P. Girolami, I martiri di Viaceli e di Algemesí (1936-1937)
Testimoni cistercensi del nostro tempo

P. Girolami, I martiri di Viaceli e di Algemesí (1936-1937)

Fra i martiri della guerra civile spagnola del ’36 si contano anche quindici monaci trappisti del monastero di Viaceli, a Cóbreces (Cantabria) e due sorelle cistercensi della Congregazione di S. Bernardo di Algemesí (Valencia), unite allo stesso processo di canonizzazione.

Colpisce innanzitutto la giovane età di quel gruppo di fedeli seguaci di Cristo: P. Pio Heredia, 61 anni; P. Amedeo, 31; P. Valeriano, 30; P. Juan Bautista, 31; P: Eugenio, 33; P. Vicente, 31; Fra Álvaro, 21; Fra Marcelino, 23; Fra Antonio, 21; Fra Eustaquio, 45; Fra Ángel, 68; Fra Ezequiel, 19; Fra Eulogio, 20; Fra Bienvenido, 28, Fra Leandro, 21. Erano la speranza di una comunità fiorente che si trasforma in seme precoce seminato nel solco di una vita offerta ad imitazione di Cristo. Arrestati nel cuore della notte l’8 settembre, a poche settimane di distanza da quel 20 agosto, quando la Giunta del Fronte popolare aveva proibito categoricamente il culto cattolico, erano stati costretti a lasciare il monastero e portati a Santander, dove erano stati incarcerati nella prigione improvvisata nel Collegio dei Salesiani. Liberati una parte il 13 e l’altra il 17 settembre, si erano divisi in tre gruppi, uno con a capo P. Pio, uno guidato da fratel Eustachio e uno da fratel Santos, e avevano trovato rifugio in tre diverse abitazioni. Alcuni, invece, erano riusciti ad uscire da Santander e a raggiungere una zona meno pericolosa. Intanto, però, nel pomeriggio del 21 settembre, i padri Eugenio e Vicente, che erano stati trattenuti al monastero, furono fatti salire su una macchina e, giunti al confine di Rumoroso, fatti scendere bruscamente e uccisi a colpi di fucile e di pistola e i loro corpi lasciati abbandonati lungo la strada. Il 2 dicembre 1936, anche gli altri, tuttavia, venivano catturati. I primi due gruppetti vennero portati via nel silenzio dell’alba o della notte seguente, caricati su un barcone, condotti verso il mare aperto fuori dalla baia di Santander, legati a pesanti macigni e gettati nelle fredde acque del Mar Cantabrico. Quelli del terzo gruppo, invece, non furono catturati e poterono salvarsi quasi tutti. Solo fra Leandro fu successivamente fermato e avendo confessato di essere religioso, fu crudelmente torturato e assassinato. All’elenco dei monaci bisogna aggiungere anche il nome di Padre José Camí, sacerdote diocesano di Aytona (Lerida), di 28 anni, che era stato ammesso come postulante nell’abbazia di Viaceli e vi sarebbe entrato nel luglio del 1936. Era tornato a casa per congedarsi dalla sua famiglia quando fu arrestat, nella notte del 27 luglio, con un altro sacerdote. Entrambi furono legati alla parte posteriore di un veicolo e trascinati per strada per più di 13 km. Tutti morirono in silenzio, offrendo le loro vite, vittime di un odio irrazionale fratricida, e perdonando i loro persecutori.

Madre María Micaela Baldovì Trull e Madre María Natividad Medes Ferrís avevano lasciato il loro monastero di Fons Salutis, per fondarne un altro nella loro città natale di Algemesí. Quando il 22 luglio del ‘36 la comunità fu espulsa, esse si rifugiarono in casa dei loro parenti. Ugualmente, tuttavia, furono arrestate tra il 18 e il 20 ottobre, e uccise entrambe sulla strada. M: Micaela aveva 67 anni e M. Natividad 55. Anche loro sigillarono col sangue la propria fedeltà a Cristo.

Sono stati beatificati tutti nella Cattedrale di Santander il 3 ottobre 2015, sotto il pontificato di Papa Francesco.

Sr. Patrizia – Valserena

 

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