Mettiamo a disposizione dei nostri lettori la traduzione di un testo di Merton, un suo commento all’opera di Ionesco Il rinoceronte… e un breve stralcio tratto dal Diario di un testimone colpevole.
In questi due testi emergono due aspetti apparentemente contrari: l’amore al mondo in cui risplende la presenza di Cristo, e la libertà dalla corrente mondana, dal non umanesimo della società tecnologica, che allontana da Cristo.
«Una cosa al di sopra di tutte è importante: il “ritorno al Padre”. Il Figlio venne nel mondo e morì per noi, risorse e ascese al Padre; ci donò il Suo Spirito, così che in Lui e per mezzo di Lui possiamo ritornare al Padre.
Così noi possiamo passare incontaminati attraverso tutto ciò che è transitorio e inconcludente: ritornare all’Immenso, al Primordiale, alla Fonte, all’Ignoto, a Lui che ama e che conosce, al Silenzioso, al Misericordioso, al Santo, a Lui che è Tutto.
Cercare altro e preoccuparsi di altro all’infuori di questo è pura pazzia e insania, perché qui è tutta l’essenza di tutto ciò che esiste, qui tutte le cose della vita, tutte le necessità del mondo e dell’uomo assumono il loro vero significato: ogni cosa ci addita il grande ritorno alla Fonte.
Tutti i fini che non sono il fiume ultimo, tutti i “capolinea” che possiamo vedere e assumere come “fini”, sono semplicemente assurdi perché non cominciano nemmeno. Questo ‘ritorno’ è il fine ultimo che trascende tutti gli altri fini, ed è il principio di tutti i principi.
Il ‘ritorno al Padre’ non significa ‘tornare indietro’ nel tempo, riarrotolare il manoscritto della storie o reinvertire alcunché. Significa avanzare, andare oltre, perché il ritorno sui propri passi sarebbe la vanità delle vanità, il rinnovamento dell’assurdità in senso inverso.
Il nostro destino è di andare oltre tutto, lasciare tutto, affrettarci verso la Fine e trovare nella Fine il nostro Principio, il Principio sempre nuovo che non finisce mai.
Obbedire a Lui in questa via, per arrivare a Lui nel quale abbiamo avuto inizio, che è la chiave e il fine di tutto, perché di tutto è l’Inizio.»
Thomas Merton, Diario di un testimone colpevole, pag.170.
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