Volgi il tuo sguardo misericordioso
sopra di me, Signore,
perché sono povero e solo.
Vedi che sono oppresso e travagliato,
perdona tutti i miei peccati.
Sal 24 (25), 16. 18
LETTURA
Salomone chiede a Dio la sapienza.
SALMO
Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R/.
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore. R/.
A lui si pieghino le tribù del deserto,
mordano la polvere i suoi nemici.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni. R/.
EPISTOLA
La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
È difficile per chi possiede ricchezze entrare nel regno di Dio.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».
PREGHIERA DEI FEDELI
COMMENTO AL VANGELO
GIOVANNI CASSIANO
Collationes, 21, 5, 1-3; 6, 1; 7, 2
Le esigenze della perfezione cristiana
Di conseguenza, dobbiamo sapere che a noi non è richiesto quel che prescrive la Legge, bensì quello che tuona alle nostre orecchie il precetto evangelico: “Se vuoi essere perfetto, va’ vendi quanto possiedi, dallo ai poveri ed avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19,21); e offrendo le decime dei nostri beni rimaniamo in qualche modo sotto il giogo della Legge e non siamo ancora pervenuti alla sublime perfezione del Vangelo che non si limita ad accordare a chi l’osserva i benefici della vita presente, ma elargisce anche i premi futuri. A chi osserva la Legge non è dato in cambio il regno dei cieli, ma le consolazioni di questa vita, come è scritto: “Chiunque metterà in pratica i comandamenti, vivrà” (Lv 18,5). Invece, il Signore dice ai suoi discepoli: “Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3); e inoltre: “Chiunque avrà lasciato o casa, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o moglie, o figli, o campi per causa mia, riceverà il centuplo e avrà la vita eterna” (Lc 19,29). E non a torto. Vi è infatti meno gloria nell`astenersi da cose vietate che non nel rinunciare a cose permesse, o nel non usarne affatto in ossequio a colui che ha permesso una tale larghezza alla nostra infermità.
Perciò, se coloro che obbediscono ai precetti antichi del Signore, offrendo fedelmente le decime dei loro frutti, non possono ancora ascendere alle vette evangeliche, non è difficile rilevare la distanza che li separa da chi non arriva neppure a tanto. Come avranno parte alla grazia evangelica coloro che disdegnano di praticare precetti molto più accessibili dei precetti della Legge antica? Tale facilità dei precetti antichi è il tono imperativo del Legislatore che l’attesta. Non ha forse minacciato persino la maledizione per coloro che non li adempiono? “Maledetto”, è scritto infatti, “chi non mantiene in vigore le parole di questa legge, per metterla in pratica!” (Dt 27,26). Qui, però, è tale la sublimità e l`eccellenza dei comandamenti che vien detto soltanto: “Chi può comprendere, comprenda” (Mt 19,12)…
Non poteva, invero, un tal precetto essere codificato per la generalità, né, per così dire, si poteva esigere da tutti come si trattasse di una norma, ciò che per la sua sublimità non può essere ritenuto indistintamente alla portata di tutti. É preferibile allora rivolgere l’invito alla grazia sotto forma di consiglio; così, i più validi hanno il modo di conquistare la corona della virtù perfetta; i più piccoli, che non possono colmare “la misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13) – anche se possono sembrare eclissati dallo splendore dei primi –, come da stelle di prima grandezza, sfuggano nondimeno alle tenebre delle maledizioni legali, né si vedano abbandonati ai mali presenti o condannati all`eterno supplizio.
Cristo dunque non costringe nessuno, con la necessità della norma, ad elevarsi alle vette sublimi della virtù; provoca invece la nostra libera scelta, ci eccita con la bontà del consiglio, ci infiamma con il desiderio della perfezione. Dove c`è il precetto, infatti, c`è del pari la necessità, e di conseguenza la sanzione. E poi, coloro che osservano solo quel minimo al quale li costringe la severità di una legge categorica, evitano di incorrere nella pena prevista dalla sanzione, ma non guadagnano alcuna ricompensa.
È così che il Vangelo sa innalzare i forti verso ciò che vi è di più grande e sublime, senza permettere tuttavia che i deboli precipitino nell`abisso della miseria. Ai perfetti, esso procura la piena beatitudine, mentre accorda il perdono a coloro che si lasciano vincere dalla propria fragilità…
Però, non è solo chi si rifiuta di adempiere il precetto della Legge che va visto come ancora soggetto alla Legge, ma anche colui che, soddisfatto di osservare ciò che essa prescrive, non porta frutti degni della vocazione e della grazia cristiane. Infatti, Cristo non ci dice: “Tu offrirai le decime e le primizie dei tuoi beni al Signore tuo Dio” (Es 22,29), bensì: “Va’, vendi quanto possiedi, dallo ai poveri ed avrai un tesoro in cielo, poi, vieni e seguimi”, dove la magnificenza della perfezione appare tale che, al discepolo che lo interroga (Gesù) non concede neppure il breve spazio di tempo per la sepoltura del padre, subordinandosi il dovere della umana carità alla virtù dell’amore divino.
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