VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE – A

Tu sei, o Dio, la mia protezione,
il mio rifugio, la salvezza della mia vita.
Tu sei la mia forza e la mia difesa;
nel tuo nome mi guidi e mi sostieni.
Sal 30 (31), 3-4

LETTURA
Mosè sul Sinai contempla la gloria di Dio.
Es 33, 18 – 34, 10
SALMO RESPONSORIALE
Sal 76 (77), 2-3. 5. 9-10. 12-13
EPISTOLA
I ministri sono i collaboratori di Dio e i fedeli il suo campo.
1 Cor 3, 5-11
CANTO AL VANGELO
(Mt 7, 12)
VANGELO
Le beatitudini, nuova legge proclamata da Cristo.
Lc 6, 20-31
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Discorso 347 – Del timore di Dio.

É scritto infatti: Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5, 3): sono questi gli umili che qui nella valle offrono a Dio tremando il loro cuore affranto e umiliato. Di lì salgono alla pietà non opponendo resistenza alla volontà di Dio, sia quando essa si esprime nelle sue parole, ed essi non ne capiscono il senso, sia nel suo manifestarsi nell’ordine e nel governo del creato, dove la maggior parte degli avvenimenti non si compie in modo conforme ai desideri particolari degli uomini, e quindi si deve dire: Non come voglio io, ma come vuoi tu, Padre (Mt 26, 39). Infatti è detto: Beati i mansueti perché erediteranno la terra (Mt 5, 4): s’intenda non la terra dei mortali, ma quella di cui è scritto: Tu sei la mia speranza, la mia sorte nella terra dei viventi (Sal 141, 6). Per questa loro pietà essi meriteranno di salire alla scienza: non solo conosceranno il male dei propri peccati passati, per cui piansero nel primo grado della penitenza, ma capiranno anche quale male sia inerente alla nostra condizione mortale di lontananza dal Signore, anche quando arride la felicità terrena.

É scritto infatti: Chi accresce il sapere, aumenta il dolore (Qo 1, 18), e anche: Beati gli afflitti perché saranno consolati (Cf. Mt 5, 5). Dal pianto essi si elevano alla fortezza perché il mondo sia per essi crocifisso, ed essi per il mondo, perché non si spenga la carità in questo mondo perverso e iniquo, ma si continui a patire la fame e la sete di giustizia finché saranno saziate nella immortale società dei santi e degli angeli: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati (Mt 5, 5. 6).

Ma la nostra vita è esposta al turbamento delle tentazioni e degli scandali per cui fu detto: Guai al mondo per gli scandali! (Mt 18, 7), ma quando qualcosa di colpevole si insinua a poco a poco in noi quasi furtivamente, sorprendendo la nostra debolezza di uomini, non deve mancare il consiglio. In questa vita mortale non si può raggiungere un grado di fortezza così alto che, nella continua lotta che si deve combattere con l’astuto avversario, non si possa talvolta essere feriti. Questo vale soprattutto nelle tentazioni della lingua, per cui: Chi dice al fratello stupido… sarà sottoposto al fuoco della Geenna (Mt 5, 22). Dunque avere il consiglio comporta che si faccia quello che dice il Signore: Perdonate e vi sarà perdonato (Lc 6, 37). Come infatti il quinto dei gradini dell’ascesa che Isaia insegna, è il consiglio, così la quinta delle beatitudini proclamate dal Vangelo dice: Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia (Mt 5, 7).

Segue in Isaia come sesto grado l’intelletto: una volta che il cuore è purificato da tutte le false vanità inerenti alla carne, esso può volgersi con tutta purezza al suo fine. Perciò al sesto posto sta anche l’altra parola del Signore: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5, 8). Una volta poi che si sia giunti al fine, il cammino è concluso: si trova quiete e si esulta nella pienezza della pace. Tale fine è costituito da Cristo Dio, poiché è scritto: Fine della legge è Cristo perché sia data la giustizia a chiunque crede (Rm 10, 4). Sapienza di Dio è Cristo, Cristo è Figlio di Dio: in lui si diventa sapienti, in lui si diventa figli di Dio, e questa è la pace vera ed eterna.

Quindi come la sapienza occupa il settimo grado nell’ordine ascendente, che Isaia percorre in senso discendente per farsi nostro maestro, così il Signore, che è colui che ci fa salire, pone come settima beatitudine: Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5, 9). Poiché abbiamo ricevuto queste promesse e siamo diretti a Dio per tale cammino in salita, dobbiamo sopportare tutte le asprezze e le fatiche di questo mondo: non lasciamoci piegare dalla sua crudeltà, vinta la quale godremo la pace eterna. A questo ci esorta l’ottava beatitudine, mostrandoci ormai il fine che raggiungeremo: Beati i perseguitati per causa della giustizia perché per essi è il regno dei cieli (Mt 5, 10).

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