SANTO STEFANO PRIMO MARTIRE

Io contemplo i cieli aperti
e Gesù, vivo, alla destra di Dio.
Signore Gesù, accogli il mio spirito
e non imputare loro questo peccato
perché non sanno quello che fanno.
Cfr. At 7, 56. 59-60; Lc 23, 24

LETTURA
Il martirio di Stefano.
At 6, 8 – 7, 2a; 7, 51 – 8, 4

 

In quei giorni. Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilicia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
Disse allora il sommo sacerdote: «Le cose stanno proprio così?». Stefano rispose:
«Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata».
All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.
Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.
Saulo approvava la sua uccisione.
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.
Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

SALMO
Sal 30 (31), 3. 6-8a. 17. 21

 

Tendi a me il tuo orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva. R/.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
Tu hai in odio chi serve idoli falsi,
io invece confido nel Signore.
Esulterò e gioirò per la tua grazia. R/.
Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini. R/.

EPISTOLA
Ho combattuto la buona battaglia.
2 Tm 3, 16 – 4, 8

 

Carissimo, tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.
Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Sal 117, 26)

VANGELO
Il sangue dei martiri, seme dei cristiani. Paolo, moneta d’argento scaturita dal martirio di Stefano.
Mt 17, 24-27

 

In quel tempo. Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

PREGHIERA DEI FEDELI
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Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, Signore.

 

- Per la Chiesa, perché seguendo l’esempio del diacono e martire Stefano sia sempre testimone coraggiosa di Cristo nel mondo: preghiamo. R.
- Per tutti i cristiani che soffrono a causa del Vangelo: perché, sostenuti dall’intercessione di santo Stefano, con la forza dello Spirito non abbiano paura di portare l’amore di Cristo laddove domina l’odio: preghiamo. R.
- Per la nostra comunità, perché l’Eucarestia che celebriamo ancora nella gioia del santo Natale rinnovi in tutti il desiderio di annunciare il vangelo con le parole e con le opere: preghiamo. R.

COMMENTO AL VANGELO

SAN FULGENZIO
Sermo 111 1, 3 – 5, 6: PL 65, 729-732.

La vittoria della carità in s. Stefano

Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno; oggi celebriamo la passione vittoriosa del suo soldato. Ieri il nostro Re, indossata la veste della carne umana, si è degnato uscire dalla dimora di un grembo verginale, per visitare il mondo; oggi il soldato lascia la tenda del corpo per entrare trionfalmente in cielo… Il nostro Re, pur essendo l’Altissimo, è venuto per noi nell’umiltà, ma non ha potuto venire senza doni. Ha portato infatti ai suoi soldati un dono grande, con cui non solo li ha arricchiti largamente, ma li ha dotati di una forza invincibile per la lotta. Ha portato infatti il dono della carità, per condurre gli uomini alla comunione con Dio. Tutto quello che recava con sé, lo ha dato senza contare: ha arricchito meravigliosamente la povertà dei suoi, senza essere in nulla sminuito, mantenendo anzi la pienezza dei suoi inesauribili tesori. La carità dunque, che fece discendere il Cristo dal cielo sulla terra, ha sollevato Stefano dalla terra al cielo. La carità, che prima si era mostrata nel Re, rifulse poi nel soldato…

Stefano dunque, per essere degno di ricevere la corona indicata dal suo nome, aveva per armi la carità e con essa vinceva dappertutto. Per amore di Dio non ha ceduto al furore dei Giudei, per amore del prossimo ha interceduto per coloro che lo lapidavano. Per amore riprendeva quegli sviati, perché si correggessero; per amore pregava per quelli che lo lapidavano, perché non fossero puniti. Sostenuto dalla potenza dell’amore, vinse il crudele furore di Saulo e meritò di avere come compagno in cielo il suo persecutore sulla terra. la sua santa carità, che non venne mai meno, desiderò conquistare con la preghiera coloro che non aveva potuto convertire con la parola… Per questo, ora Paolo condivide la felicità di Stefano, gode con Stefano della gloria del Cristo, esulta con Stefano, regna con Stefano. Dove Stefano è giunto per primo, lapidato da Paolo, lì è giunto pure Paolo, aiutato dalla preghiera di Stefano.

Quale vera vita, fratelli miei, è quella in cui Paolo non si vergogna più dell’uccisione di Stefano, ma dove Stefano si rallegra della comunione con Paolo! É la carità che gode in ambedue. In Stefano la carità ha vinto la durezza dei Giudei; in Paolo la carità ha coperto una moltitudine di peccati (1 Pt. 4, 8). La Carità ha meritato ad entrambi il possesso del regno dei cieli. La carità è la fonte e l’origine di tutti i beni, la più eccellente difesa, la via che porta al cielo. Chi cammina nella carità non può sbagliarsi né temere. Essa dirige, protegge, guida alla meta. Perciò, fratelli, dato che il Cristo ha drizzato la scala della carità, per la quale ogni cristiano può salire al cielo, aggrappatevi fortemente a questa pura carità, ‘donatevela a vicenda’ e salite insieme, progredendo in essa.

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