Santissima Trinità

Unico Dio che governa il mondo con
triplice spendore! Da tutti e tre, con il
battesimo, io vengo rigenerato nell’uomo
nuovo … Se, dunque, Dio mi ha tutto
purificato, io debbo adorarlo nella pienezza del suo tutto.
S. Gregorio Nazianzeno, Poem dogm. sez. 1, 3

PRIMA LETTURA
Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata.
Pr 8,22-31

SALMO RESPONSORIALE
Sal 8

 

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi? R/.
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi. R/.
Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari. R/.

SECONDA LETTURA
Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.
Rm 5,1-5

CANTO AL VANGELO
(Ap 1,8)

VANGELO
Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.
Gv 16,12-15

 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Gesù ha molte cose da dire ai suoi discepoli,
perché rivela agli uomini l’infinita ricchezza
dell’amore del Padre.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 16, 16-33
Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. (v. 27)

DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 4, 1-34
Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose in parabole. (vv. 1-2)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 11
O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! (v. 33)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 1, 3-14
[In lui] abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza. (vv. 7-8a)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 2, 1-3, 21
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. (vv. 2, 4-5)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI, CAP. 1, 15-29
(Ai santi) Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. (v. 27)

SALMO 40 (39)
Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio, quali disegni in nostro favore: nessuno a te si può paragonare. Se li voglio annunziare e proclamare sono troppi per essere contati. (v. 6)

SALMO 145 (144)
Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (v. 9)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 7, 1-8,1
Insieme con essa (la sapienza) mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile. (v. 7,11)

DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 24
Il primo non ne esaurisce la conoscenza né l’ultimo la può pienamente indagare. Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio più del grande abisso. (vv. 26-27)

COMMENTO PATRISTICO

DOM PROSPER GUÉRANGER
Da L’anno liturgico – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste

L’essenza della fede.

L’essenza della fede cristiana consiste nella conoscenza e nell’adorazione di Dio unico in tre persone. Da questo mistero scaturiscono tutti gli altri, e se la nostra fede se ne nutre quaggiù come del suo supremo alimento, aspettando che la sua visione eterna ci rapisca in una beatitudine senza fine, è perché è piaciuto al sommo Signore di dichiararsi quale egli è al nostro umile intelletto, pur restando nella sua “luce inaccessibile” (1Tm 6,16). La ragione umana può arrivare a conoscere l’esistenza di Dio come creatore di tutti gli esseri, può farsi un’idea delle sue perfezioni contemplando le sue opere, ma la nozione dell’intima essenza di Dio non poteva giungere a noi se non attraverso la rivelazione che egli si è degnato di farcene.

Ora, volendo il Signore manifestarci misericordiosamente la sua essenza onde unirci più strettamente a sé e prepararci in qualche modo alla visione che deve offrirci di se stesso faccia a faccia nell’eternità, ci ha guidati successivamente di luce in luce, fin quando fossimo abbastanza illuminati per adorare l’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità. Nel corso dei secoli che precedono l’Incarnazione del Verbo eterno, Dio sembra preoccupato soprattutto di inculcare agli uomini l’idea della sua unità, poiché il politeismo diventa sempre più il male del genere umano, e la nozione stessa della causa spirituale e unica di tutte le cose si sarebbe spenta sulla terra se la Somma Bontà non avesse operato costantemente per conservarla.

Il Figlio rivela il Padre.

Bisognava che giungesse la pienezza dei tempi; allora Dio avrebbe mandato in questo mondo il suo Figlio unigenito generato da lui fin dall’eternità. Egli ha realizzato questo disegno della sua munificenza, “e il Verbo fatto carne ha abitato in mezzo a noi” (Gv 1,14). Vedendo la sua gloria, che è quella del Figlio unigenito del Padre (ibidem), abbiamo conosciuto che in Dio vi è Padre e Figlio. La missione del Figlio sulla terra, nel rivelarci se stesso, ci insegnava che Dio è eternamente Padre, poiché tutto ciò che è in Dio è eterno. Senza questa rivelazione che è per noi un anticipo della luce che attendiamo dopo questa vita, la nostra conoscenza di Dio sarebbe rimasta molto imperfetta. Bisognava che vi fosse infine relazione fra la luce della fede e quella della visione che ci è riservata, e non bastava più all’uomo sapere che Dio è uno.

Ora noi conosciamo il Padre, dal quale, come ci dice l’Apostolo, deriva ogni paternità anche sulla terra (Ef 3,15). Per noi il Padre non è più soltanto il potere creatore che produce gli esseri al di fuori di sé; il nostro occhio, guidato dalla fede, penetra fin nel seno della divina essenza, ed ivi contempliamo il Padre che genera un Figlio simile a sé. Ma, per insegnarcelo, il Figlio è disceso fino a noi. Egli lo dice espressamente: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale piace al Figlio rivelarlo” (Mt 11,27). Gloria dunque al Figlio che si è degnato di manifestarci il Padre, e gloria al Padre che il Figlio ci ha rivelato!

Così la scienza intima di Dio ci è venuta dal Figlio che il Padre nel suo amore ci ha donato (Gv 3,16); e onde elevare i nostri pensieri fino alla sua natura divina, questo Figlio di Dio che si è rivestito della nostra natura umana nella sua Incarnazione, ci ha insegnato che il Padre e lui sono uno (ivi 17,22), che sono una stessa essenza nella distinzione delle persone. L’uno genera, l’altro è generato; l’uno si afferma potenza, l’altro sapienza e intelletto.

La potenza non può essere senza l’intelletto, né l’intelletto senza la potenza, nell’essere sommamente perfetto; ma l’uno e l’altro richiedono un terzo termine.

Il Padre e il Figlio mandano lo Spirito Santo.

Il Figlio, che è stato mandato dal Padre, è salito al cielo con la natura umana che ha unita a sé per l’eternità, ed ecco che il Padre e il Figlio mandano agli uomini lo Spirito che procede dall’uno e dall’altro. Con questo nuovo dono, l’uomo giunge a conoscere che il Signore Iddio è in tre persone. Lo Spirito, legame eterno dei primi due, è la volontà, l’amore, nella divina essenza. In Dio dunque è la pienezza dell’essere, senza principio, senza successione e senza progressi, poiché nulla gli manca. In questi tre termini eterni della sua sostanza increata egli è l’atto puro e infinito.

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