VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – A

Venite, adoriamo:
prostriamoci a colui che ci ha creato
perché è nostro Signore e nostro Dio.
Sal 94 (95), 6-7a

LETTURA
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.
Gb 1, 13-21
SALMO RESPONSORIALE
Sal 16 (17), 1-4b. 6-7
EPISTOLA
Sii come un lavoratore che non deve vergognarsi.
2 Tm 2, 6-15
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Lc 17, 10)
VANGELO
Dite: «Siamo servi inutili»
Lc 17, 7-10
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal trattato Questioni sui Vangeli 2,2-4

  1. Parecchi non comprendono come ci possa essere una fede nella verità già in sommo grado a noi presente; quindi ritengono che nostro Signore non diede una risposta ai discepoli in ciò che essi avevano chiesto. Chiedendo i discepoli: Signore, accresci la nostra fede, egli disse loro: Se aveste una fede come un granellino di senape direste a questo gelso: Sràdicati e bùttati in mare, ed esso vi obbedirebbe. E poi continuò: Chi di voi, supposto che abbia un servo ad arare o a pascolare il gregge, quand’egli ritorna dal campo gli dice subito: Vieni e mettiti a tavola? Non gli dice forse: Preparami la cena; rimbòccati le maniche e servimi finché non abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Avrà forse riguardo per quel servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Credo proprio di no. Così sarà di voi. Quando avrete eseguito tutto quello che vi è stato comandato, dite: Siamo servi inutili; abbiamo fatto ciò che era nostro obbligo fare. Con difficoltà si riesce a vedere cos’abbia a spartire tutto questo con la domanda: Signore, accresci la nostra fede, se non s’intende bene cosa significhi quel: di fede in fede (Rm 1, 17). E il significato dell’espressione è che dovevano lasciarsi trasferire dalla fede attuale, con cui si serve Dio, a quell’altra fede dove si gode di Dio. Cresce infatti la fede se in un primo momento si crede alle parole della predicazione e poi alla realtà delle cose che appaiono in se stesse. Questa contemplazione comporta una somma quiete e sarà donata nel Regno di Dio giunto alla fase eterna; tuttavia la somma quiete di lassù sarà il premio delle fatiche compiute per dovere nel servizio della Chiesa. È detto pertanto che quel servo ara e pasce il gregge nel campo, cioè compie opere riguardanti la presente vita terrena e serve a degli uomini sebbene stolti come bruti. Tuttavia dopo quelle fatiche tornerà certo a casa, cioè si riunirà alla Chiesa ma per lavorare anche lì servendo il suo Padrone finché non abbia mangiato e bevuto. Egli infatti perché aveva fame cercò dei frutti in quell’albero (Cf. Mt 21, 18-19) e perché aveva sete chiese dell’acqua alla donna di Samaria (Cf. Gv 4, 7). Mangi dunque e beva la risposta di fede a lui data dalle genti pagane e a lui presentata dai suoi servi, intendendo per “suoi servi” coloro che si occupano nel predicare il Vangelo.
  2. Rientra in questa tematica anche la risposta data antecedentemente con la parabola del granellino di senapa, secondo la quale i cristiani debbono avere come prima cosa la fede necessaria per la vita presente. Finché è un tesoro nascosto in vasi di creta (Cf. 2 Cor 4, 7), sembra cosa piccolissima, ma è dotata di una fortissima vitalità e germoglia (Cf. Mt 13, 31-32) per impulso del nostro Signore Gesù Cristo. Egli vuol essere alimentato attraverso il ministero dei suoi servi, e cioè attraverso loro far passare i credenti nel suo corpo, dopo averli in certo senso uccisi e mangiati. Dopo di che anche quaggiù li pasce lui stesso con la parola della fede e il sacramento della sua passione. Egli infatti non è venuto per essere servito ma per servire (Cf. Mt 20, 28). Dicano dunque tali servi a quel gelso in base alla parabola del granellino di senapa: si rivolgano cioè allo stesso Vangelo della croce del Signore che con i frutti di sangue pendenti dal legno (si pensi qui alle ferite) avrebbe fornito il cibo ai popoli del mondo, e gli dicano di sradicarsi dal giudaismo incredulo e di traslocarsi e trapiantarsi nel mare dei gentili. È infatti con tale servizio, effettuato in casa, che essi saranno veri ministri del Signore, affamato e assetato (Cf. Mt 25, 35. 40).
  3. Giunti alla fine chiedano pure di godere eternamente del cibo incorruttibile della divina sapienza, e dicano: Siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che era nostro dovere. Non ci resta da fare altro. Abbiamo terminato la corsa, abbiamo sostenuto sino alla fine la lotta; ci attende la corona della giustizia (Cf. 2 Tm 4, 7-8). Tutto infatti può dirsi di quell’ineffabile godimento della verità, e con tanto maggior ragione si può dire ogni cosa quanto minore è la capacità con cui si è degni parlarne, anche per un poco. Essa infatti è luce per chi viene illuminato, riposo per chi ha lottato, patria per chi ritorna, cibo per chi dev’essere saziato, corona per chi ha riportato vittoria. E concludendo, tutti quei beni temporali e passeggeri che l’infedele nel suo errore desidera trovare, certo parzialmente, nella creatura, tutti quanti e tutti insieme e più veri e stabili in eterno troverà l’autentica religiosità dei figli nel Creatore di tutte le cose.

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