Tu sei, o Dio, la mia protezione,
il mio rifugio, la salvezza della mia vita.
Tu sei la mia forza e la mia difesa;
nel tuo nome mi guidi e mi sostieni.
Sal 30 (31), 3-4
LETTURA
Mosè sul Sinai contempla la gloria di Dio.
Es 33, 18 – 34, 10 Lettura del libro dell’Esodo.
In quei giorni. Mosè disse al Signore: «Mostrami la tua gloria!». Rispose: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te. A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia». Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere».
Il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato. Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. Nessuno salga con te e non si veda nessuno su tutto il monte; neppure greggi o armenti vengano a pascolare davanti a questo monte». Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessuna terra e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te.
SALMO RESPONSORIALE
Sal 76 (77), 2-3. 5. 9-10. 12-13 R/.Mostrami, Signore, la tua gloria.
La mia voce verso Dio: io grido aiuto!
La mia voce verso Dio, perché mi ascolti.
Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,
nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;
l’anima mia rifiuta di calmarsi. R/.
Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e incapace di parlare.
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?
Può Dio aver dimenticato la pietà,
aver chiuso nell’ira la sua misericordia? R/.
Ricordo i prodigi del Signore,
sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo.
Vado considerando le tue opere,
medito tutte le tue prodezze. R/.
EPISTOLA
I ministri sono i collaboratori di Dio e i fedeli il suo campo.
1 Cor 3, 5-11 Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
CANTO AL VANGELO
(Mt 7, 12) Alleluia, alleluia.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi,
anche voi fatelo a loro, dice il Signore:
questa infatti è la Legge e i Profeti.
Alleluia.
VANGELO
Le beatitudini, nuova legge proclamata da Cristo.
Lc 6, 20-31 Lettura del Vangelo secondo Luca.
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, con la certezza di essere esauditi, presentiamo al Dio «ricco di amore e di fedeltà» le nostre umili suppliche:
Dio fedele, ascoltaci!
– Per il Papa, i vescovi e i sacerdoti, perché, senza alcun timore ed esitazione, siano instancabili annunciatori dell’amore di Dio: preghiamo. R.
– Per il mondo intero, perché, riconoscendo la bontà e l’attenzione del Signore per le sue creature, orienti il cuore a Dio, Padre di misericordia: preghiamo. R.
– Per noi, perché a imitazione di Cristo, sappiamo tradurre nei gesti della vita quotidiana lo spirito evangelico: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
Discorso 347 – Del timore di Dio.
É scritto infatti: Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5, 3): sono questi gli umili che qui nella valle offrono a Dio tremando il loro cuore affranto e umiliato. Di lì salgono alla pietà non opponendo resistenza alla volontà di Dio, sia quando essa si esprime nelle sue parole, ed essi non ne capiscono il senso, sia nel suo manifestarsi nell’ordine e nel governo del creato, dove la maggior parte degli avvenimenti non si compie in modo conforme ai desideri particolari degli uomini, e quindi si deve dire: Non come voglio io, ma come vuoi tu, Padre (Mt 26, 39). Infatti è detto: Beati i mansueti perché erediteranno la terra (Mt 5, 4): s’intenda non la terra dei mortali, ma quella di cui è scritto: Tu sei la mia speranza, la mia sorte nella terra dei viventi (Sal 141, 6). Per questa loro pietà essi meriteranno di salire alla scienza: non solo conosceranno il male dei propri peccati passati, per cui piansero nel primo grado della penitenza, ma capiranno anche quale male sia inerente alla nostra condizione mortale di lontananza dal Signore, anche quando arride la felicità terrena.
É scritto infatti: Chi accresce il sapere, aumenta il dolore (Qo 1, 18), e anche: Beati gli afflitti perché saranno consolati (Cf. Mt 5, 5). Dal pianto essi si elevano alla fortezza perché il mondo sia per essi crocifisso, ed essi per il mondo, perché non si spenga la carità in questo mondo perverso e iniquo, ma si continui a patire la fame e la sete di giustizia finché saranno saziate nella immortale società dei santi e degli angeli: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati (Mt 5, 5. 6).
Ma la nostra vita è esposta al turbamento delle tentazioni e degli scandali per cui fu detto: Guai al mondo per gli scandali! (Mt 18, 7), ma quando qualcosa di colpevole si insinua a poco a poco in noi quasi furtivamente, sorprendendo la nostra debolezza di uomini, non deve mancare il consiglio. In questa vita mortale non si può raggiungere un grado di fortezza così alto che, nella continua lotta che si deve combattere con l’astuto avversario, non si possa talvolta essere feriti. Questo vale soprattutto nelle tentazioni della lingua, per cui: Chi dice al fratello stupido… sarà sottoposto al fuoco della Geenna (Mt 5, 22). Dunque avere il consiglio comporta che si faccia quello che dice il Signore: Perdonate e vi sarà perdonato (Lc 6, 37). Come infatti il quinto dei gradini dell’ascesa che Isaia insegna, è il consiglio, così la quinta delle beatitudini proclamate dal Vangelo dice: Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia (Mt 5, 7).
Segue in Isaia come sesto grado l’intelletto: una volta che il cuore è purificato da tutte le false vanità inerenti alla carne, esso può volgersi con tutta purezza al suo fine. Perciò al sesto posto sta anche l’altra parola del Signore: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5, 8). Una volta poi che si sia giunti al fine, il cammino è concluso: si trova quiete e si esulta nella pienezza della pace. Tale fine è costituito da Cristo Dio, poiché è scritto: Fine della legge è Cristo perché sia data la giustizia a chiunque crede (Rm 10, 4). Sapienza di Dio è Cristo, Cristo è Figlio di Dio: in lui si diventa sapienti, in lui si diventa figli di Dio, e questa è la pace vera ed eterna.
Quindi come la sapienza occupa il settimo grado nell’ordine ascendente, che Isaia percorre in senso discendente per farsi nostro maestro, così il Signore, che è colui che ci fa salire, pone come settima beatitudine: Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5, 9). Poiché abbiamo ricevuto queste promesse e siamo diretti a Dio per tale cammino in salita, dobbiamo sopportare tutte le asprezze e le fatiche di questo mondo: non lasciamoci piegare dalla sua crudeltà, vinta la quale godremo la pace eterna. A questo ci esorta l’ottava beatitudine, mostrandoci ormai il fine che raggiungeremo: Beati i perseguitati per causa della giustizia perché per essi è il regno dei cieli (Mt 5, 10).
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