V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

LETTURA
Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore.
Dt 6, 1-9

SALMO
Sal 118 (119), 1-8

 

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore. R./
Non commette certo ingiustizie
e cammina nelle sue vie.
Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti. R./
Non dovrò allora vergognarmi,
se avrò considerato tutti i tuoi comandi.
Ti loderò con cuore sincero,
quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi.
Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai. R./

EPISTOLA
Tutti i comandamenti si ricapitolano in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Rm 13, 8-14a

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 13, 34)

VANGELO
Il buon Samaritano.
Lc 10, 25-37

COMMENTO AL VANGELO

SEVERO DI ANTIOCHIA
Omelia 89

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico. Cristo non dice: “Qualcuno scendeva”, ma “un uomo scendeva”, poiché questo versetto riguarda tutta l’umanità. Per il peccato di Adamo, l’umanità ha perduto il diritto di stare nel paradiso, luogo posto in alto, tranquillo, libero dalle sofferenze e meraviglioso che giustamente viene chiamato qui Gerusalemme, che vuol dire “pace divina”. Ed essa scende a Gerico, paese squallido e infossato che rappresenta la vita febbrile del mondo, vita lontana da Dio e che trascina in basso. Quando dunque l’umanità è scesa dalla retta via, quando si è lasciata trascinare dall’alto verso il basso, una torma di demoni come una banda di malfattori l’ha assalita sulla china. L’hanno depredata delle vesti della perfezione, non lasciando in essa la minima traccia né della forza dello spirito, né di purezza, né di giustizia e prudenza, né nulla che mostri l’immagine divina. Aggredendola molte volte, le hanno provocato un gran numero di ferite per abbandonarla poi in terra tramortita. La legge data da Mosè è passata oltre. Ha visto l’umanità veramente a terra e agonizzante, ma le è mancata la forza, è stata impotente: non ha condotto l’umanità alla completa guarigione, non l’ha sollevata da terra. E poiché le è mancata la forza, ha dovuto necessariamente allontanarsi per l’inefficacia dei suoi interventi: poiché – come insegna Paolo – i suoi doni e sacrifici non possono rendere perfetto, nella coscienza l’offerente (Ebr 9, 9), poiché è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri (Ebr 10, 4). Finalmente passa un samaritano. Cristo volutamente si fa chiamare samaritano. Rivolgendosi a chi conosce bene la legge, vuole dimostrare che né il sacerdote, né il levita, né alcuno di quelli che seguono le prescrizioni della legge di Mosé, ma lui solo è venuto ad adempiere la legge e a dimostrare con i fatti chi è il prossimo e che cosa significa “amare il prossimo come se stesso; egli di cui i Giudei, volendolo oltraggiare, dicevano: Non diciamo con ragione che sei un samaritano e hai un demonio? (Gv 8, 48). Il samaritano che passa – ed è Cristo che veramente è in viaggio – vede il ferito. Non va oltre perché lo scopo del suo viaggio è quello di “visitare” noi; noi per i quali è sceso sulla terra e in mezzo ai quali ha abitato; si è manifestato agli uomini, stando veramente in mezzo a loro… Sulle sue ferite ha versato del vino… e poiché le ferite non hanno sopportato la sua forza, ecco che ha aggiunto dell’olio, così che con la sua dolce “filantropia” si è attirato il biasimo dei farisei e ha dovuto spiegare loro il significato delle parole: Voglio misericordia e non sacrifici (Os 6, 6). Quindi ha messo il ferito su una bestia da soma, egli che anche ci porta con sé, rendendoci così membra del suo corpo. Poi, ha condotto l’uomo in una locanda, chiamando così la Chiesa, luogo di dimora e di adunata per tutti: infatti egli ordina agli apostoli: Andate e ammaestrate tutte le nazioni (Mt 28,19) e insegna che il Signore ama in ogni popolo colui che lo teme e vive secondo giustizia. Al padrone della locanda – che rappresenta gli apostoli, i pastori e i dottori – consegna, andando via, entrando in cielo, due denari perché abbia cura del ferito. Questi due denari vanno intesi come i due testamenti: il Vecchio e il Nuovo, l’Antica Legge e la Nuova Legge dataci dal Vangelo e dalle istituzioni apostoliche. Come i due testamenti discendono da Dio stesso, così i due denari recano l’effigie di un re; tutti e due imprimono il marchio regale, poiché uno ed uno stesso Spirito dice codeste parole. I pastori delle sante chiese, ricevuti i due denari, li fanno fruttare nel faticoso lavoro di maestri… Ognuno di loro dirà nell’ultimo giorno, quando il Signore tornerà: Signore, mi hai consegnato due talenti, vedi ne ho guadagnati altri due (Mt 25,22); con essi ho ingrandito il tuo gregge. E il Signore risponderà: Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25, 23).

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