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SS. Trinità – A

Rimanete saldi, fratelli miei, nella vera,
autentica fede cattolica. Il Figlio è uguale
al Padre; lo Spirito Santo, dono di Dio, è
uguale al Padre, e il Padre e il Figlio e lo
Spirito Santo sono un solo Dio.
S. Agostino, Discorso 264, 7

PRIMA LETTURA
Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso.
Es 34,4-6.8-9

SALMO RESPONSORIALE
Dn 3,52-56

SECONDA LETTURA
La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.
2Cor 13,11-13

CANTO AL VANGELO
(Ap 1,8)

VANGELO
Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Gv 3,16-18

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

Dio è eterna carità che tutto ha creato
e conserva nel suo amore.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 17
Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. (v. 23)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 12, 22-32
Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? (vv. 27-28)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 4, 7-21
Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. (v. 16b)

DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 4, 1-11
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono. (v. 11)

SALMO 8
Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? (v. 5)

SALMO 103 (102)
Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. (v. 8)

SALMO 145 (144)
Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (v. 9)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 11, 21-12, 2
Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita. (vv. 24. 26)

DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA, CAP. 31, 1-14
Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà. (v. 3b)

DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 1
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. (v. 31a)

COMMENTO PATRISTICO

S. CIRILLO DI ALESSANDRIA
Dal Commento al Vangelo di Giovanni, lib. II, vv. 3, 16-18 passim

Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, l’Unigenito, affinché ognuno che crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna.

Con queste parole mostra chiaramente che è necessario pensare che è Dio chi è uscito dal Padre, e non ha questa dignità in modo precario, come l’abbiamo noi, ma è veramente ciò che è creduto di essere.

Poi, in vista d’un preciso disegno, molto opportunamente e sapientemente, ricorda l’amore che Dio Padre ha per noi…

Inoltre, affermando di dare se stesso per la vita del mondo, ci spinge a pensare che chi disprezza la grazia di Dio Padre diviene passibile di un grave supplizio: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio; l’Unigenito… Il massimo dell’amore consiste nell’averci dato il Figlio e, per giunta, Unigenito.

Orbene, affinché sia veramente grande e appaia tale l’amore di Dio Padre, bisogna pensare al Figlio e non ad una creatura. Dico il Figlio, che è ovviamente della stessa sostanza del Padre e veramente Dio.

Che se poi, secondo la tua dottrina, chiunque tu sia, non è della sostanza di Dio Padre, cesserà d’essere Figlio naturale e Dio, e sarà allora inutile quel meraviglioso amore del Padre. Ha dato, infatti, per le creature una creatura, non veramente il Figlio. Invano, il beato Paolo ci spaventerà dicendo: Quando uno ha violato la Legge di Mosè viene messo a morte, senza misericordia, sulla parola di due o tre testimoni: di quanto più grave supplizio, pensate voi, sarà degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio? (Eb 10, 28-29).

Senza dubbio calpesta colui che disprezza, ma non come vero Figlio, ma come compagno di servitù di Mosè, giacché la creatura è sorella della cosa creata, a motivo dell’essere stata creata, anche se per dignità e preminenza sia superiore alla gloria d’un altro.

Ma è vera la parola di Paolo: e sarà punito più gravemente chi calpesterà il Figlio, e peccherà contro di lui non come creatura né come compagno di servitù di Mosè.

Dunque grande e soprannaturale l’amore del Padre che, per la vita del mondo, ha dato il suo proprio Figlio.

Avendo apertamente chiamato se stesso Figlio di Dio Padre, non vuole che l’affermazione rimanga senza prove, ma lo dimostra, per così dire, dalla qualità delle stesse cose, confermando nella fede chi lo ascoltava. Non sono stato mandato, egli dice, come il grande Mosè per condannare con la Legge il mondo, né impongo ordini per accusare il peccato, né esercito un servile ministero, ma mostro quella benevolenza che conviene al Signore. Come Figlio ed erede del Padre libero gli uomini dalla schiavitù, cambio la Legge che condanna nella grazia che giustifica, rimetto i peccati a coloro che sono legati dalle catene dei loro peccati. Sono venuto per salvare il mondo, non per condannarlo. Occorreva, infatti, che Mosè, come servo, fosse ministro della Legge di condanna; che io, invece, come Figlio e Dio, fossi, con l’esecrazione della Legge, il vendicatore del mondo, e curassi, con una grande generosità, l’infermità del mondo. E se la grazia che giustifica è migliore della Legge che condanna, come non è logico pensare che superi la condizione servile colui che possiede un potere così divino e libera l’uomo dai legami del peccato?…

Dopo aver provato con i fatti di essere il Figlio di Dio Padre, e di portare al mondo la grazia molto più efficace del ministero mosaico (come, infatti, non è meglio essere giustificato dalla grazia che essere condannato dalla Legge?), pensa a un altro modo, come Dio, con il quale possiamo essere portati alla fede, riunendo da ogni parte quelli che erano periti, per dare la salvezza.

Propone, dunque, al credente come premio il non essere condannato, mentre al non credente minaccia la condanna, cercando di giungere alla stessa meta attraverso le due cose, attirando cioè pazientemente alla fede quelli con la promessa della grazia, questi col terrore del tormento.

Dimostra quanto sia grave e pericoloso il peccato d’infedeltà, giacché si tratta del Figlio Unigenito. Di quanto, infatti, risulta superiore chi riceve l’offesa, di tanto più gravemente sarà condannato chi ha arrecato l’offesa.

Perciò afferma che il non credente è condannato, perché si è giudicato da se stesso, in quanto egli è consapevole di aver rifiutato colui che è la causa per cui non siamo condannati.

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