V DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Ogni epoca tramanda, o Dio, le tue opere
e proclama le tue gesta mirabili.
Dolce nella memoria
resta il ricordo della tua bontà
e l’esultanza per la tua giustizia.
Sal 144 (145), 4. 7

LETTURA
Ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni.
Gen 17, 1b-16

SALMO
Sal 104 (105), 5-9. 11-12. 14

 

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi. R/.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. R/.
«Ti darò il paese di Canaan
come parte della vostra eredità».
Quando erano in piccolo numero,
pochi e stranieri in quel luogo,
non permise che alcuno li opprimesse
e castigò i re per causa loro. R/.

EPISTOLA
Abramo, padre dei circoncisi e di tutti i non circoncisi che credono.
Rm 4, 3-12

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gal 3, 9)

VANGELO
Credete nella luce, per diventare figli della luce.
Gv 12, 35-50

 

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro.
Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:
Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?
Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:
Ha reso ciechi i loro occhi
e duro il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano, e io li guarisca!
Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.
Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

PREGHIERA DEI FEDELI
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R/. Ascoltaci Signore.

 

- Per la Chiesa, perché, rivelando al mondo la tenerezza di Dio, sappia accogliere e sostenere quanti cercano rifugio e conforto: preghiamo. R/.
- Per l’umanità intera, perché sappia camminare, con impegno rinnovato, lungo la strada della giustizia e della pace: preghiamo. R/.
- Per noi, perché, sull’esempio di Abramo, nostro padre nella fede, sappiamo testimoniare con la vita la parola di verità che è seminata nel nostro cuore: preghiamo. R/.

COMMENTO AL VANGELO

AGOSTINO
Commento al Vangelo di S. Giovanni, Om. 54, 7-8

Il Verbo rivela la volontà del Padre.

  1. Perché io – dice – non ho parlato da me (Gv 12, 49). Dice che non ha parlato da se stesso, appunto perché egli non è da se stesso. Una cosa, questa, che vi abbiamo detto più volte, e consideriamo a voi troppo nota per doverla insegnare; ma vogliamo solo ricordarvela. Ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso, mi ha prescritto ciò che dovevo dire e annunciare (Gv 12, 49). Non ci preoccuperemmo se sapessimo di parlare alle stesse persone che ci hanno ascoltato precedentemente, e ricordano ciò che hanno ascoltato; ci saranno però alcuni che non ci hanno ascoltato, e nelle stesse condizioni si trovano quelli che hanno dimenticato; per amore di questi, quanti ricordano abbiano pazienza se ci soffermiamo alquanto. In che modo il Padre esprime la sua volontà al suo unico Figlio? Di quale parola si serve per parlare al Verbo se lo stesso Figlio è il Verbo unico de] Padre? Forse gli parla per mezzo di un angelo? Ma è per mezzo del Verbo che sono stati creati gli angeli. Forse per mezzo di una nube? Ma quando si rivolse così al Figlio, non fu per lui che si fece sentire quella voce – come egli stesso ebbe a dire – ma perché fosse udita dagli altri. Forse per mezzo di un suono articolato dalle labbra? Ma Dio non ha corpo e tra il Padre e il Figlio non vi è spazio occupato da aria che vibri e faccia giungere la voce all’orecchio. Non sia mai che immaginiamo simili cose di questa sostanza incorporea ed ineffabile. Il Figlio unico è il Verbo del Padre e la Sapienza del Padre, nella quale sono contenuti tutti gli ordini del Padre. Non ci fu mai un tempo in cui il Figlio ignorasse gli ordini del Padre, da dover avere in un determinato momento ciò che prima non aveva. Quanto ha lo ha ricevuto dal Padre con la nascita, in quanto il Padre glielo ha comunicato generandolo. Egli è la vita, e ha ricevuto la vita nascendo, non esistendo prima senza vita. Anche il Padre ha la vita, ed è ciò che ha: e tuttavia egli non l’ha ricevuta, in quanto non ha origine da nessuno. Il Figlio invece ha ricevuto la vita, avendogliela comunicata il Padre dal quale ha origine. Ed egli stesso è ciò che ha: ha la vita ed è la vita. Ascolta ciò che dice: Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al Figlio d’aver la vita in se stesso (Gv 5, 26). Forse ha dato la vita ad uno che già esisteva e non l’aveva? No, ma colui che ha generato la vita gliel’ha comunicata nell’atto di generarlo, sicché la vita ha generato la vita. E siccome ha generato una vita identica, non diversa, perciò il Figlio dice: Come il Padre ha in se stesso la vita, così ha dato al Figlio d’aver la vita in se stesso. Gli ha dato la vita, perché, generando la vita, che cosa gli ha dato se non di essere la vita stessa? E poiché la sua nascita è eterna, sempre è esistito il Figlio che è la vita e non è mai stato senza vita; e siccome la sua nascita è eterna, colui che è nato è la vita eterna. Allo stesso modo il Padre non ha dato un comandamento che il Figlio non avesse; ma, come ho detto, nella sapienza del Padre, cioè nel Verbo del Padre, sono contenuti tutti i comandamenti del Padre. Il Signore dice che questo comandamento gli è stato dato, perché colui al quale fu dato non è da sé: dare al Figlio una cosa senza della quale egli non è mai esistito, è lo stesso che generare il Figlio che sempre è esistito.
  1. E continua: E io so che il suo comandamento è vita eterna (Gv 12, 50). Se dunque il Figlio stesso è la vita eterna e il comandamento del Padre è vita eterna, che altro ha voluto dire se non che egli stesso, il Figlio, è il comandamento del Padre? Sicché quando aggiunge: Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me (Gv 12, 50), non dobbiamo prendere l’espressione le ha dette a me nel senso che il Padre abbia detto delle parole all’unico suo Verbo, come se il Verbo di Dio avesse bisogno di parole di Dio. Il Padre dunque ha parlato al Figlio, così come ha dato la vita al Figlio; non gli ha detto qualcosa che non sapesse o che non avesse, ma gli ha detto e gli ha dato ciò che il Figlio stesso è. Che significa perciò la frase: io dico ciò che il Padre mi ha detto, se non questo: io dico ciò che è vero? Allo stesso modo che il Padre glielo ha detto in quanto è verace, così il Figlio a sua volta lo dice in quanto è verità. Colui che è verace ha generato la verità. E che aveva da dire ancora alla verità? Non era infatti una verità imperfetta da aver bisogno di altra verità. Il Padre, dunque, ha parlato alla verità nel senso che ha generato la verità. A sua volta la verità parla così come le è stato detto, e solo a chi è in grado di intendere rivela la sua origine. Perché gli uomini credessero ciò che ancora non riuscivano a comprendere sono risuonate le parole su una bocca di carne, disperdendosi: attraverso l’aria hanno fatto sentire il loro suono scandito nel tempo. Ma al contrario le cose di cui i suoni erano segno, sono passate nella memoria di quanti hanno udito, e, mediante la scrittura che è un segno visibile, sono pervenute fino a noi. Non è in questo modo che parla la verità: essa parla interiormente alla mente che intende, istruendola senza bisogno di suoni, inondandola di luce spirituale. Chi riesce a vedere in questa luce l’eterna sua nascita, può intendere quella parola che il Padre ha rivolto al Figlio, per dirgli ciò che voleva rivelare a noi. Egli ha acceso in noi un ardente desiderio della sua intima dolcezza: ma è crescendo che diventiamo capaci d’intendere, ed è camminando che cresciamo, ed è progredendo che camminiamo in modo da raggiungere la meta.

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