V DOMENICA DI PASQUA

V DOMENICA DI PASQUA

LETTURA
La testimonianza alla storia della salvezza in Cristo resa da Stefano davanti al sinedrio.
At 7, 2a. 17. 20-22. 30-34. 36-42a. 51-54

SALMO
Sal 117 (118), 1-4. 13-14

 

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». R./
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». R./
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza. R./

EPISTOLA
Parliamo di una sapienza che non è di questo mondo. Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero conosciuto il Signore della gloria.
1 Cor 2, 6-12

CANTO AL VANGELO
(Gv 17,3)

VANGELO
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Io prego per loro, non prego per il mondo. Custodiscili nel tuo nome.
Gv 17, 1b-11

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

IRENEO DI LIONE
Contro le ereste, IV, 13,4-14,1

L’amico di Dio

La Parola di Dio non si procurò l’amicizia di Abramo a causa di un bisogno, poiché egli è perfetto fin dall’inizio. Prima che Abramo fosse, io sono (Gv 8,58), dice infatti, ma ciò avvenne per donare allo stesso Abramo la vita eterna, poiché l’amicizia con Dio procura l’incorruttibilità a quelli che la conseguono. Perciò in principio Dio plasmò Adamo non perché ne avesse bisogno, ma per avere qualcuno su cui deporre i suoi doni. Poiché non solo prima di Adamo, ma anche prima di tutta la creazione, la Parola glorificava il Padre suo, rimanendo in lui, ed egli stesso era glorificato dal Padre, come dice: Padre, glorifica me con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse (Gv 17,5).

E non ci comandò di seguirlo perché avesse bisogno del nostro servizio, ma per procurare a noi stessi la salvezza. Seguire il Salvatore, infatti, significa aver parte alla salvezza, e seguire la luce significa partecipare alla luce.

Quanti si trovano nella luce non sono la fonte della luce, ma vengono illuminati e resi splendenti da essa; non le danno nulla, ma sono beneficati e illuminati dalla luce. Così anche il servizio di Dio non apporta nulla a Dio, poiché Dio non ha bisogno del servizio degli uomini, ma a quelli che lo seguono e lo servono procura la vita, l’incorruttibilità e la gloria eterna beneficando quelli che lo servono per il fatto stesso che lo servono, ma senza ricevere da essi un beneficio. Egli infatti è ricco, perfetto e non ha bisogno di nulla.

Dio domanda agli uomini che lo servano perché, lui che è buono e misericordioso, possa accordare i suoi benefici a quelli che perseverano nel suo servizio. Infatti, come Dio non ha bisogno di nulla, così l’uomo ha bisogno della comunione con Dio. Questa è la gloria dell’uomo: perseverare, rimanere nel servizio di Dio. Per questo il Signore diceva ai suoi discepoli: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi (Gv 15,16), indicando che non erano essi a glorificare lui, ma erano glorificati da lui per il fatto che seguivano il Figlio di Dio.

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