di Sr Maria Chiara Pieri
Nell’anno 150° della nascita di quello che oggi è il monastero di Vitorchiano e a un secolo di distanza dal venire alla luce di Margherita-Rita-Cristiana Piccardo, abbiamo la gioia di tenere tra le mani un libro che raccoglie molto di più che una semplice biografia. Non viene raccontata la vita di una singola personalità ma l’itinerario di un’intera comunità. Quella contenuta tra queste pagine è un’esperienza ecclesiale, una testimonianza di rinnovamento in atto.
L’autore, mons. Massimo Camisasca, ammette di aver tenuto desta in prima persona la domanda su come si attui una vera riforma nella Chiesa e documenta i segni intuiti in questa vicenda particolare. Egli traccia lo sviluppo di una “fedeltà creativa” che può offrire risposte a chiunque s’interroghi e desideri rinnovare la propria appartenenza a Cristo e al Suo Corpo.
Una buona porta d’accesso all’opera di rilettura e riflessione di Camisasca potrebbero essere le dieci pagine che concludono il libro. Invitiamo il lettore a prendersi la libertà di sbirciare innanzitutto la postfazione, scritta da madre Monica. Offre un ritratto dal vivo di madre Cristiana e una sintesi lucida del rinnovamento monastico di cui si è resa strumento e artefice. È il ricordo appassionato di chi con lei ha condiviso (e condivide) il rischio di trafficare un tesoro di grazia ricevuto da Dio stesso.
Il libro ripercorre gli eventi familiari, i luoghi, le persone che hanno segnato la vicenda umana di Rita descrivendo l’incontro decisivo con la realtà dell’Azione Cattolica, l’intuizione di una maternità possibile nella consacrazione totale a Dio, l’appartenenza a un’amicizia ecclesiale che riempie di senso la vita, in un innamoramento di Cristo che apre alla scoperta del mistero della persona. Questa storia s’innesta poi sulla Storia: le lontane origini del carisma di Cîteaux trovano espressione negli inizi della Trappa femminile in Italia. Rita decide di legarsi a questa tradizione nella comunità di Grottaferrata appena trasferita a Vitorchiano. Figure eccezionali entrano a far parte della narrazione, uomini e donne che hanno lasciato una traccia nella vita della Chiesa, aprendo nuovi sentieri anche nella vita di Cristiana. Tra gli altri Armida Barelli, madre Pia Gullini, i grandi abati Cistercensi del Novecento, don Giussani.
Eletta badessa mentre sono ancora in corso i lavori del Concilio, madre Cristiana fa suo l’interrogarsi dell’Ordine e guarda con fiducia al presente e al passato della Chiesa per indicare alla sua comunità la direzione del rinnovamento futuro. Camisasca sintetizza l’insegnamento del magistero di quel tempo, i documenti scaturiti dal Concilio e la riflessione sviluppata in seno ai Capitoli Generali dei Trappisti, per poi chiarire come a Vitorchiano si sia percorso un concreto cammino di rinnovamento.
Le pagine contengono un distillato di Capitoli e interventi della Madre. I punti fondamentali della vita monastica – dimensione contemplativa, preghiera e liturgia, obbedienza, verginità, vita comune, lavoro e slancio missionario – sono riletti dall’autore alla luce della dialettica tra tradizione e rinnovamento. Si è introdotti nell’evolversi di alcuni temi e sottolineature fatte da madre Cristiana, potendo così gustare la notevole ricchezza della sua esperienza spirituale. La sua passione per l’essere umano l’ha portata a rielaborare un’antropologia cristiana che potesse radicare e sostenere la vita contemplativa al di là dell’osservanza, del dettaglio della disciplina. Ha attinto questa sapienza dalla Rivelazione e dalla Tradizione. Piuttosto che arroccarsi nella difesa di un vissuto o rischiare una discontinuità che tagliava i ponti con ciò che aveva dato vita a quello stesso vissuto, ha scelto di custodire una memoria. Il filo della storia viene continuamente riannodato alla coscienza dell’origine del proprio essere: dalla mano di Dio scaturisce il mistero di cui faccio parte. Si trova la libertà nell’essere continuamente generati dal Padre, sempre si può rinascere nell’appartenere al Creatore di tutto, in Lui si riceve quell’infinita gratuità che apre all’amore per ogni uomo, intravedendone l’origine e il destino.
Una tradizione che affonda le radici in un passato lontano può dunque plasmare un presente. Quella storia non va appena riletta, bisogna amarla e amarla tenacemente. È proprio da una capacità di ascolto che può scaturire la fecondità di un incontro, lo svilupparsi di un dialogo, l’approfondirsi della scoperta della verità. Madre Cristiana ha vissuto questo ascolto a più livelli e su più fronti: ha ascoltato la storia (del nostro Ordine, della sua comunità e delle anziane che l’hanno preceduta), ha inclinato il suo orecchio alla voce della Chiesa, dei suoi Padri e Pastori, ha fatto spazio alle domande del suo tempo. Un ascolto che diventava occhi stupiti, abbraccio e dono di sé. Considerava la persona con uno sguardo che faceva pensare a quello del Creatore, era infatti un ascolto che diceva all’altro quanto era caro a Dio, prezioso, unico… gli dava la certezza di essere amato. Chiunque abbia avuto la grazia di incontrarla di persona (anche solo per poco tempo, come me) ha sperimentato su di sé questo misterioso irraggiamento del suo cuore. Pochi giorni fa, una delle nostre anziane mi ha detto: «Madre Cristiana!… Nessuna come lei». «Per lo sguardo che aveva sulle persone?». «Non appena lo sguardo. Madre Cristiana ti portava dentro di sé!». Non è forse in questo “portare dentro” la cifra della vera maternità e il segreto di ogni nuova nascita?
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