VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE – C

Signore, ascolta la mia voce!
Di te il mio cuore ha detto:
«Cerca il suo volto!».
Io cercherò il tuo volto, Signore;
non ti celare mai!
Sal 26 (27), 7-9a

LETTURA
Il popolo chiede un re a Samuele e Dio lo concede.
1 Sam 8, 1-22a
SALMO RESPONSORIALE
R/. Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo.
Sal 89 (88), 16-22
EPISTOLA
Si preghi per i re e per quelli che stanno al potere.
1 Tim 2, 1-8
CANTO AL VANGELO
(1 Pt 2, 17)
VANGELO
Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio.
Mt 22, 15-22
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 13, 4

I giudici abbiano il timor di Dio.

Rivolgiamo la parola anche a coloro che, secondo il modo, ovvio e abituale fra la gente, d’intendere la frase, giudicano la terra. Giudicano la terra i re, i capi, i principi, i giudici. Ciascuno secondo l’ufficio che ha assunto nella società umana, giudica la terra. Che cosa significa la frase: “Giudica la terra” se non: “Giudica gli uomini che sono sulla terra”? Infatti se per terra intendi propriamente soltanto quella che calpesti, agli agricoltori sarebbe stato detto: Voi che giudicate la terra (Sal 2, 10). Ancora, se i re e quanti, sottomessi ai re, ricevono dagli stessi re il potere, giudicano la terra, vengano istruiti anche costoro, perché è terra che giudica la terra; e la terra che giudica la terra deve temere colui che è in cielo. Giudica infatti un suo pari, un uomo un altro uomo, un mortale un altro mortale, un peccatore un altro peccatore. Se si ponesse avanti quella frase del Signore: Chi è senza peccato le scagli per primo la pietra (Gv 8, 7), non succederebbe un terremoto per chiunque giudica la terra? Riflettiamo su quel brano del Vangelo (Cf. Gv 8, 3-11). I farisei per mettere alla prova il Signore condussero davanti a lui una donna sorpresa in flagrante adulterio. La pena per tale peccato era stata stabilita dalla legge, dalla legge cioè data tramite Mosè, servo di Dio (Cf. Lv 20, 10). Con questo dilemma insidioso e fraudolento i farisei si rivolsero al Signore: se egli avesse comandato che la donna accusata venisse lapidata, sarebbe andato contro la misericordia. Se invece avesse comandato quanto la legge proibiva, sarebbe stato accusato di aver mancato alla legge. Alla stessa maniera, quando lo interrogarono sul tributo da pagare a Cesare, li tacitò con la sua parola, interrogandoli a sua volta di chi fosse la moneta che gli era stata presentata, di chi avesse l’effigie e l’iscrizione (Cf. Lc 20, 20-26). Coloro che l’avevano interrogato gli risposero che nella moneta c’era l’effigie di Cesare, ed egli riprese a dir loro in base alla loro risposta: Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Lc 20, 25), per insegnar loro che bisogna rendere a Dio l’immagine di Dio impressa nell’uomo, come bisognava consegnare a Cesare la sua effigie impressa nella moneta. Alla stessa maniera nel caso dell’adultera interrogò i suoi interrogatori, e così giudicò i suoi giudici. “Non proibisco – disse – di lapidare la donna che la legge comanda di lapidare, ma chiedo chi deve lapidarla. Non mi oppongo alla legge, ma cerco un esecutore della legge”. Per finire, ascoltate: “Volete lapidarla secondo la legge? Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra (Gv 8,7)”.

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