V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – A

Signore, ascolta la mia voce!
Di te il mio cuore ha detto:
«Cerca il suo volto!».
Io cercherò il tuo volto, Signore;
non ti celare mai!
Sal 26 (27), 7-9

LETTURA
Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore.
Dt 6, 4-12
SALMO RESPONSORIALE
Sal 17 (18), 2-3. 29-30. 50-51
EPISTOLA
Tutta la Legge trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Gal 5, 1-14
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 15, 12)
VANGELO
Il grande comandamento.
Mt 22, 34-40
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

LEONE MAGNO
Tractatus, 90, 3-4

I due amori: Dio e il mondo

Vi sono due amori, dai quali derivano tutti i desideri, e questi sono così diversi per qualità, in quanto si distinguono per cause. L’anima razionale, infatti, che non può essere priva di amore, o ama Dio o ama il mondo. Nell’amore di Dio nulla è eccessivo, nell’amore del mondo, invece, tutto è dannoso. Per questo è necessario essere inseparabilmente attaccati ai beni eterni, e usare in maniera transitoria di quelli temporali, di modo che, per noi che siamo pellegrini e ci affrettiamo per tornare in patria, qualunque cosa ci tocchi delle fortune di questo mondo sia viatico per il viaggio e non attrattiva per il soggiorno. Per questo, il beato Apostolo così afferma: “Il tempo è breve. Rimane che quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero, quelli che piangono come se non piangessero, quelli che godono come se non godessero, quelli che comprano come se non possedessero, e quelli che usano di questo mondo come se non ne usassero: perché passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,29-31). Ma ciò che piace per aspetto, abbondanza, varietà, non viene facilmente evitato, a meno di non amare, nella stessa bellezza delle cose visibili, il Creatore piuttosto che la creatura. Quando infatti egli dice: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,30), vuole che mai ci sciogliamo dai vincoli del suo amore. E quando con questo precetto del prossimo (cf. Mc 12,31ss) congiunge strettamente la carità, ci prescrive l’imitazione della sua bontà, affinché amiamo ciò che egli ama, e ci occupiamo di ciò di cui egli si occupa. Sebbene infatti siamo “il campo di Dio e l’edificio di Dio” (1Cor 3,9), e “né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” (1Cor 3,7), tuttavia esige in tutto il servizio del nostro ministero, e vuole che siamo dispensatori dei suoi doni, affinché colui che porta “l’immagine di Dio” (Gn 1,27), faccia la sua volontà. Per questo nella preghiera del Signore diciamo in maniera sacrosanta: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra” (Mt 6,10). Con tali parole cos’altro domandiamo, se non che Dio assoggetti chi non ha ancora assoggettato a sé, e, come [lo sono] in cielo gli angeli, così faccia ministri della sua volontà anche gli uomini sulla terra? Chiedendo dunque ciò, amiamo Dio e amiamo anche il prossimo, e in noi c’è non un amore diverso, ma unico, dal momento che desideriamo sia che il servo serva, sia che il padrone comandi.

Questo affetto dunque, o carissimi, dal quale escluso l’amore terreno, si rafforza con la consuetudine delle buone opere, poiché è necessario che la coscienza si rallegri nelle azioni rette, e volentieri ascolti ciò che gode di aver fatto. Si sceglie di fare digiuno, si custodisce la castità, si moltiplicano le elemosine, si prega incessantemente, ed ecco che il desiderio dei singoli diventa il voto di tutti. La fatica alimenta la pazienza, la mitezza spegne l’ira, la benevolenza si mette sotto i piedi l’invidia, le cupidigie umane sono uccise dai santi desideri, l’avarizia è scacciata dalla generosità, e le ricchezze che costituiscono un peso diventano strumenti di virtù.

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