Rallegriamoci tutti nel Signore
in questa solennità di tutti i Santi:
con noi gioiscono gli angeli
e lodano il Figlio di Dio.
PRIMA LETTURA
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.
SALMO RESPONSORIALE
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. R/.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R/.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R/.
SECONDA LETTURA
Vedremo Dio così come egli è.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
PREGHIERA DEI FEDELI
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.
1. Illumina la Chiesa, Signore, con la tua presenza, e fa’ che da essa partano fiumi di pace, perché ogni uomo possa riconoscere nella sua voce la tua e seguire così il richiamo verso la salvezza. Preghiamo.
2. Rendici, o Padre, testimoni fedeli e generosi della tua Parola nelle città degli uomini, perché in ogni comunità risuoni l’annuncio della buona notizia che salva il mondo. Preghiamo.
3. Tuo figlio Gesù ci ha chiesto di pregarti perché tu mandi nuovi operai per la messe degli uomini. Tu sai quanto bisogno abbiamo di ministri santi: irrompi nei cuori e chiamali a te, che sei l’amore, perché ogni uomo si senta operaio del tuo Regno. Preghiamo.
4. Siamo pellegrini nel mondo, Signore, e spesso perdiamo la strada. Illumina la nostra via con la fede in te, perché possiamo vestire la divisa della gioia, che sgorga dalla comunione con te. Preghiamo.
5. La croce è dura da portare, o Padre. Dacci il coraggio della coerenza e della fedeltà, affinché anche nel dolore, vissuto per amore, possiamo condividere il dono di sé che Cristo ha fatto per la salvezza del mondo. Preghiamo.
Sappiamo, Signore, che tu ci ami. Che cosa potremmo chiedere di più? Eppure siamo qui a pregarti perché tu ci sostenga con la tua dolcezza, facendoci sperimentare la tua presenza amorevole. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
COMMENTO PATRISTICO
S. GREGORIO DI NISSA
Dalla Seconda orazione sulle Beatitudini
Non sempre la mitezza è virtù; carattere dinamico della virtù.
Ma vediamo di quale virtù sia premio l’eredità di quella terra. “Beati i miti – dice infatti il Signore – perché erediteranno la terra”. Che cos’è la mitezza? Perché il Logos chiama beata la mitezza? Non mi pare sia giusto ritenere egualmente virtù tutti quanti gli aspetti della mitezza, se si intende come suo significato l’esser placido o, unicamente, l’essere lento nelle reazioni. Nelle corse, infatti, chi va con calma non ha miglior successo di chi si affretta e nel pugilato chi ha difficoltà di movimento non sottrae la corona della vittoria al suo avversario. Anche noi corriamo per il premio della chiamata superiore. L’apostolo Paolo ci indica, simbolicamente, di accrescere la velocità della corsa quando dice “Correte così da ottenere” (1Cor 9,24). Egli stesso, infatti, con un movimento sempre più impetuoso si spingeva in avanti, lasciandosi alle spalle il passato; egli era anche un pugile veloce ed agile: stabile sui suoi passi, con le mani ben armate, non lanciava nel vuoto, vanamente, l’arma che teneva in mano, ma assaliva l’avversario al momento opportuno, percuotendolo nel corpo. Vuoi conoscere l’arte del pugilato di Paolo? Guarda le ferite dell’antagonista, guarda le lividure del rivale, i segni di chi è stato vinto! Certamente tu non ignori il rivale che gli si contrappone attraverso la carne e che Paolo rende livido con l’arte del pugilato, lacerandolo con le unghie della continenza; il rivale le cui membra egli uccide con la fame, la sete, il freddo, la nudità e su cui getta le impronte del Signore; non ignori il nemico che egli vince nella corsa, lasciandolo dietro a sé perché i suoi occhi non siano ottenebrati, mentre quello corre avanti. Se dunque Paolo è veloce e scattante nelle gare, Davide allunga i passi nell’inseguimento dei nemici (Sal 17,17ss) e lo sposo nel Cantico è paragonato ad un capriolo per l’agilità del movimento (Ct 8,9), poiché spicca balzi sui monti e salta sulle alture (e si trovano molti simili esempi in cui vale di più la velocità del movimento della mitezza), in che senso, qui, il Logos, quasi in forma di precetto, chiama beata la mitezza? “Beati i miti – Egli dice infatti – perché erediteranno la terra”. Quella terra, certamente, che è feconda di bei frutti, su cui ondeggiano le fronde dell’albero della vita, che è irrigata dalle fonti delle grazie spirituali, su cui germina la vera vite, il cui agricoltore, noi udiamo, è il Padre del Signore. Ma sembra che il Logos ci insegni tale sapienza: grande è la prontezza verso il vizio e la natura inclina al peggio. Come avviene per i corpi: la pesantezza li fa rimanere del tutto immobili rispetto a ciò che è in alto, ma se vengono fatti cadere a capofitto da una altura superiore, precipitano in basso con tale stridore, poiché il loro peso accresce il loro moto, che la velocità acquistata supera la possibilità di descrizione a parole. Poiché in questi casi la prontezza è pericolosa, dovrebbe essere stimato beato ciò che è pensato nella disposizione contraria rispetto ad essa. E questa è la mitezza che è l’atteggiamento tardo e lento rispetto agli impulsi della natura. Come il fuoco, che ha una natura che si muove sempre verso l’alto, è immobile verso la direzione contraria, nello stesso modo la virtù, che è pronta e veloce verso le realtà superiori non diminuendo mai di velocità, si arresta di fronte all’impulso contrario. Poiché dunque, secondo la nostra natura, la velocità nei vizi sovrabbonda, giustamente è chiamata beata la lentezza nei loro confronti. Infatti la quiete nei confronti dei vizi è testimonianza di movimento verso ciò che è superiore. Per rendere chiaro il discorso sarebbe meglio fare degli esempi tratti dalla vita. Il movimento della libera scelta di ciascuno ha una doppia direzione: secondo il suo arbitrio si dirige verso ciò che gli sembra opportuno, di qui la saggezza, di là dissennatezza. Ora ciò che si dice, in particolare, dell’aspetto, questo si intenda anche, in generale. La condotta dell’uomo, infatti, si scinde completamente negli impulsi contrari: l’irascibilità si oppone alla mitezza, l’orgoglio alla moderatezza, l’invidia alla benevolenza, la disposizione amorevole e pacificante alla malevolenza.
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