Porgi l’orecchio, Signore, e ascolta:
salvaci tu, Dio nostro,
perché tutti conoscano che tu sei il solo Dio.
Cfr. Is 37, 17a. 20
LETTURA
La trattativa di Abramo a favore di Sòdoma.
Gn 18, 1-2a. 16-33 Lettura del libro della Genesi.
In quei giorni. Il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui.
Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. Il Signore diceva: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso». Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore. Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: 2orse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».
Come ebbe finito di parlare con Abramo, il Signore se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.
SALMO RESPONSORIALE
R/. Signore, ascolta la voce della mia supplica.
Sal 27 (28), 2. 6-9 Ascolta la voce della mia supplica,
quanto a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio. R/.
Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.
Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie. R/.
Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. R/.
EPISTOLA
Eredi si diventa in virtù della fede. Abramo è padre di tutti noi.
Rm 4, 16-25 Lettera di san Paolo apostolo ai Romani.
Fratelli, eredi si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.
Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.
E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Lc 13, 29) Alleluia.
Verranno da oriente e da occidente,
e siederanno a mensa con Abramo nel regno di Dio.
Alleluia.
VANGELO
Vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno di Dio.
Lc 13, 23-29 Lettura del Vangelo secondo Luca.
In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, sull’esempio di Abramo non esitiamo di fronte alla promessa del Signore e, con fede salda, imploriamo da lui le grazie necessarie alla nostra debolezza.
Rispondiamo insieme: Ascoltaci Signore.
– Per il Santo Padre, perché sia sempre segno visibile di unità e, sostenuto dalla nostra carità sincera, possa provvedere alle necessità dei fratelli più deboli e bisognosi: preghiamo. R.
– Per tutti i popoli, perché, superata ogni divisione ed egoismo, possano camminare lungo la via della pace e della giustizia: preghiamo. R.
– Per noi, perché, accogliendo la Parola del Signore, sappiamo intraprendere un serio cammino di conversione e conseguire la promessa del Regno: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
Dal Discorso 142, 5
Il tumore della superbia va risanato con il farmaco dell’umiltà. Cristo è la via e la porta.
Ma la superbia si gonfia e proprio a causa della baldanza non poteva far ritorno attraverso uno spazio stretto. Grida colui che si è fatto via: Entrate per la porta stretta (Mt 7, 3). Si sforza di entrare, lo impedisce la superbia; la strettezza infatti infastidisce chi è orgoglioso, ma in costui aumenterà la baldanza. Ma uno che va gonfiandosi di più quando entrerà? Perciò si sgonfi se ha desiderio di entrare. Ma come può far scomparire l’orgoglio? Prenda il farmaco dell’umiltà. Beva, antidoto alla superbia, la pozione amara, ma salutare: beva la medicina dell’umiltà. Come può farsi piccolo? Non lo permette la mole, non per grandezza, ma per baldanza; la grandezza ha infatti consistenza, la superbia ha vanagloria. Non si ritenga grande chi è superbo; smetta di gonfiarsi per essere grande, per essere verace e autentico. Non ambisca di tali cose, non si glori di un tale sfoggio di cose passeggere e corruttibili. Ascolti quegli stesso che ha detto: Entrate per la porta stretta; colui che disse: Io sono la via (Gv 14, 6). Quasi infatti che il superbo sia a chiedere: Per dove entrerò? Io sono la via, dice. Entra per me: volendo entrare per la porta, non puoi camminare che per me. Poiché, come ho detto: Io sono la via, così: Io sono la porta (Gv 10, 7). E che vai cercando per dove far ritorno, dove tornare, per dove entrare? Perché tu non vada a smarrirti in qualche luogo, egli si è fatto tutto questo per te. Perciò ti dice in breve: sii umile, sii mite. Mettiamoci in ascolto di colui che lo dice con estrema chiarezza, in modo da poter distinguere per dove si trovi la via, quale sia la via, dove porti la via. Dove vuoi andare? Probabilmente, per ambizione, vuoi possedere tutto. Tutto mi è stato dato dal Padre mio (Mt 11, 27), dice. Forse stai per dire: A Cristo è stato dato, forse che a me? Ascolta quanto dice l’Apostolo, ascolta, come ho detto già da tempo, perché non ti lasci avvilire per disperazione, come sei stato amato tu, indegno di essere amato. Ascolta come sei stato amato, brutto, deforme, prima ancora che in te ci fosse alcunché di meritevole di amore. Sei stato amato prima che diventassi degno di essere amato. Cristo infatti – come afferma l’Apostolo – morì per gli empi (Rm 5, 6). L’empio, per caso, meritava di essere amato? Domando che cosa meritava l’empio. La condanna, rispondi tu. Cristo, tuttavia, morì per gli empi. Ecco che è stato fatto per te, empio: ora al credente che cosa è riservato? Che è stato compiuto per l’empio? Cristo è morto per gli empi. Ma tu desideravi possedere tutto. Non volerlo per avidità: chiedilo in forza del sentimento religioso; se avrai chiesto in tal modo, giungerai a possedere. Avrai infatti colui per il quale sono state create tutte le cose e, con lui stesso, tutto sarà in tuo possesso.
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