Conferenza tenuta all’Università Regina Apostolorum, a Roma, il 5 dicembre 2000, durante un Simposio sui Martiri dell’Africa e dell’Asia.
Dio è amore. Dio è Comunione. La salvezza è partecipazione all’intimità della vita di comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Cristo è il testimone fedele (ho mártus ho pistós), il martire per eccellenza, il sacramento primordiale della salvezza, perché egli è la manifestazione visibile del disegno salvifico del Padre su tutta l’umanità. A sua volta, la Chiesa è sacramento di Cristo, perché anch’essa è la manifestazione visibile della stessa realtà di salvezza attraverso il segno della comunione tra gli uomini nella stessa fede, nella stessa speranza e nello stesso amore.
La morte di Cristo non è stata un atto isolato. È stato il momento culminante di tutta la sua vita. Così è anche per la vita e la morte dei suoi discepoli, chiamati a dare testimonianza attraverso tutta la loro vita. E vengono chiamati “martiri” coloro che hanno accettato di subire una morte violenta piuttosto che mancare di fedeltà alla testimonianza che avevano reso durante tutta la vita. È quindi innanzi tutto attraverso la propria vita – vissuta fino in fondo – che un cristiano è martire.
In Africa, ai tempi di Tertulliano e di Cipriano, la Chiesa ha avuto una grande corona di martiri. E di nuovo, negli ultimi decenni, nell’Africa del Nord numerosi testimoni di Cristo hanno subito una morte violenta come logica continuazione e conseguenza della loro vita di comunione in nome del Vangelo. Molti di loro non hanno lasciato tracce sulla stampa e restano noti a Dio solo. Per altri, la morte è stata un evento pubblico ed ha richiamato l’attenzione. Tra tutti coloro che in Algeria hanno reso testimonianza fino alla morte, nel corso degli ultimi sette anni, i sette monaci trappisti di Tibhirine sono probabilmente quelli che hanno maggiormente richiamato l’attenzione e che hanno ricevuto la più grande manifestazione di affetto e di interessamento. Ma prima di loro, nella diocesi di Algeri, erano morti nell’esercizio del loro ministero di comunione altri undici ministri del Vangelo. Dopo di loro, ci fu un altro grande testimone della fede, il vescovo di Orano, Pierre Claverie.
La mia comunicazione di oggi verte essenzialmente sulla testimonianza dei sette monaci di Tibhirine, miei confratelli nell’Ordine cistercense, che ho avuto la grazia di conoscere personalmente. Vorrei tuttavia dire qualche parola anche sugli altri martiri della chiesa di Algeria dello stesso periodo, e descrivere il contesto in cui tutti questi testimoni sono stati indotti a versare il loro sangue.
1. Martiri in terra d’Algeria negli anni novanta.
- L’8 maggio 1994, Suor Paule-Hélène Saint-Raymond e Fratel Henri Vergès venivano assassinati nella biblioteca che avevano organizzato per i giovani di un quartiere popolare di Algeri.
- Il 23 ottobre dello stesso anno, Suor Esther Paniagua e Suor Caridad María Alvarez vennero uccise davanti alla cappella di Bab-el-Oued.
- Il 27 dicembre – sempre dello stesso anno — quattro Padri Bianchi furono assassinati nella loro casa, a Tizi-Ouzou : erano Padre Alain Dieulangard, Charles Deckers, Jean Chevillard e Christian Chessel.
- Il 3 settembre 1995, Suor Denise Leclercq e Soeur Jeanne Littlejohn furono colpite a morte a Belcourt da due pallottole alla testa.
- Infine, il 10 novembre 1995, Suor Odette Prévost venne uccisa e Suor Chantal Galicher restò ferita sulla soglia del loro domicilio, nel quartiere di Kouba. …
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