VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Cantate al Signore e inneggiate,
annunziate tutti i suoi prodigi.
Lodate il suo santo nome,
si allieti il cuore di chi lo ricerca.
Cercate il Signore ed egli vi darà forza,
cercate sempre il suo volto.
1 Cr 16, 9-11

LETTURA
Le dodici pietre, memoriale perenne della traversata del Giordano e dell’ingresso di Israele nella terra promessa.
Gs 4, 1-9

SALMO
Sal 77 (78), 3-7. 52. 55

 

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R/.
Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,
che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,
perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno. R/.
Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi. R/.
Fece partire come pecore il suo popolo
e li condusse come greggi nel deserto.
Scacciò davanti a loro le genti
e sulla loro eredità gettò la sorte,
facendo abitare nelle loro tende
le tribù di Israele. R/.

EPISTOLA
Non c’è che un solo Dio, Dio dei Giudei e delle genti.
Rm 3 29-31

CANTO AL VANGELO
(Lc 13, 29)

VANGELO
Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Lc 13, 22-30

 

In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

PREGHIERA DEI FEDELI
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R/. Ascoltaci, Signore!

 

- Per la Chiesa, perché, nell’accoglienza degli ultimi dei poveri e degli emarginati, manifesti il vero volto di Dio, Padre dell’amore: preghiamo. R.
- Per tutti gli uomini, perché, riconoscendosi fratelli nell’unico linguaggio della fede, camminino insieme incontro al Signore: preghiamo. R.
- Per ciascuno di noi, perché, fedele alla Parola che salva, si apra ai fratelli, manifestando la gioia che solo Dio può donare: preghiamo. R.

COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 313/A

Se vuoi entrare per la porta stretta, chiudi le porte della cupidigia e del timore: questi i mezzi di quel tentatore per rovinare l’anima. La porta della cupidigia mette alla prova con le promesse; la porta del timore mette alla prova con le minacce. C’è di che avere grande desiderio per non ambire queste cose promesse; c’è di che temere per non temere queste minacce. Non venga soppresso il desiderio, ma si cambi; non si estingua il timore, ma si indirizzi ad altro. Che desideravi avidamente, tu che cedevi alle lusinghe del mondo? Che bramavi? Il piacere della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita. Non so chi è questo cane infernale dalle tre teste.

Ma ascolta l’apostolo Giovanni, quello che si adagiava sul petto del Signore e, quanto sorbiva al convito di Cristo, questo riversava nel Vangelo; ascoltalo dire: Non amate né il mondo né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, ambizione della vita. Dunque, è chiamato mondo questo cielo e questa terra. Chi dice: Non amate il mondo, non disprezza tale mondo; infatti, chi disprezza questo mondo, disprezza l’Artefice del mondo. Ascolta come “il mondo”, in uno stesso testo, viene citato due volte sotto due diversi significati. Di Cristo Signore è stato detto: Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo conobbe . Il mondo fu fatto per mezzo di lui: Il nostro aiuto è nel nome del Signore, che ha fatto il cielo e la terra. Il mondo fu fatto per mezzo di lui: Ho levato i miei occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto. Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra. Questo mondo è stato fatto da Dio e il mondo non l’ha conosciuto. Quale mondo non lo ha conosciuto? Quello che si delizia del mondo, che ama l’opera, che disprezza l’Artefice.

Il tuo amore cambi destinatario: tronca i legami con la creatura, annodali al Creatore. Cambia l’amore, cambia il timore: infatti non altro fanno i cattivi e i buoni amori che cattivi e buoni costumi. È un grand’uomo costui – dice un tale – è buono, è importante. Perché? Dimmi. Perché sa molte cose. Ma io voglio sapere che cosa ami, non che cosa egli sappia. Perciò, non amate né il mondo, né le cose del mondo. Se uno avrà amato il mondo, l’amore del Padre non è in lui: perché tutto quello che è nel mondo – certo in coloro che amano il mondo – tutto quello che è negli amanti del mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e ambizione della vita.

Nella concupiscenza della carne è il piacere sensibile, nella concupiscenza degli occhi è la curiosità, nell’ambizione della vita è la superbia. A chi vince queste tre cose non resta niente altro da superare quanto a concupiscenza. Molti i rami, ma triplice la radice. Quanti mali contiene, di quanti mali è causa la brama dei piaceri carnali! Di qui adultèri, fornicazioni; di qui lussurie e ubriachezze; di qui tutto ciò che sollecita illecitamente i sensi e penetra la ragione di una piacevolezza pestifera, che abbandona la ragione alla carne, scaccia dalla sede di comando chi governa, assoggetta a chi serve colui che comanda. E che cosa di retto potrà fare l’uomo pervertito in se stesso?

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