V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – C

Venite, adoriamo:
prostriamoci a colui che ci ha creato
perché è nostro Signore e nostro Dio.
Sal 94 (95), 6-7a

LETTURA
Il mio tempio, casa di preghiera per tutti i popoli.
Is 56, 1-7
SALMO RESPONSORIALE
R/. Signore, conservo nel cuore le tue parole.
Sal 118 (119), 9-16
EPISTOLA
Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi.
Rm 15, 2-7
CANTO AL VANGELO
(1 Gv 2, 10)
VANGELO
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Lc 6, 27-38
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

COMMENTO AL VANGELO

IRENEO DI LIONE
Adv. haer., 4, 13, 2-3

La liberazione operata dal Verbo

La Legge, perché imposta agli schiavi, educava l’anima attraverso cose esteriori e corporali, conducendola quasi a catena verso la sottomissione ai comandamenti, affinché l’uomo potesse apprendere l’obbedienza a Dio. Il Verbo, però, liberando l’anima, insegnò del pari a purificare il corpo per suo tramite, in modo volontario. Fatto questo, si rese necessario sopprimere le catene del servaggio, alle quali ormai l’uomo era avvezzo, per seguire Dio senza catene, con la contemporanea amplificazione dei precetti della libertà e l’accresciuta sottomissione al Re, affinché nessuno, volgendosi indietro, si mostri indegno del suo Liberatore: infatti, se la pietà e l’obbedienza nei riguardi del padrone di casa sono le stesse per gli schiavi e per gli uomini liberi, questi ultimi ne traggono peraltro una maggiore sicurezza, perché il servizio della libertà è più grande e più glorioso della docilità nel servaggio.

Per questo il Signore ci ha dato come parola d’ordine, al posto di “non commettere adulterio”, di “non desiderare neppure” (Mt 5,27-28); al posto di “non uccidere”, di “non adirarsi” (Mt 5,21-22); al posto di pagare semplicemente le decime, di distribuire tutti i nostri averi ai poveri (Mt 19,21), di amare non solo i nostri prossimi, ma anche i nemici (Mt 5,43-44); di essere non solo generosi e pronti a condividere (1Tm 6,18), ma di più, di dare graziosamente i nostri beni a coloro che ce li prendono: “A chi ti sottrae la tunica, tu lascia anche il mantello; a chi ti prende un bene, non reclamarlo; e ciò che volete che gli uomini facciano nei vostri confronti, voi fatelo per loro” (Mt 5,40 Lc 6,30-31): in tal modo, non ci rattristeremo come persone derubate loro malgrado, ma ci rallegreremo al contrario come persone che avranno dato di buon animo, poiché faremo un dono gratuito al prossimo più che una concessione alla necessità. “E se uno ti costringe a fare un miglio – aggiunge – “tu fanne con lui due” (Mt 5,41), per non seguirlo come uno schiavo, bensì precedendolo come un uomo libero, rendendoti in ogni cosa utile al tuo prossimo, non considerando la sua cattiveria, ma sovrabbondando in bontà alla stregua del Padre “che fa sorgere il suo sole sui giusti e sugli ingiusti e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45).

Tutto ciò, lo abbiamo detto più sopra, non era questione di uno venuto ad abolire la Legge, quanto piuttosto di uno che la compiva e l’amplificava in noi. Come dire che è più grande il servizio della libertà, ed una sottomissione e una pietà più piene si sono radicate in noi nei riguardi del nostro Liberatore. Infatti, egli non ci ha liberati perché ci distaccassimo da lui – nessuno può, se posto fuori dai beni del Signore, procurarsi il nutrimento di salvezza –, ma perché, avendo ricevuto più abbondantemente la sua grazia, noi lo amassimo maggiormente; e, avendolo amato maggiormente, ricevessimo da lui una gloria ancor più grande, quando saremo per sempre alla presenza del Padre.

Vedi

Download diretto

FileDimensione del file
pdf A_V_POST_MARTIRIO_SGB-C-2022114 KB
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online