Pierluigi Bernareggi, Dottrina Sociale della Chiesa

Pierluigi Bernareggi, Dottrina Sociale della Chiesa

Abbiamo il piacere di presentarvi, in memoria di Don Pierlugi Bernareggi, un volume sulla Dottrina Sociale della Chiesa.

La prefazione del Cardinale Angelo Scola e l’ introduzione dell’Autore, che riportiamo, consentono di valutarne consistenza e contenuti.

Presentazione sistematica delle fonti    

PREFAZIONE

  1.         Un gesto di riconoscenza

In questo tempo di grande travaglio per tutta l’umanità in cui la pandemia del coronavirus ci costringe, consapevoli o meno, volenti o no, a stare di fronte alla questione del senso del vivere mi viene chiesto di introdurre questa “Presentazione sistematica delle fonti” della Dottrina Sociale della Chiesa.

Dopo aver esaminato l’opera lo faccio molto volentieri almeno per due ragioni.

La prima è la figura del suo autore, Padre Pigi Bernareggi, partito giovane per diventare sacerdote in Brasile dove tutt’ora vive ed opera, dopo aver dedicato 57 anni della sua vita all’azione pastorale prima nelle favelas e poi nel mondo dei senza-tetto di Belo Horizonte (Minas Gerais).

Con Pigi ho frequentato la Facoltà di filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Entrambi allievi di Gustavo Bontadini con cui abbiamo discusso la tesi. Già da allora Pigi si rivelò come un metafisico sopraffino e nella lunga condivisione con uomini poveri, spesso ridotti a scarto nella nostra società, questa sua capacità filosofica si è affinata. Lo documentano gli scritti quasi sempre brevi ed occasionali e lo mostra con evidenza il suo appassionato modo di comunicare, che nasce sempre dallo sguardo di un testimone.

Io gli devo molto. Forse lui non lo sa, ma nell’estate del 1958 in una casa dell’Azione Cattolica situata sulle Dolomiti (Passo Falzarego) Pigi parlò del rapporto tra la persona e la storia di Gesù ed il cristiano in modo tale da risvegliare in me la forza della fede che si era assopita in un formalismo incapace di attrattiva.

Il secondo motivo che mi ha spinto ad accettare la proposta che Padre Pigi mi ha fatto è la decisività della Dottrina Sociale per l’edificazione della vita buona nella società plurale di oggi, soprattutto in tempi di grande prova come l’attuale.

  1.         Una proposta di vita buona e di buon governo nella società plurale

Il contenuto specifico della proposta cristiana a livello socio-politico consiste nel comunicare con forza l’ideale concreto della vita buona. Anche – e, forse soprattutto, in Occidente – si tratta di documentare la fecondità dell’esperienza della fede del Popolo di Dio per l’edificazione di una società civile in cui le diversità non siano solo tollerate, ma sinfonicamente valorizzate.

Infatti costruire la polis significa perseguire quella vita buona simultaneamente esigita dal singolo e dalla comunità senza artificiose separazioni tra pubblico e privato. Questa visione fa spazio all’insuperabile polarità tra persona e comunità, tra individuo e società. Non si può dunque partire dall’individuo e dalla società come da due elementi separati, da ricomporre poi in unità. Così facendo non sarebbe possibile né riconoscere la persona né edificare la società. La dimensione comunitaria (sociale) è, infatti, costitutiva dell’io. Perché ci sia buon impegno socio-politico e, soprattutto buon governo, non si può separare l’agire virtuoso degli agonisti, cioè di chi governa e di chi è governato, dall’elaborazione delle pratiche e delle teorie circa i beni ed i fini della convivenza civile, nonché dei mezzi per attuarli. In altri termini, la condizione primaria per l’esplicarsi di una vita politica sta in una concezione della società che consenta ed esprima una antropologia adeguata.

Occorre far riferimento ad una convinzione inaugurata da Aristotele, ripresa da Tommaso e pacificamente vissuta fino all’inizio dell’età moderna: la convivenza sociale si regge su una pratica ed una visione dell’agire degli uomini inteso come un tutto, quindi volta a dare un ordine ai fini e ai beni della vita. Bisogna qui notare che né Aristotele nell’Etica a Nicomaco, né Tommaso, che riformula la tesi del bene vivendum nella Secunda Pars della Summa e nelle Sententia libri ethicorum, ignorano la necessità di distinguere accuratamente tra l’etica personale e l’etica pubblica o politica. Essi, come mostrano gli studi più rigorosi, sono ben consapevoli che l’etica politica, come vita buona, richiede non pochi adattamenti realistici rispetto alla vita virtuosa in quanto riferita al singolo. Non ritengono ingenuamente che le società politiche possano essere tout-court società di virtuosi; tuttavia, mostrando uno stringente senso pratico, essi propugnano questa visione unitaria della vita buona perché consente il nascere e l’esprimersi, all’interno della polis, di uomini e di comunità di virtù. Risulta così già configurata, per dirla in linguaggio moderno, la necessità di una società civile che dia vita ad una democrazia sostanziale attraverso il libero ed articolato dia-logo tra persone e comunità intermedie vitali.

Pertanto ogni buon governo – anche nella nostra complessa società della globalizzazione e delle reti –, se vuole raggiungere le atmosfere pure della libertà, non può prescindere dall’impegno rigoroso di tutti, teso a perseguire la vita buona mantenendo in unità le due distinte dimensioni, personale e comunitaria, dell’umano agire. È questa la mia profonda convinzione che, per altro, non fa che riproporre il filo rosso di tutto l’insegnamento sociale della Chiesa, soprattutto di quell’arco di magistero pontificio che va dalla Rerum novarum alla Fratelli tutti.

In sintesi queste notazioni sulla vita buona e sul buon governo fanno emergere una precisa visione del civis e del suo impegno politico. Non a caso Charles Péguy affermava che i cristiani sono i «più civici fra gli uomini» (Lui è qui. Pagine scelte, Rizzoli, Milano 1997, 80).

Nei fatti questo significa che la dottrina sociale, che poggia sull’annuncio integrale del Vangelo di Cristo, ha il compito di mostrare le implicazioni a livello antropologico, cosmologico e sociale dei misteri della vita cristiana – dalla Trinità fino alla vita eterna – enucleati nel credo e resi accessibili dal comandamento dell’amore invocato nella preghiera liturgica e personale. Questa è la strada per coniugare correttamente a livello sociale il rapporto fede e religione. Questo sguardo unitario, che in modo circolare abbraccia il percorso che va dal Credo al senso religioso e dal senso religioso al Credo, è capace di parlare ad ogni uomo, anche al non credente.

Mi sembra, tuttavia, importante, dire una parola su cosa intendo con l’espressione implicazioni dei misteri cristiani. L’idea nasce da una formidabile opera di Henri de Lubac, Catholicisme, che aveva come felice sottotitolo: les aspects sociaux du dogme. Rispetto ai tempi di De Lubac l’urgenza principale dell’azione e della riflessione sociale che oggi ci viene chiesta è quella di mostrare non solo gli aspetti (ma la parola implicazioni è più stringente) antropologici, ma anche quelli sociali e cosmologici della fede.

  1.         La specificità della Dottrina Sociale della Chiesa

Per quanto riguarda la specificità della dottrina sociale mi permetto soltanto richiamare il fatto che essa «propone principi di riflessione; formula criteri di giudizio, offre orientamenti per l’azione» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2423). Siamo, quindi, in presenza di un insegnamento articolato che trae la sua originalità «dall’incontro del messaggio evangelico e delle sue esigenze (…) con i problemi derivanti dalla vita e dalla società» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione circa la libertà cristiana e la liberazione. Libertatis conscientia, 22 marzo 1986, n. 72).

Da ciò conseguono almeno due caratteristiche essenziali ad un adeguato sviluppo della dottrina sociale. In primo luogo l’imprescindibile aiuto che essa, disciplina in sé teologica, riceve dalla filosofia e dalle scienze umane. Poi il fatto che inevitabilmente la dottrina sociale, sviluppandosi in funzione delle circostanze mutevoli «lungi dal costituire un sistema chiuso si presenta come un “cantiere” sempre aperto, in cui la verità perenne penetra e permea la novità contingente, tracciando vie di giustizia e di pace» (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa 86). In questo suo tratto specifico si trova uno dei motivi principali per cui la dottrina sociale costituisce una risorsa per la società plurale.

Per cogliere la specificità della dottrina sociale è inoltre importante una notazione di carattere epistemologico. Come la dottrina cristiana viene formulata a partire dall’esperienza cristiana vissuta nella Chiesa e trova nel Magistero un alveo sicuro di sviluppo, così è, analogicamente, anche per la dottrina sociale. Essa nasce dall’impegno missionario normale delle comunità con la realtà umana e sociale, diviene riflessione critica e sistematica nella teologia sociale, che implica la filosofia e le scienze umane, e trova nei pronunciamenti del Magistero la sua garanzia. Lo dice bene padre Pigi quando afferma, parlando del suo lungo impegno con i favelados ed i senza-tetto: «… vidi che in pratica, senza conoscerla, con gli amici ed i compagni di impegno concreto… stavamo seguendo proprio quella Dottrina sociale…».

L’ampiezza ed il rigore, l’accessibilità di questa Opera porterà beneficio e moltiplicherà il grazie che dobbiamo a Padre Pigi Bernareggi.

+ Angelo card. Scola

Arcivescovo emerito di Milano

Imberido di Oggiono, 8 dicembre 2020
Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

INTRODUZIONE

Viviamo nel mondo della fine delle ideologie moderne: questa è l’esperienza più caratteristica della nostra epoca, in ogni canto del globo terrestre.

Nel vuoto lasciato dal fallimento di queste ideologie, che per secoli hanno monopolizzato l’attenzione e le speranze dell’umanità, s’insinua un pericoloso sentimento d’impotenza e di sfiducia in un futuro realmente felice per l’umanità. E’ l’altalena di esaltazione e depressione tipica del male spirituale di cui soffre dal suo inizio l’età moderna.

Ora, all’inizio del terzo millennio questa fase della storia è giunta alla fine – una fase nuova, ancora non ben conosciuta, è in gestazione.

E’ questa la certezza che ha spinto l’autore di quest’opera, una presentazione sistematica delle Fonti della Dottrina Sociale della Chiesa, ad accingersi al lavoro di ripresentare al popolo cristiano la proposta cristiana per la costruzione di una nuova società.

Nell’epoca – sotto vari aspetti così aspettata – della fine delle ideologie, questa proposta spunta nuovamente con forza. Per secoli e generazioni la Chiesa cattolica parve gridare nel deserto, presentare idee impossibili, proposte ingenue e oltremodo irrealiste ; ma oggi, che il supposto “realismo” delle ideologie moderne ha mostrato fin dove ci può portare una forzatura ideologica distorta della realtà, l”’ingenuità” della Chiesa cattolica e della sua dottrina sociale riappare navigando sulle acque, superando la prova terribile di innumerevoli guerre e rivoluzioni, indicando strade semplici e sicure, efficienti e più umane.

Disprezzata e censurata per secoli, perfino all’interno della stessa cultura e prassi pastorale della Chiesa, questa dottrina rappresenta oggi ciò che di più vitale e di più nuovo esiste nel panorama della cultura politica mondiale e stimola l’immaginazione creatrice di una nuova società.

Però, affinché ciò avvenga, c’è una sola condizione: che il popolo cristiano in ogni sua classe e in ciascuno dei suoi componenti venga effettivamente a conoscenza di quella dottrina sociale.

E lo faccia non per mezzo di commentari, esegesi, interpretazioni ed aggiustamenti, non sempre esattamente fedeli a ciò che effettivamente la Chiesa ha detto e continua a dire. Deve venirne a conoscenza nella sua verità semplice e reale, così come la Santa Sede ed il Concilio Vaticano II in modo autentico e inequivocabile la hanno proposta a tutta l’umanità fino ad oggi. Deve essere questo l’ABC dello spirito sociale del popolo cristiano di oggi, all’inizio del terzo millennio. La Chiesa, tra l’altro, continua con forza ed autorità a stimolarci su questo cammino con insistenza sempre maggiore.

C’è anche un problema di fede legato alla conoscenza della dottrina sociale della Chiesa. Infatti questa dottrina è parte integrante e necessaria della posizione dottrinaria cristiana: pertanto esige, nel suo insieme e spesso anche nelle sue singole parti e tesi, un’adesione di fede sincera e impegnata. Ciò non è successo, o è raramente successo nel panorama del cattolicesimo mondiale. Infatti generazioni e generazioni d’intellettuali e scrittori cattolici hanno fatto a gara tra loro per dimostrarsi estranei o per lo meno neutrali, di fronte alle tesi sociali della dottrina della Chiesa, ritenendo che questo atteggiamento fosse segno di modernità, di evoluzione intellettuale e

di progressismo, aperti com’erano all’influenza predominante delle ideologie in voga. Oggi il clamoroso fallimento mondiale delle ideologie mette in chiara luce l’infantilità avvilente di quella posizione; e valorizza di nuovo l’impegno della fede, che deve spingerci a interessarci alla conoscenza ed alla pratica degli insegnamenti sociali della Chiesa.

Ma affinché la dottrina sociale cristiana sia effettivamente conosciuta, essa dev’essere insegnata in ogni luogo. Ed ecco il perché di questa “Presentazione sistematica delle Fonti”: si tratta di uno strumento didattico messo a disposizione di tutti coloro che pretendono insegnare o apprendere la dottrina in questione. E’ uno strumento che ci mette in contatto immediato con tutto ciò che la suprema autorità della Chiesa ha definito in questi ultimi cento e più anni in materia sociale.

La divisione dei capitoli segue naturalmente la tematica che la Chiesa ha voluto spontaneamente affrontare in quel periodo, non per fini anzitutto didattici, ma per far fronte alle sollecitazioni ed alle sfide della stessa realtà sociale e storica, nella quale la propria Chiesa si trovava attivamente coinvolta ed immersa.

Mettiamo questo strumento didattico nelle mani dei laici e della gerarchia, dei religiosi e dei non cattolici: l’essenziale è che ciascuno sia animato dal sincero desiderio di conoscere effettivamente ciò che la Chiesa dice nel campo sociale – e perciò di aprire la mente, ampliare le prospettive, aderire veramente a ciò che la Chiesa sempre più insistentemente indica come il cammino più cristiano, e perciò più umano – più umano, e perciò più cristiano.

Professori, alunni o semplici curiosi potranno trovare qui il materiale di base, in prima mano, le fonti per i loro studi, ricerche, analisi circa la vita sociale, l’economia, la politica così come la Chiesa la vede. Politici, imprenditori, sindacalisti o semplici cittadini troveranno qui non poche risposte, tracce, e molto frequentemente esigenze da porsi urgentemente in pratica, per amore al bene comune ed al futuro della civiltà locale e mondiale: e ciò anche se si esigano cambiamenti radicali e coraggiosi…

La pretesa di chi lancia quest’opera non va’ al di là di ciò che l’antico amanuense si riproponeva: consegnare al popolo in modo fedele i tesori molte volte dimenticati della sapienza cristiana e della sua tradizione viva e quanto mai attuale. Abbiamo limitato di proposito ad una semplice frase d’introduzione l’intervento del redattore nel presentare il materiale raccolto. Abbiamo voluto che la lettura del testo autorevole parlasse per sé, senza glosse e senza commenti. E’ il lettore che dovrà analizzare e tirare le somme di fronte a ciò che la Chiesa effettivamente dice e vuole, senza intermediari eruditi e ipoteticamente “competenti”. Abbiamo indicato scrupolosamente le fonti dei testi raccolti – fonti che hanno la pretesa di essere complete ed esaustive all’interno di ognuno degli argomenti proposti. Speriamo che quest’opera diventi uno strumento valido per la nuova evangelizzazione del mondo e della società, nella quale tutti noi ci dobbiamo sentire solidalmente impegnati.

Don Pierluigi Bernareggi
Milano, Settembre 2004

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