- L’origine
- La vocazione
- L’investitura profetica
- Le due visioni
- Il dramma del profeta:
- L’ORIGINE
a. Lettura (Ger 1, 1-3)
Parole di Geremia figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che dimoravano in Anatòt, nel territorio di Beniamino. A lui fu rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia figlio di Amon, re di Giuda, l’anno decimoterzo del suo regno, e quindi anche al tempo di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell’anno undecimo di Sedecìa figlio di Giosìa, re di Giuda, cioè fino alla deportazione di Gerusalemme avvenuta nel quinto mese.
b. Interpretazione (Ger 1,1-3)
Anatòt. Oggi Anata, a sei chilometri a nord di Gerusalemme, è un luogo di passaggio tra il nord e il sud, tra Beniamino e Giuda. Questo spiega forse la reale affinità, di sensibilità e di pensiero, tra Osea (profeta del nord nell’VIII secolo, il «Geremia del nord») e Geremia (profeta in Giuda nel VII secolo).
Geremia è presentato come di famiglia sacerdotale (senza che si precisi se sia lui stesso sacerdote). Viene qui in mente una tradizione: in seguito a un tradimento verso il re, il sacerdote Ebiatar viene destituito dalle sue funzioni da Salomone e rimandato nelle sue proprietà ad Anatòt (1 Re 2,26). Così, ci dice il testo dei Re, Salomone adempie la parola « che il Signore aveva pronunziato in Sila riguardo alla casa di Eli ». Questo ci rimanda alla condanna di Eli e della sua discendenza in 1 Sam 2. Così, se questa analisi dell’ascendenza di Geremia è esatta, il profeta è messo subito in relazione con un’antica maledizione divina.
Nel corso della sua vita di profeta, lo vediamo in contrasto con la sua famiglia, con i suoi congiunti. «-Gli uomini di Anatòt attentano alla mia vita» (11,21). «Perfino i tuoi fratelli e la casa di tuo padre, perfino loro sono sleali con te » (12, 6). Quali che siano le sue origini sacerdotali, proprio il fatto di appartenere a una famiglia di sacerdoti procura a Geremia queste difficoltà. Infatti, senza dubbio egli aderisce alla tesi deuteronomica della centralizzazione di ogni culto a Gerusalemme (v. Dt 12,5; 14,23; Ger 31,6).
Ma centralizzare il culto a Gerusalemme significava sopprimere i santuari secondari sparsi sulla terra, e di conseguenza sopprimere i mezzi di sostentamento delle famiglie sacerdotali che provvedevano al servizio religioso di quei santuari.
Geremia rimarrà sempre un rurale, si sentirà sempre straniero nelle vie di Gerusalemme. Le sue immagini rievocheranno sempre di preferenza la vita di villaggio (v. 25,10). Ecco già una prima occasione di contrapporre il nostro profeta a Isaia, la grande voce del secolo precedente che, invece, sembrava così a suo agio nel Tempio, nel Palazzo reale, in tutta la vita della Città.
- LA VOCAZIONE
a. Lettura (Ger 1,4-8)
Mi fu rivolta la parola del Signore:
“Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,
prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni”.
Risposi: “Ahimè, Signore Dio,
ecco io non so parlare, perché sono giovane”.
Ma il Signore mi disse: “Non dire: Sono giovane,
ma va’ da coloro a cui ti manderò
e annunzia ciò che io ti ordinerò.
Non temerli, perché io sono con te per proteggerti”.
Oracolo del Signore.
b. Interpretazione (Ger 1.4-8)
Anche prima della sua nascita, Geremia era scelto, chiamato. L’azione di Dio è radicalmente prima e gratuita. Ritroviamo la stessa immagine il proposito del Servo di Dio (Is 49, 1). Anche la storia di Giovanni Battista richiamerà il nostro brano (Lc 1,15.41).
Gesù dirà un giorno ai suoi discepoli: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15, 16).
L’iniziativa di Dio viene in primo luogo; la fede non sarà mai altro che1a risposta ad una chiamata. Ti ho conosciuto, consacrato, stabilito. Parallelismo a tre termini in progressione. Poiché i due termini seguenti chiariscono il primo, è inutile sottolineare fino a che punto la «conoscenza di Dio» può trasformare una vita.
In generale, in campo semitico, la conoscenza implica una comunione vitale tra il soggetto e l’oggetto conosciuto, ed è perciò trasformante. L’unione coniugale è «conoscenza» (Gen 4,1). Attraverso tutta la sua vita di fedeltà all’ Alleanza, un buon re come Giosia « conosce» Dio (Ger 22, 16). Quando Dio decide di «conoscere» l’uomo, la vita di quest’uomo ne è sconvolta. … (segue)
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