T. Georgeon, Dare la vita per la gloria di amarTi

T. Georgeon, Dare la vita per la gloria di amarTi

Articolo completo della sintesi offerta su Vita Nostra n.10

Tibhirine, o un cammino comunitario verso il martirio.

[20 anni dopo la loro morte, le cui circostanze rimangono tuttora piuttosto  vaghe, i fratelli di  Tibhirine,  come comunità, continuano la loro  opera di faro per il nostro Ordine, per la Chiesa universale e al di là delle sue frontiere. Lo Spirito è all’opera attraverso una fama di santità che non smette di crescere con il tempo, e che è un vero dono di Dio, perché assolutamente spontanea e non provocata. Il messaggio dei 19 religiosi e religiose di Algeria, membri di una Chiesa « ospite », è limpido :approfondire il senso della presenza della Chiesa, dimostrare che tra religioni è possibile una coesistenza fraterna e rispettosa. Nel mondo musulmano, viene annunciato e testimoniato il Vangelo della Pace, ma noi non abbiamo potere sull’altro: può restare sordo e cieco davanti a una simile testimonianza, come è attualmente il caso per le comunità cristiane del Medio Oriente martirizzate. Non fu questo il caso in Algeria dove numerosi musulmani venerano i 19 presunti martiri. Essi furono dei seminatori « lucidi ». Sapevano di non avere ancora le parole giuste e svilupparono una spiritualità del « vivere insieme »  creando spazi di incontro, affrontando sfide comuni, come amava dire Mgr Claverie.  Questo «vivere insieme» traduce, secondo me, il verbo «dimorare» che si trova spesso nel Vangelo di Giovanni. Nel senso fisico e spirituale si trova qui il seme della civiltà dell’amore: una presenza, la manifestazione di Cristo, una comunione.

Che messaggio la comunità offre al nostro Ordine oggi, in un contesto di diminuzione, di fragilità crescente di alcune delle nostre case? Nella sua piccolezza, nella sua povertà, precarietà, questa comunità ci offre l’immagine profetica di un altro modo di essere monaco o monaca, in una Chiesa minoritaria, appena tollerata, in una Chiesa povera e nuda, come il Signore Gesù, sulla croce. I nostri monasteri, le nostre comunità religiose, sono sempre minacciati dal rischio di una riuscita troppo umana. Uno degli aspetti salienti del messaggio di Tibhirine per il nostro Ordine oggi è certamente la spiritualità di comunione che regnò tra i fratelli alla ricerca di ciò che lo Spirito suggeriva. La fedeltà fino alla morte è in se stessa una testimonianza, che supera le qualità personali di ciascuno dei fratelli. Ciò che colpisce, nel presunto martirio dei fratelli di Tibhirine, non è in primo luogo la personalità di questo o di quel fratello, ma il fatto che abbiano preso la decisione di affrontare il pericolo insieme. È questo percorso di grazia che cercheremo di sviluppare ora]

Non è la persecuzione che fa i santi, ma la risposta personale di uomini e di donne che rimangono fedeli fino in fondo alla grazia che li sostiene nella prova. Fr. Christian diceva in un suo capitolo nel novembre 1995: «Siamo ancora là, con questa grazia di stato che ci ha fatto dire che là era il nostro posto per il momento».Stupefacente e soprannaturale grazia di stato che, per più di due anni (dal Natale 1993 al marzo del 1996) condurrà i fratelli, sull’umile cammino del Vangelo, a entrare con tutto se stessi ( a corpo morto?) , con tutto il cuore, a tempo pieno, con fede piena, nella storia di un popolo e di una Chiesa, nel segno di Cristo, nel segno di Dio, divenuto grano gettato nella terra per portare frutti di eternità.

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