P. M. Gionta, Dom Columba Marmion – Biografia

P. M. Gionta, Dom Columba Marmion – Biografia

di Paolo Maria Gionta, O.S.B. *

Joseph Marmion nacque il 1 aprile 1858 a Dublino da William, irlandese, e da Herminie Cordier, di origine francese. La famiglia era profondamente cattolica e viveva con impegno la fede cristiana. Ce lo rivela, tra l’altro, il seguente aneddoto: il giovane seminarista Joseph consigliò una volta al padre l’esercizio della presenza di Dio, ottenendone questa risposta: «Figlio mio, in mezzo alle mie pressanti occupazioni, non rimango mai più di qualche minuto senza fare a Dio l’offerta di me stesso». In seno alla famiglia, maturò anche la fede del piccolo; a questo proposito è curioso il fatto che, avendo finalmente ottenuto per intercessione di S. Giuseppe, la nascita di un figlio maschio, dopo che ne erano morti due e non restavano che quattro femmine, i genitori lo consacrarono a Dio e presero l’abitudine di vestirlo di nero. Anche quando poi nacquero altri due figli maschi, Joseph fu l’unico a vestire sempre “a lutto” già dalla più tenera età. Dopo aver frequentato le scuole presso gli agostiniani e i gesuiti (Belvedere College), Joseph entrò nel gennaio 1874 nel collegio ecclesiastico della Santa Croce (Holy Cross) a Clonliffe, dove intraprese la lunga formazione al sacerdozio. Degna di nota è l’influenza esercitata su di lui dal direttore spirituale del collegio, P. John Gowan, animato da una profonda devozione alla passione di Cristo, che trasmise al giovane Marmion. Nel 1878 morì suo padre e l’anno successivo Joseph fu inviato a terminare gli studi presso il Collegio di Propaganda Fide a Roma, mentre avrebbe risieduto nel Collegio irlandese. Giunse nella Città Eterna il 24 dicembre 1879, per ripartirne l’11 luglio 1881, dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 16 giugno precedente. A Dublino fu nominato vicario nella parrocchia di Dundrum, incarico che lasciò un anno dopo per assumere quello di professore di filosofia a Clonliffe, oltre che di cappellano di un convento e delle carceri.

Già da tempo si era affacciata nell’animo del giovane l’attrattiva per il monachesimo, a partire almeno da quando nel 1880, durante le vacanze estive, fece visita a Montecassino; profondamente impressionato da questo pellegrinaggio, come pure dalla decisione di un suo compagno di abbracciare la vita monastica, si mise in contatto con l’abate del monastero australiano di New Norica, Mons. Salvado, chiedendogli di poter far parte della sua comunità. Avendo espresso il suo desiderio all’arcivescovo di Dublino, mons. Edward McCabe, questi gli consigliò di trascorrere qualche anno come prete diocesano e poi, eventualmente, di riconsiderare la faccenda. La visita ad un altro monastero – a quel tempo in Irlanda non ce n’era – fece risuonare ancora nel suo spirito l’appello alla vita religiosa; fu nel viaggio di ritorno da Roma a Dublino, quando passò da Maredsous in Belgio. E fu proprio questo il cenobio ove cinque anni dopo, ottenuto finalmente il benestare dell’arcivescovo, il reverendo Joseph Marmion intraprese la vita monastica. Assunto il nome di Columba, grande monaco irlandese, emise la professione semplice il 10 febbraio 1888 e quella solenne e definitiva tre anni dopo.

Soprattutto il periodo del noviziato, sotto la guida di dom Benoît d’Hondt, monaco rigido e severo, fu un tempo di dura prova: la lontananza dalla patria e dalla famiglia, che dopo la morte del padre avrebbe avuto bisogno del suo appoggio, la disciplina che contrastava col suo temperamento allegro ed esuberante, la convivenza con novizi più giovani di lui furono elementi che contribuirono a rendere arduo l’inizio del cammino intrapreso. Ma la prova fu superata soprattutto attraverso un approfondimento dell’amore per Cristo e dell’anelito a conformarsi a lui, esperienza che lo fece maturare nella fede e che costituì la base di quell’edificio spirituale che fornirà più tardi il quadro dei suoi scritti. Dopo i voti perpetui, dom Columba svolse le mansioni di insegnante di inglese, di filosofia e di teologia, di secondo maestro delle cerimonie e di “zelatore”, ossia di assistente del Maestro dei novizi. Cominciò anche, sempre sotto l’obbedienza monastica, un vasto e variegato apostolato che «interessò fedeli di parrocchie, ragazzi e ragazze di varie scuole, circoli di operai della regione di Charleroi e preti» ai quali, presso Dinant, predicava i ritiri mensili. Nel 1899 cominciò una nuova fase della sua vita e del suo ministero: fu trasferito a Lovanio, dove Maredsous aveva fondato il monastero di Mont-César, affidandolo alla guida di dom Robert de Kerchove. Marmion vi svolse gli incarichi di priore, ossia vice dell’abate, e di professore di teologia dogmatica dei giovani monaci dei quali curava anche la formazione spirituale tramite l’offerta di due conferenze settimanali. A questi uffici interni egli ne aggiunse altri all’esterno, come quello di direttore spirituale delle carmelitane di Lovanio e di vari professori e studenti dell’università e quello di conferenziere e di predicatore di esercizi, che dettò specialmente a comunità religiose sia belghe, che inglesi che irlandesi.  … (segue)

* Prof. Dr. Paolo Maria Gionta, O.S.B., Lettore di Teologia Monastica
Piazza dei Cavalieri di Malta, 5 – 00153 Roma

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