VI DOMENICA DOPO L’EPIFANIA – C


Dalla mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha ascoltato.
Ho gridato dal fondo dell’abisso
e tu, o Dio, hai udito la mia voce.
So che tu sei un Dio clemente,
paziente e misericordioso,
e perdoni i nostri peccati.
Gn 2, 3; 4, 2


LETTURA
Lo straniero non dica: il Signore mi escluderà dal suo popolo.
Is 56, 1-8


SALMO RESPONSORIALE
R/. Popoli tutti, lodate il Signore!
Sal 66 (67), 2-3. 5-6. 7b. 8b

EPISTOLA
Chi mi libererà da questo corpo di morte?
Rm 7, 14-25a

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Lc 17, 15-16)

VANGELO
La potenza taumaturgica di Cristo e la sua filantropia: i dieci lebbrosi.
Lc 17, 11-19

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

DON CLAUDIO DOGLIO
Omelie 2019

Dieci guariti, ma uno solo salvato

Dieci lebbrosi furono guariti da Gesù, ma uno solo è stato salvato. La salvezza per quel lebbroso è venuta dalla sua riconoscenza: la fede è strettamente congiunta alla gratitudine. Non c’è autentica fede se non c’è riconoscimento dei benefici di Dio e gratitudine per la sua bontà.

Quell’unico che torna indietro a ringraziare – l’unico che viene salvato veramente – è uno straniero, un samaritano.

Gli altri nove, probabilmente, erano giudei: avranno pensato che per loro la guarigione fosse dovuta.

Mentre stanno andando dai sacerdoti si vedono guariti, e dimenticano chi ha detto loro una parola di salvezza; si accontentano del beneficio, se lo godono e ignorano il benefattore; non pensano nemmeno che sia Gesù ad aver concesso loro quel dono; oppure non lo considerano un dono, ma una cosa dovuta: se la prendono e se ne vanno contenti di aver ottenuto quel che volevano.

C’è un modo di dire, non molto fine ma che rende bene questa idea: passata la festa, gabbato lo santo. Si ricorre a Dio quando si ha bisogno, quando si sta bene lo si dimentica. Finché c’è da fare festa, va tutto bene; il giorno dopo ci si dimentica di tutto. Dio viene usato spesso quando c’è bisogno: in una situazione di dolore lo si cerca e gli si chiede il perché di questa situazione negativa.

Però quando le cose vanno bene, perché non si cerca Dio? Perché non si riconosce la potenza di Dio nel bene? Nella malattia uno si domanda il perché mi sia capitata questa malattia o il perché mi sia avvenuta questa disgrazia, ma nella salute vi siete mai domandati il perché godiate di buona salute? Che cosa ho fatto al Signore per diventare così anziano e sano? L’avete mai chiesto? Sembra una cosa dovuta, scontata … in realtà tutto nella nostra vita dipende da Dio, per questo la nostra fede è riconoscimento.

È anzitutto riconoscenza, capacità di capire che il Signore opera nella nostra vita e riconoscere la sua presenza, quindi essere riconoscenti e dire grazie. Sembra una parola così semplice, eppure non è così facile dire grazie, riconoscere la grazia, la gratuità, il dono. Infatti non abbiamo dei diritti alla salute, al benessere!

Riconoscere le tante realtà buone che abbiamo e dire grazie è un atteggiamento corretto, è la strada della fede, è la via che ci porta alla salvezza. L’Eucaristia è il ringraziamento: la Messa domenicale non è una tassa da pagare al Signore, ma l’autentico gesto di affetto di chi riconosce il Signore ed è riconoscente per i suoi benefici.

Molte persone cristiane non ringraziano il Signore: non partecipare alla Messa vuole dire non aver voglia di dire grazie; significa non riconoscere i benefici del Signore, salvo poi lamentarsi quando succede qualcosa che scombussola la nostra vita, i nostri progetti, i nostri piani.

Il Signore non è un oggetto da usare quando ci serve! È la persona da amare sopra ogni altra! La gratitudine verso il Signore apre il cuore verso tutti: è la strada della fede e della salvezza; ci apre gli occhi nei confronti delle persone che ci fanno del bene.

Essere grati al Signore ci insegna la gratitudine verso le altre persone, perché dipendiamo da molti e grazie all’attività di tante persone noi possiamo vivere bene. Se coltiviamo in noi questo atteggiamento di gratitudine, viviamo meglio, ci rapportiamo meglio con gli altri, diventiamo testimoni di quella fede che ci caratterizza.

Diciamo grazie al Signore per poter dire grazie ad ogni persona che fa qualcosa per noi; apriamo gli occhi alle tante meraviglie che segnano la nostra vita. Troviamo dei motivi validi – elenchiamoli – per dire grazie al Signore, per tornare indietro e riconoscere che è Lui la fonte del nostro bene. Quando siamo un po’ tristi e depressi ripensiamo alle cose belle, facciamo un elenco delle cose belle che riempiono la nostra vita, non diamole per scontate: non sono dovute, sono donate, e al dono gratuito di dice grazie.

Questo atteggiamento di gratitudine salva la nostra vita. Non diamo nulla per scontato, non è che essendo religiosi ci è dovuto tutto. Riconosciamo la grazia di Dio: torniamo indietro e con riconoscenza ringraziamo il Signore. Questo ci salva.

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