LETTURA
SALMO
R. Vieni, Signore, a salvarci.
EPISTOLA
CANTO AL VANGELO
VANGELO
PREGHIERA DEI FEDELI
COMMENTO AL VANGELO
AGOSTINO DI IPPONA
Dal Commento al Vangelo di S. Giovanni, 3
Dalla sua pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia.
Quale grazia abbiamo ricevuto dapprima? La fede. Conseguita la grazia della fede, in virtù della fede sarai giusto. E, vivendo della fede, ti guadagnerai il favore di Dio; ed essendoti guadagnato il favore di Dio vivendo di fede, riceverai in premio l’immortalità e la vita eterna. E anche questa è grazia.
1. La grazia e la verità di Dio, di cui il Figlio unigenito, il Signore e salvatore nostro Gesù Cristo, è apparso pieno alla vista dei santi, caratterizzano il Nuovo Testamento distinguendolo dall’Antico. E’ di questo tema che nel nome del Signore intendiamo parlarvi ora, secondo la promessa che abbiamo fatto a vostra Carità. Prestate dunque attenzione, affinché Dio mi conceda tutto ciò di cui sono capace, e conceda a voi di accogliere tutto ciò di cui siete capaci. Una volta gettato il seme nei vostri cuori, se non se lo porteranno via gli uccelli, se non lo soffocheranno le spine, se non lo brucerà il sole; se non mancherà la pioggia delle esortazioni quotidiane e le vostre buone riflessioni faranno nel cuore ciò che si fa con l’aratro nei campi: aprire la terra, ricoprire il seme perché possa germogliare (cf. Mt 13, 2-23); allora si potrà attendere il frutto, che procura gioia e letizia all’agricoltore. Se, invece, malgrado il buon seme e malgrado la pioggia benefica, raccoglieremo non frutti ma spine, non si potrà accusare il seme né incolpare la pioggia, ma si dovrà preparare il fuoco cui le spine sono destinate.
[Dove fu umiliato, ivi è stato glorificato.]
2. Siamo cristiani. Credo che non occorra convincere di ciò la vostra Carità. E se siamo cristiani – il nome stesso lo dice – apparteniamo a Cristo. Portiamo sulla fronte il suo segno, e non ce ne vergogniamo se lo portiamo anche nel cuore. Il segno di Cristo è la sua umiltà. I Magi lo riconobbero per mezzo di una stella (cf. Mt 2, 2): era il segno dato per riconoscere il Signore, segno celeste e glorioso. Ma egli volle che il suo segno sulla fronte dei fedeli fosse non una stella ma la sua croce. Sulla croce fu umiliato e dalla croce è nata la sua gloria: con essa ha risollevato gli umili dall’abiezione alla quale era disceso egli stesso umiliandosi. Noi apparteniamo dunque al Vangelo, apparteniamo al Nuovo Testamento. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia invece e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo (Gv 1, 17). Se interroghiamo l’Apostolo, ci dice che noi non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia (cf. Rm 6, 14). Iddio dunque mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli sotto la legge, affinché ricevessimo l’adozione di figli (Gal 4, 4-5). Ecco lo scopo della venuta di Cristo: riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché non fossimo più sotto la legge ma sotto la grazia. E chi fu a dare la legge? Diede la legge colui che ha dato anche la grazia; ma la legge la mandò per mezzo di un servo, con la grazia è disceso egli stesso. E com’è che gli uomini si erano venuti a trovare sotto la legge? Perché non avevano compiuto la legge. Chi infatti compie la legge non è sotto la legge, ma è con la legge; chi invece è sotto la legge, non viene sollevato ma oppresso dalla legge. E così la legge costituisce colpevoli tutti gli uomini che sono sotto la legge; e grava su di loro per manifestarne i peccati, non per liberarli. La legge quindi comanda, l’autore della legge usa misericordia in ciò che la legge comanda. Gli uomini che si sforzavano di compiere con le proprie forze i precetti della legge, caddero vittime della loro temeraria e rovinosa presunzione; e non si sono trovati d’accordo con la legge, ma colpevoli sotto la legge. E siccome non potevano con le loro forze compiere la legge, diventati colpevoli sotto la legge, implorarono l’aiuto del liberatore. A causa della trasgressione della legge i superbi diventarono malati, e la malattia dei superbi si convertì in confessione degli umili. Ora che i malati riconoscono di essere malati, venga il medico e li guarisca.
3. Chi è il medico? Il Signore nostro Gesù Cristo. Chi è nostro Signore Gesù Cristo? Colui che fu visto anche da coloro che lo crocifissero, colui che fu preso, schiaffeggiato, flagellato, coperto di sputi, coronato di spine, appeso alla croce, fatto morire, trafitto con la lancia, deposto dalla croce, messo nel sepolcro. E’ questo il Signore nostro Gesù Cristo; ed è lui il medico di tutte le nostre ferite, quel crocifisso che fu insultato, di cui, quando pendeva dalla croce, i persecutori scuotendo il capo dicevano: Se è il Figlio di Dio, discenda dalla croce (Mt 27, 40). Sì, è lui il nostro vero medico. Ma perché allora non fece vedere, a chi lo insultava, che egli era Figlio di Dio? Perché, dopo aver permesso che lo innalzassero sulla croce, quando quelli dicevano: Se è Figlio di Dio, discenda dalla croce, perché almeno allora non scese giù mostrando che era veramente Figlio di Dio, lui che avevano osato schernire? Non volle! E perché? Forse perché non poteva? Certo che poteva. E’ più difficile, infatti, scendere dalla croce o risorgere dal sepolcro? Ma egli preferì sopportare quelli che lo insultavano, perché scelse la croce non come una prova di potenza, ma come un esempio di pazienza. Guarì le tue piaghe su quella croce dove a lungo sopportò le sue; ti liberò dalla morte eterna su quella stessa croce dove accettò la morte temporale. E morì. O non si deve dire piuttosto che in lui morì la morte? Che morte è mai quella che uccide la morte (cf. Os 13, 14)?
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense

