Porgi l’orecchio, Signore, e ascolta:
salvaci tu, Dio nostro,
perché tutti conoscano che tu sei il solo Dio.
Cfr Is 37, 17a. 20

VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE – C

LETTURA
Lettura del primo libro di Samuele 8, 1-22a

SALMO
Sal 88 (89)

R. Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo.

EPISTOLA
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 2, 1-8

CANTO AL VANGELO
(1Pt 2, 17)

VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo 22, 15-22

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

AMBROGIO DI MILANO
Exp. Ev. sec. Luc. 9, 34-36

Il tributo a Cesare

“Di chi è l’immagine e l’iscrizione?” (Lc 20,24). In questo passo Egli c’insegna che dobbiamo essere cauti nel respingere le accuse degli eretici oppure dei Giudei. In un altro punto ha detto: “Siate astuti come i serpenti”. Questo, diversi lo interpretano così: poiché la croce di Cristo fu preannunciata nel serpente levato in alto, affinché venisse distrutto il veleno serpigno degli spiriti del male, parrebbe che si debba essere accorti come il Cristo, e semplici come lo Spirito. Ecco dunque chi è il serpente che tiene sempre protetto il capo, ed evita così le ferite mortali. Quando i Giudei gli chiedevano se avesse ricevuto dal Cielo la sua autorità, Egli rispose: “Il battesimo di Giovanni di dov’era, dal Cielo o dagli uomini?” (Mt 20,4). E lo scopo era che essi, non osando negare che era dal Cielo, si convincessero da soli della propria demenza nel negare che Colui che lo dava era dal Cielo. Egli chiede un didramma e domanda di chi è l’effigie: infatti diversa è l’effigie di Dio, diversa l’effigie del mondo. Per questo anche colui ci ammonisce: “E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo terreno, così portiamo l’immagine dell’uomo celeste” (1Co 15,49).

Cristo non ha l’immagine di Cesare, perché Egli è “l’immagine di Dio”. Pietro non ha l’immagine di Cesare, perché ha detto: Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” (Mt 19,27). Non si trova l’immagine di Cesare in Giacomo o in Giovanni, perché sono i figli del tuono, ma essa si trova nel mare, dove vi sono sulle acque quei mostri dalle teste fracassate, e lo stesso mostro principale, col capo mozzo, vien dato come cibo ai popoli degli Etiopi. Ma se non aveva l’immagine di Cesare, perché mai ha pagato il tributo? Non l’ha pagato del suo, ma ha restituito al mondo ciò che apparteneva al mondo. E se anche tu non vuoi esser tributario di Cesare, non possedere le proprietà del mondo. Però hai le ricchezze: e allora sei tributario di Cesare. Se non vuoi esser assolutamente debitore del re della terra, abbandona ogni tua cosa e segui Cristo.

E giustamente Egli ordina di dare prima a Cesare ciò che è di Cesare, perché nessuno può appartenere al Signore, se prima non ha rinunziato al mondo. Tutti, certo, rinunziamo a parole, ma non rinunziamo col cuore; infatti, quando riceviamo i sacramenti, facciamo la rinunzia. Che pesante responsabilità è promettere a Dio, e poi non soddisfare il debito! “È meglio non fare voti”, sta scritto, “piuttosto che farne e non mantenerli” (Qo 5,4). L’obbligo della fede è più forte di quello pecuniario. Rendi quanto hai promesso, finché sei in questo corpo, prima che giunga l’esecutore “e questi ti getti in prigione. In verità ti dico che non ne uscirai prima di aver pagato fino all’ultimo spicciolo”;(Lc 12,58 Mt 5,25s).

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