNO
Omelia per la III domenica di quaresima
Lazzaro, il mendico, giace pieno di piaghe davanti alla porta del ricco (Cfr. Lc 16, 19-31.). In questo fatto Dio ha attuato due suoi giudizi. Il ricco avrebbe avuto forse qualche scusa se Lazzaro, povero e ulceroso, non fosse giaciuto davanti alla sua porta, se fosse stato lontano, se la sua miseria non gli fosse stata continuamente sotto gli occhi. Viceversa, se il ricco fosse stato lontano dal povero, questi avrebbe dovuto tollerare nell’animo una tentazione minore. Ma Dio pose il povero piagato precisamente davanti alla porta del ricco sfondato: con questo unico e identico fatto, aumentò, per la visione del povero, il cumulo dei castighi del ricco crudele, e mise alla prova ogni giorno il povero con la visione del ricco. Pensate quante tentazioni dovette sopportare nel proprio animo questo povero, ricoperto di piaghe, mentre, bisognoso di cibo, non aveva neppure la salute e vedeva davanti a sé il ricco scoppiare di benessere, tutto immerso nei piaceri! Vedeva se stesso tormentato dal dolore e dal freddo, l’altro gioire, vestito di bisso e di porpora; si vedeva oppresso dalle piaghe, e vedeva l’altro abbondare di ogni bene; vedeva sé tanto bisognoso, e l’altro tanto egoista. Quale tumulto di tentazioni, fratelli miei, si agitava nel cuore del povero! Egli sarebbe stato afflitto abbastanza dalla povertà, anche se fosse stato sano; e sarebbe stato afflitto abbastanza dalla malattia anche se avesse avuto i mezzi necessari. Ma affinché il povero fosse messo alla prova, lo oppressero insieme la povertà e la malattia. E per di più vedeva il ricco procedere accompagnato da amici e servitori, mentre nella sua malattia e nel suo bisogno nessuno lo visitava.
Che nessuno gli fosse vicino, infatti, lo attestano i cani, che leccavano liberamente le sue ferite. Con un solo fatto, dunque, Dio onnipotente mostrò due suoi giudizi: permise che il povero Lazzaro giacesse davanti alla porta del ricco, e così l’empio ricco aumentasse la propria condanna, mentre il povero tentato aumentasse la propria ricompensa. Quegli vedeva ogni giorno colui di cui non aveva pietà, questi vedeva ogni giorno colui che era per lui occasione di prova.
Due cuori quaggiù, e lassù uno che guardava: ne preparava uno alla gloria esercitandolo nella tentazione e aspettava di punire l’altro, tollerandone l’iniquità. Il Vangelo continua: E avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto nell’inferno (Cfr. Lc 16, 22).
Ed ecco che questo ricco, in preda al tormento, cerca quale avvocato colui di cui in questa vita non aveva avuto pietà. Infatti il Vangelo soggiunge: Ed elevando gli occhi mentre era tra i tormenti, vide da lontano Abramo e Lazzaro nel suo seno. E gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a bagnar la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché io spasimo in questa fiamma!” (Lc 16, 23-24). Come sono altissimi i giudizi di Dio! Come è severa e precisa la ricompensa delle azioni buone e di quelle cattive! Sopra è stato detto che in questa vita Lazzaro bramava le briciole di pane che cadevano dalla mensa del ricco, e nessuno gliele dava; ora si dice che il ricco, nel suo tormento, brama che Lazzaro gli faccia cadere dalla punta del dito una goccia d’acqua in bocca. Da qui, o fratelli, da qui comprendete quanto sia rigido il giudizio di Dio!
Questo ricco che non volle dare neppure i minimi avanzi della sua mensa al povero piagato, ora nell’inferno giunge a chiedere il minimo: chiede infatti una goccia d’acqua colui che negò una briciola di pane. Ma con grande timore si deve soppesare ciò che dice la risposta di Abramo: Figliolo, ricordati che tu avesti i beni in vita, mentre Lazzaro ebbe dei mali. Quindi ora lui è consolato e tu soffri (Lc 16, 25). Davanti a queste parole, fratelli miei, c’è bisogno più di timore che di commento. Forse fra i presenti ve ne sono alcuni che hanno ricevuto dei beni esteriori a questo mondo. Dovete aver timore, dovrei dire, dello stesso dono esteriore, che non vi sia stato dato in ricompensa per le vostre buone azioni e il giudice, che vi ha ricompensato quaggiù, vi allontani dalla mercede del bene interiore, che cioè l’onore e le ricchezze siano non aiuto alla virtù, ma ricompensa della fatica. Infatti con le parole: “Avesti i beni in vita” si indica che nel ricco vi fu qualcosa di buono, per cui ne ebbe i beni di questa vita. Dicendo invece che Lazzaro ebbe dei mali, si mostra chiaramente che in lui vi fu qualcosa di male da purgare.
Ma il male di Lazzaro fu purificato dal fuoco della miseria, mentre il bene del ricco fu ricompensato con la felicità di questa vita passeggera. Quello fu afflitto e mondato con la povertà, questi ricompensato e scacciato per l’abbondanza. Voi tutti, dunque, che in questo mondo avete dei beni, se vi ricordate di aver compiuto del bene, abbiate il timore che questa prosperità a voi concessa non ne sia la ricompensa. E se vedete che tutti i poveri commettono delle azioni degne di riprensione, non disprezzateli. Non disperate di loro, perché forse la fornace della povertà sta purificando in loro ogni traccia di pravità. Abbiate timore di voi, invece, che pur avendo compiuto qualche azione cattiva, ne è seguita una vita prospera. Per ciò che riguarda i poveri, pensate che la loro povertà, quale maestra severa, ne tormenta la vita per farli giungere alla rettitudine.
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