«Vi lascio la pace, – dice il Signore – alleluia;
vi do la mia pace, alleluia.
Il vostro cuore non si turbi e non abbia timore,
finché ritornerò», alleluia.
Cfr. Gv 14, 27-28
LETTURA
L’elezione di Mattia.
At 1, 15-26 In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè “Campo del sangue”. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti,
e il suo incarico lo prenda un altro.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.
SALMO
Sal 138 (139), 1b. 3b. 13-18 R/. Signore, tu conosci tutte le mie vie.
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
ti sono note tutte le mie vie.
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. R/.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;
meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia. R/.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra. R/.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro
i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno. R/.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se volessi contarli, sono più della sabbia.
Mi risveglio e sono ancora con te. R/.
EPISTOLA
La Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
1 Tm 3, 14-16 Carissimo, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità:
egli fu manifestato in carne umana
e riconosciuto giusto nello Spirito,
fu visto dagli angeli
e annunciato fra le genti,
fu creduto nel mondo
ed elevato nella gloria.
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 17, 18-19) Alleluia, alleluia.
Io li ho mandati nel mondo, dice il Signore:
siano consacrati nella verità.
Alleluia.
VANGELO
Padre, consacrali nella verità!
Gv 17, 11-19 + Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, confortati dalla promessa del Signore, disponiamo i cuori ad accogliere il dono dello Spirito di verità ed eleviamo con fiducia le nostre invocazioni.
R/. Mandaci, Signore, il tuo Spirito!
- Per il papa, i vescovi e i sacerdoti, perché, rinnovando la loro adesione a Cristo, siano autentici testimoni del dono d’amore del Signore: preghiamo. R.
- Per la Chiesa, che vive in Cina, perché, annunciando la buona notizia del vangelo, possa continuare il proprio cammino con rinnovato vigore anche in mezzo alle tribolazioni: preghiamo. R.
- Per quanti sono impegnati nelle comunicazioni sociali, perché, nell’esercizio della loro professione, non cedano alla logica della prevaricazione e del consumismo, ma favoriscano il pieno rispetto della dignità di ogni persona: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
GUERRICO D’IGNY
Sermo in die Ascensionis Domini, 1-2: P.L 185, 153-155.
Padre, quando ero con loro, io li custodivo nel tuo nome (Gv. 17, 11-12). Il Signore pregò così alla vigilia della sua passione. Tuttavia non è sbagliato applicare questa preghiera al giorno dell’Ascensione: era infatti questo il momento in cui stava per separarsi dai suoi discepoli, che affidava al Padre. Li aveva distolti dall’amore del mondo e li aveva indotti a lasciare ogni speranza terrena; ora li vedeva dipendere unicamente da lui. Ma finché restò tra loro anche con il corpo, non prodigò tanto facilmente le espressioni del suo affetto, dimostrandosi più fermo che tenero, come conviene a un maestro e a un padre.
Quando però giunse il momento della separazione, fu quasi sopraffatto dalla tenerezza del suo amore per loro e non potè più dissimulare l’intensità e la dolcezza dei suoi sentimenti, che fino allora aveva tenuti nascosti (Cfr. Sal. 30, 20). Per questo nel Vangelo si dice: Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino al segno supremo (Gv. 13, 1). Allora fu come se effondesse per i suoi amici tutta la ricchezza del suo amore, prima ancora di riversare come acqua tutto se stesso per i suoi nemici. In quel momento consegnò loro il sacramento del suo corpo e del suo sangue e ne istituì la celebrazione: non so se in questo dobbiamo ammirare di p’iù la sua potenza o il suo amore. Gesù aveva trovato così un nuovo modo di rimanere con loro, per consolarli della sua partenza: pur allontanandosi apparentemente col corpo, sarebbe rimasto non solo con loro, ma anzi in loro, con ‘l’efficacia del sacramento…
E ancora in quel momento, dopo averli a lungo incoraggiati, li affidò al Padre e, sollevati gli occhi al cielo, pronunciò, tra le altre, queste parole: Padre, quando ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, e nessuno di loro si è perduto, tranne il figlio di perdizione. Ma adesso io vengo a te: custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato. lo non ti prego di toglierli dal mondo, ma di difenderli dal male (Gv. 17, 11-15 passim). Il seguito di questo discorso non possiamo ricordarlo qui, né tanto meno spiegarlo, tuttavia, come suggerisce il testo citato, questa preghiera si riassume in tre punti, che costituiscono l’essenza della nostra salvezza e anzi della nostra perfezione, tanto che non è possibile aggiungervi altro.
Il Signore chiede cioè che i discepoli siano difesi dal male, santificati nella verità e glorificati con lui. Padre – dice – quelli che mi hai dato, voglio che là dove sono io, siano anch’essi con me, perché contemplino la mia gloria (Gv. 17, 24). Veramente beati quelli che hanno come difensore il loro stesso giudice! Prega infatti per essi qualcuno che deve essere venerato e adorato come colui a cui rivolge la sua preghiera. E il Padre non rifiuterà ildesiderio delle sue labbra, dal momento che la sua volontà e il suo potere sono una sola cosa con quelli del Figlio, perché Dio è uno. Tutto quello che Cristo chiede si compirà necessariamente, perché la sua parola è potenza, e la sua volontà è efficacia. Per tutte le cose che esistono egli ha pronunciato una parola ed esse furono, ha comandato ed esse presero vita (Sal. 32, 9). Dice: Voglio che là dove sono io, siano anch’essi con me. Quale sicurezza per i fedeli, quale fiducia per i credenti, purché non rifiutino la grazia ricevuta! Questa sicurezza infatti non è offerta soltanto agli apostoli o ai discepoli, ma tutti quelli che, grazie alla loro parola, crederanno alla Parola di Dio.
Io non prego soltanto per loro – dice il Signore – ma anche per quelli che, mediante la loro parola, crederanno in me (Gv. 17, 20).
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