VII DOMENICA DI PASQUA

«Vi lascio la pace, – dice il Signore – alleluia;
vi do la mia pace, alleluia.
Il vostro cuore non si turbi e non abbia timore,
finché ritornerò», alleluia.
Cfr. Gv 14, 27-28

LETTURA
L’elezione di Mattia.
At 1, 15-26

SALMO
Sal 138 (139), 1b. 3b. 13-18

EPISTOLA
La Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
1 Tm 3, 14-16

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 17, 18-19)

VANGELO
Padre, consacrali nella verità!
Gv 17, 11-19

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

GUERRICO D’IGNY
Sermo in die Ascensionis Domini, 1-2: P.L 185, 153-155.

Padre, quando ero con loro, io li custodivo nel tuo nome (Gv. 17, 11-12). Il Signore pregò così alla vigilia della sua passione. Tuttavia non è sbagliato applicare questa preghiera al giorno dell’Ascensione: era infatti questo il momento in cui stava per separarsi dai suoi discepoli, che affidava al Padre. Li aveva distolti dall’amore del mondo e li aveva indotti a lasciare ogni speranza terrena; ora li vedeva dipendere unicamente da lui. Ma finché restò tra loro anche con il corpo, non prodigò tanto facilmente le espressioni del suo affetto, dimostrandosi più fermo che tenero, come conviene a un maestro e a un padre.

Quando però giunse il momento della separazione, fu quasi sopraffatto dalla tenerezza del suo amore per loro e non potè più dissimulare l’intensità e la dolcezza dei suoi sentimenti, che fino allora aveva tenuti nascosti (Cfr. Sal. 30, 20). Per questo nel Vangelo si dice: Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino al segno supremo (Gv. 13, 1). Allora fu come se effondesse per i suoi amici tutta la ricchezza del suo amore, prima ancora di riversare come acqua tutto se stesso per i suoi nemici. In quel momento consegnò loro il sacramento del suo corpo e del suo sangue e ne istituì la celebrazione: non so se in questo dobbiamo ammirare di p’iù la sua potenza o il suo amore. Gesù aveva trovato così un nuovo modo di rimanere con loro, per consolarli della sua partenza: pur allontanandosi apparentemente col corpo, sarebbe rimasto non solo con loro, ma anzi in loro, con ‘l’efficacia del sacramento…

E ancora in quel momento, dopo averli a lungo incoraggiati, li affidò al Padre e, sollevati gli occhi al cielo, pronunciò, tra le altre, queste parole: Padre, quando ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, e nessuno di loro si è perduto, tranne il figlio di perdizione. Ma adesso io vengo a te: custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato. lo non ti prego di toglierli dal mondo, ma di difenderli dal male (Gv. 17, 11-15 passim). Il seguito di questo discorso non possiamo ricordarlo qui, né tanto meno spiegarlo, tuttavia, come suggerisce il testo citato, questa preghiera si riassume in tre punti, che costituiscono l’essenza della nostra salvezza e anzi della nostra perfezione, tanto che non è possibile aggiungervi altro.

Il Signore chiede cioè che i discepoli siano difesi dal male, santificati nella verità e glorificati con lui. Padre – dice – quelli che mi hai dato, voglio che là dove sono io, siano anch’essi con me, perché contemplino la mia gloria (Gv. 17, 24). Veramente beati quelli che hanno come difensore il loro stesso giudice! Prega infatti per essi qualcuno che deve essere venerato e adorato come colui a cui rivolge la sua preghiera. E il Padre non rifiuterà ildesiderio delle sue labbra, dal momento che la sua volontà e il suo potere sono una sola cosa con quelli del Figlio, perché Dio è uno. Tutto quello che Cristo chiede si compirà necessariamente, perché la sua parola è potenza, e la sua volontà è efficacia. Per tutte le cose che esistono egli ha pronunciato una parola ed esse furono, ha comandato ed esse presero vita (Sal. 32, 9). Dice: Voglio che là dove sono io, siano anch’essi con me. Quale sicurezza per i fedeli, quale fiducia per i credenti, purché non rifiutino la grazia ricevuta! Questa sicurezza infatti non è offerta soltanto agli apostoli o ai discepoli, ma tutti quelli che, grazie alla loro parola, crederanno alla Parola di Dio.

Io non prego soltanto per loro – dice il Signore – ma anche per quelli che, mediante la loro parola, crederanno in me (Gv. 17, 20).

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