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TUTTI I SANTI

Rallegriamoci tutti nel Signore
in questa solennità di tutti i Santi:
con noi gioiscono gli angeli
e lodano il Figlio di Dio.

PRIMA LETTURA
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.
Ap 7,2-4.9-14

SALMO RESPONSORIALE
Sal 23

SECONDA LETTURA
Vedremo Dio così come egli è.
1Gv 3,1-3

CANTO AL VANGELO
(Mt 11,28)

VANGELO
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Mt 5,1-12a

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO PATRISTICO

S. GREGORIO DI NISSA
Dalla Seconda orazione sulle Beatitudini

Non sempre la mitezza è virtù; carattere dinamico della virtù.

Ma vediamo di quale virtù sia premio l’eredità di quella terra. “Beati i miti – dice infatti il Signore – perché erediteranno la terra”. Che cos’è la mitezza? Perché il Logos chiama beata la mitezza? Non mi pare sia giusto ritenere egualmente virtù tutti quanti gli aspetti della mitezza, se si intende come suo significato l’esser placido o, unicamente, l’essere lento nelle reazioni. Nelle corse, infatti, chi va con calma non ha miglior successo di chi si affretta e nel pugilato chi ha difficoltà di movimento non sottrae la corona della vittoria al suo avversario. Anche noi corriamo per il premio della chiamata superiore. L’apostolo Paolo ci indica, simbolicamente, di accrescere la velocità della corsa quando dice “Correte così da ottenere” (1Cor 9,24). Egli stesso, infatti, con un movimento sempre più impetuoso si spingeva in avanti, lasciandosi alle spalle il passato; egli era anche un pugile veloce ed agile: stabile sui suoi passi, con le mani ben armate, non lanciava nel vuoto, vanamente, l’arma che teneva in mano, ma assaliva l’avversario al momento opportuno, percuotendolo nel corpo. Vuoi conoscere l’arte del pugilato di Paolo? Guarda le ferite dell’antagonista, guarda le lividure del rivale, i segni di chi è stato vinto! Certamente tu non ignori il rivale che gli si contrappone attraverso la carne e che Paolo rende livido con l’arte del pugilato, lacerandolo con le unghie della continenza; il rivale le cui membra egli uccide con la fame, la sete, il freddo, la nudità e su cui getta le impronte del Signore; non ignori il nemico che egli vince nella corsa, lasciandolo dietro a sé perché i suoi occhi non siano ottenebrati, mentre quello corre avanti. Se dunque Paolo è veloce e scattante nelle gare, Davide allunga i passi nell’inseguimento dei nemici (Sal 17,17ss) e lo sposo nel Cantico è paragonato ad un capriolo per l’agilità del movimento (Ct 8,9), poiché spicca balzi sui monti e salta sulle alture (e si trovano molti simili esempi in cui vale di più la velocità del movimento della mitezza), in che senso, qui, il Logos, quasi in forma di precetto, chiama beata la mitezza? “Beati i miti – Egli dice infatti – perché erediteranno la terra”. Quella terra, certamente, che è feconda di bei frutti, su cui ondeggiano le fronde dell’albero della vita, che è irrigata dalle fonti delle grazie spirituali, su cui germina la vera vite, il cui agricoltore, noi udiamo, è il Padre del Signore. Ma sembra che il Logos ci insegni tale sapienza: grande è la prontezza verso il vizio e la natura inclina al peggio. Come avviene per i corpi: la pesantezza li fa rimanere del tutto immobili rispetto a ciò che è in alto, ma se vengono fatti cadere a capofitto da una altura superiore, precipitano in basso con tale stridore, poiché il loro peso accresce il loro moto, che la velocità acquistata supera la possibilità di descrizione a parole. Poiché in questi casi la prontezza è pericolosa, dovrebbe essere stimato beato ciò che è pensato nella disposizione contraria rispetto ad essa. E questa è la mitezza che è l’atteggiamento tardo e lento rispetto agli impulsi della natura. Come il fuoco, che ha una natura che si muove sempre verso l’alto, è immobile verso la direzione contraria, nello stesso modo la virtù, che è pronta e veloce verso le realtà superiori non diminuendo mai di velocità, si arresta di fronte all’impulso contrario. Poiché dunque, secondo la nostra natura, la velocità nei vizi sovrabbonda, giustamente è chiamata beata la lentezza nei loro confronti. Infatti la quiete nei confronti dei vizi è testimonianza di movimento verso ciò che è superiore. Per rendere chiaro il discorso sarebbe meglio fare degli esempi tratti dalla vita. Il movimento della libera scelta di ciascuno ha una doppia direzione: secondo il suo arbitrio si dirige verso ciò che gli sembra opportuno, di qui la saggezza, di là dissennatezza. Ora ciò che si dice, in particolare, dell’aspetto, questo si intenda anche, in generale. La condotta dell’uomo, infatti, si scinde completamente negli impulsi contrari: l’irascibilità si oppone alla mitezza, l’orgoglio alla moderatezza, l’invidia alla benevolenza, la disposizione amorevole e pacificante alla malevolenza.

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4.a Domenica del T.O. – B

La medicina della salvezza ha dovuto operare
contro lo stesso autore della morte,
riducendo innanzitutto al silenzio la
lingua del serpente, affinché non spargesse
più oltre il suo veleno.
S. Beda il Venerabile, Esp. sul vang. di Marco, I

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