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VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore difende la mia vita:
di chi avrò paura?
Sal 26 (27), 1

LETTURA
Ho chiamato e non avete risposto, ho parlato e non avete udito.
Is 65, 8-12

SALMO
Sal 80 (81), 9-14. 17

EPISTOLA
Abbiamo seminato in voi beni spirituali.
1 Cor 9, 7-12

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Lc 8, 11b; Mt 13, 44b; Gv 5, 24d)

VANGELO
La parabola del seminatore. Pur udendo, non ascoltano.
Mc 13, 3b-23

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Discorso 73
Sulle parole del Vangelo di Mt 13: ove il Signore Gesù espone le parabole del seminatore

Le due parabole del seminatore in Mt 13, 3 ss. e 24-28. 

1. Sia ieri che oggi abbiamo udito dalla bocca del Signore nostro Gesù Cristo le parabole del seminatore. Voi ch’eravate presenti ieri ricordatevela oggi. Ieri è stata letta la parabola del seminatore. mentre egli seminava, una parte dei semi andò a cadere sulla strada e fu mangiata dagli uccelli; un’altra parte invece andò a finire su un terreno sassoso e per il gran calore si seccò; un’altra parte cadde in mezzo alle spine e rimase soffocata e non poté germogliare; un’altra parte cadde in terreno buono e diede frutto: cento o sessanta o trenta volte di più (Cf. Mt 13, 3-8.). Oggi invece il Signore ha narrato di nuovo un’altra parabola di un seminatore che seminò del buon seme nel suo campo. Mentre però i contadini dormivano, un suo nemico andò a seminare zizzania in mezzo al grano. Quando il grano era ancora erba, non appariva ancora; quando però cominciò a mostrarsi la spiga del seme buono, allora apparve chiaramente anche la zizzania. I servi del padre di famiglia s’irritarono al vedere molta zizzania tra il buon grano e volevano sradicarla, ma non fu loro permesso (Cf. Mt 13, 24-29.), poiché fu detto loro: Lasciate che crescano insieme fino al giorno del raccolto (Mt 13, 30). D’altra parte anche il Signore Gesù Cristo spiegò questa parabola e disse ch’è lui il seminatore del buon seme; dimostrò che il nemico seminatore della zizzania è il diavolo, che il tempo del raccolto è la fine del mondo, e il proprio campo è tutto il mondo. Ma che cosa disse? Al tempo del raccolto dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania per bruciarla, il mio grano invece mettetelo nel granaio (Mt 13, 30). Perché avete fretta – dice – o servi pieni di zelo? Voi vedete la zizzania in mezzo al frumento, vedete cioè dei cattivi cristiani in mezzo ai buoni, voi volete strappare via i cattivi, ma state calmi, non è il tempo del raccolto. Quando verrà trovi frumento anche voi. Perché vi stizzite? Perché sopportate a malincuore i cattivi frammisti ai buoni? Possono stare con voi nel campo, ma non saranno nel granaio.

Talora nelle figure della Scrittura una cosa ha molti nomi e due cose hanno un solo nome. 

2. Voi sapete però che quei tre elementi ricordati ieri, nei quali non si sviluppò bene il seme, cioè la strada, il terreno sassoso e quello pieno di spine, sono la stessa zizzania. Ma nell’altra parabola essi hanno preso un nome diverso. Poiché quando si espongono dei paragoni o non si esprime il senso proprio per mezzo di essi o non si denota la realtà ma la somiglianza d’una realtà. So che pochi hanno capito quanto ho detto, ma noi parliamo per tutti. Nella realtà visibile la strada è la strada, il terreno sassoso è un terreno pieno di sassi, un terreno pieno di spine è un terreno pieno di spine; sono ciò che sono perché essi sono nominati in senso proprio. Nelle parabole invece e nei paragoni un’unica realtà può essere chiamata con molti nomi. Non sarebbe quindi illogico che io dicessi: “La strada, il terreno sassoso, quello pieno di spine sono i cattivi cristiani; essi sono anche la zizzania”. Cristo non è forse un agnello, non è forse anche un leone? In mezzo alle belve e al bestiame chi è agnello è agnello, chi è leone è leone, ma Cristo è l’una e l’altra cosa. Ciascuno degli animali preso singolarmente ha un senso proprio; questi due invece denotano l’una e l’altra cosa per via di paragone. Più frequentemente accade che a causa di una similitudine vengono chiamate con un sol nome realtà molto differenti tra loro. Orbene, che v’è di più differente tra loro che Cristo e il diavolo? Eppure è chiamato leone sia Cristo che il diavolo. Cristo è un leone: Ha vinto il leone della tribù di Giuda (Ap 5, 5). È leone il diavolo: Non sapete che il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente, va in giro in cerca di chi divorare? (1 Pt 5, 8). È dunque sia leone quello che questo: l’uno leone a causa della fortezza, l’altro leone per la sua ferocia; il primo è leone per vincere, il secondo è leone per nuocere. Lo stesso diavolo è serpente, il serpente antico (Cf. Ap 12, 9); ci è stato forse comandato d’imitare il diavolo quando il nostro pastore ci dice: Siate semplici come colombe, astuti come serpenti (Mt 10, 16)?.

Esorta i cattivi cristiani a convertirsi. 

3. Orbene, ieri ho rivolto la parola alla strada, al terreno pieno di sassi e ho detto: “Cambiatevi mentre ne avete la possibilità, rivoltate con l’aratro il terreno indurito, gettate via dal campo i sassi, sradicatene le spine. Non abbiate il cuore insensibile, per cui vada perduta la parola di Dio. Non abbiate un terreno di poco spessore, ove la radice della carità non può penetrare profondamente. Non soffocate con le preoccupazioni e le passioni terrene il buon seme che in voi viene seminato dalle nostre fatiche. In realtà è il Signore che semina, ma i suoi operai siamo noi. Siate dunque terreno fertile”. Lo abbiamo detto ieri ed oggi lo ripetiamo a tutti: “Produca chi il cento per uno, chi il sessanta per uno, chi il trenta per uno. Il frutto è maggiore in uno e minore in un altro, ma tutti appartengono al granaio”. Ieri abbiamo detto questo, oggi mi rivolgo alla zizzania; ma sono zizzania le stesse pecore. O cattivi cristiani, o voi che riempiendo la Chiesa l’opprimete vivendo male! Correggetevi prima che venga la mietitura. Non dite: Ho commesso dei peccati, ebbene, che cosa mi è accaduto? (Sir 5, 4). Dio non perde la potenza, ma da te esige la penitenza. Questo dico ai cattivi che tuttavia sono cristiani; questo dico a coloro che sono zizzania, poiché sono nel campo e può darsi che quelli che sono zizzania oggi, domani siano frumento. Mi rivolgo perciò anche al grano.

Ai buoni cristiani perché sopportino i cattivi. 

4. O voi, cristiani, che vivete bene, voi siete pochi e sospirate in mezzo a molti altri, gemete in mezzo a moltissimi altri. Ma passerà l’inverno, verrà l’estate ed ecco che ci sarà il raccolto. Verranno gli angeli che sono in grado di separare e non possono errare. Noi al tempo presente siamo simili a quei servi, dei quali il Vangelo riferisce le parole: Vuoi che andiamo a raccoglierla? (Mt 13, 28). Avremmo infatti voluto – se possibile – che nessun cattivo rimanesse in mezzo ai buoni. Ma ci è stato risposto: Lasciate che crescano insieme fino al giorno del raccolto (Mt 13, 30). E perché? Perché siete fatti in modo che potete sbagliare. Infine ascolta: Per non correre il rischio di sradicare insieme il grano buono, mentre volete sradicare la zizzania (Mt 13, 29). Che fate di buono? Non distruggerete forse il mio raccolto con il vostro zelo? Verranno i mietitori; e spiegò chi sono i mietitori: I mietitori sono gli angeli (Mt 13, 39). Noi siamo uomini, i mietitori sono gli angeli. Saremo bensì anche noi uguali agli angeli se compiremo la nostra corsa; ma ora, quando ci irritiamo contro i cattivi, siamo ancora uomini. Noi inoltre adesso dobbiamo udire: Perciò, chi si crede di star saldo, stia attento a non cadere (1 Cor 10, 12). Credete forse, fratelli miei, che la zizzania non possa salire fino alle cattedre episcopali? Credete forse ch’essa sia solo nei ceti inferiori e non in quelli superiori? Volesse il cielo che noi non fossimo zizzania! A me però ben poco o nulla importa che io sia giudicato da voi(Cf. 1 Cor 4, 3). Ma io dico alla Carità vostra: “Anche sulle cattedre episcopali c’è il frumento e c’è la zizzania; e tra le varie comunità di fedeli c’è il frumento e c’è la zizzania. I buoni sopportino i cattivi; i cattivi cerchino di cambiarsi e d’imitare i buoni. Cerchiamo tutti, possibilmente, d’appartenere a Dio. Cerchiamo tutti di fuggire, per la sua misericordia, la malizia di questo mondo. Cerchiamo giorni felici (Cf. 1 Pt 3, 10; Sal 33, 13 – sec. LXX), poiché i giorni in cui ci troviamo sono tristi; ma nei giorni tristi evitiamo di bestemmiare affinché possiamo arrivare ai giorni felici”.

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