P. Girolami, Ecologia e spiritualità

P. Girolami, Ecologia e spiritualità

La tematiche ecologiche stanno assumendo da tempo una rilevanza sempre maggiore nel dibattito politico, scientifico e mediatico, con opinioni tutt’altro che unanimi e con toni che rasentano talora lo scontro. Un editoriale di Giulio Meiattini sulla rivista di spiritualità dei benedettini di Noci, «La Scala», dal titolo Quale ecologia? Incertezze della scienza e sapienza della fede (anno LXXIII – ottobre-dicembre, n° 4, pp. 193-199), fa il punto della situazione, spostando l’ottica di osservazione e invitando a guardare il problema da una prospettiva spesso trascurata che è questa. «A fronte delle incertezze della scienza, e alla sua potenziale strumentalizzazione, è possibile e necessaria in ogni caso, una via ispirata alla sapienza, in particolare a quella proveniente dalla fede cristiana, cioè da una visione non solo materiale e naturalistica del mondo, ma anche spirituale». Questo significa per Meiattini “allargare gli orizzonti dell’ecologia” alla considerazione di una dimensione spirituale.

L’argomento ecologico presenta due aspetti. Da un lato il fenomeno dell’inquinamento crescente con l’aria delle città sempre più malsana, le acque dei fiumi sporche, l’inquinamento elettromagnetico diffuso, lo smaltimento dei rifiuti divenuto un problema di igiene e di decoro pubblico, oltre che di legalità (basti pensare alla “terra dei fuochi”), l’uso di pesticidi e prodotti chimici nelle monocolture intensive e nella zootecnia. Dall’altro la questione del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici di dimensione planetaria, secondo cui la temperatura media della terra sta aumentando con conseguenze quali lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare, la crescita di zone desertiche, l’aumento di fenomeni atmosferici catastrofici, ecc. Se riguardo al primo, l’inquinamento, i dati sono sotto gli occhi tutti e inoppugnabili, per quanto riguarda il secondo, l’equilibrio climatico, le opinioni del mondo scientifico sono, in verità, divergenti e molti specialisti sostengono, dati alla mano, che alla base del riscaldamento non ci sia principalmente o esclusivamente l’attività umana.

Ecco, allora, un’ottica diversa da cui considerare comunque il problema. «Il cristianesimo – scrive Meiattini – considera il mondo presente inserito in un disegno divino di creazione che ha il suo polo di attrazione e il suo centro nella persona del Cristo, Parola creatrice del Padre, e la sua forza propulsiva nell’azione dello Spirito creatore. Il Risorto, che per la potenza dello Spirito Santo è transitato da questo mondo all’altro per poi tornare in contatto col tempo e lo spazio mondani col suo vero corpo trasfigurato, è il principio di una nuova comunicazione tra l’invisibile e il visibile. Il Nuovo Testamento dichiara più volte che il Cristo ha riconciliato in sé non solo l’umanità e Dio, ma anche “gli esseri che sono nel cielo e quelli che sono sulla terra”, cioè le creature visibili e quelle invisibili». La risurrezione di Cristo, cuore della fede cristiana, infatti, «non lascia invariati i rapporti fra il mondo della natura e il mondo celeste. Di conseguenza l’uomo può vivere correttamente il suo rapporto con la natura, e le leggi e le forze che la regolano, solo se inserito in Colui che ne è l’origine e il punto di destinazione, l’Alpha e l’Omega». Questo vuol dire anche che «secondo la rivelazione, i fenomeni naturali e gli eventi storici non sono governati esclusivamente da leggi e forze deterministiche immanenti, ma dipendono anche dal costante interscambio fra il visibile e l’invisibile». È importante tener presente, in un’ottica di fede, che «il nostro mondo naturale non è un sistema chiuso, ma interagisce con una dimensione trascendente ed eccedente e che il rapporto dell’uomo con la natura non dipende solo da leggi fisiche calcolabili, ma anche dall’ambito del rapporto fra libertà divina e libertà umana».

Questo non significa deresponsabilizzare né assolvere l’uomo dalle sue colpe ambientali, ma appunto leggere il problema da un’autentica prospettiva di “ecologia integrale” come ci suggerisce l’enciclica di Papa Francesco, Laudato si’, e porre le basi di una relazione fra l’uomo e l’ambiente che abbia in Dio il suo principio e il suo riferimento. E vuol dire anche sottrarre il rapporto con la natura a quella “desacralizzazione radicale” provocata dalla mentalità tecno-scientifica imperante che vorrebbe ridurre tutto a fisica e chimica.

È decisivo, pertanto, come osserva Meiattini, «recuperare un approccio sapienziale e mistico verso la natura, riconoscendo che essa è sì regolata da leggi immanenti (oggetto della scienza), ma è anche collegata ad un mondo di attività spirituali che termina nella sovranità di Dio. Il mondo non è la macchina o l’orologio di illuministica memoria, che funzionano da soli dopo che l’Artefice (o Architetto dell’universo) li ha confezionati e avviati. Il cielo e la terra sono, biblicamente, non solo la scena estrinseca in cui si affrontano la libertà infinita di Dio e quella finita dell’uomo, ma vengono coinvolti essi stessi in questo dramma della salvezza».

La fede nella creazione e nel Dio creatore, invece, «resta la base indispensabile per recuperare questa unità fra spiritualità e scienza e dunque per promuovere un’ecologia che eviti due estremi: pensare di risolvere tutto con pianificazioni umane, senza recuperare l’ecologia dell’anima e il rapporto con l’invisibile, o regredire a una rapporto magico e infine panteistico con la natura, non meno chiuso alla vera trascendenza della mentalità tecnocratica».

Questo permetterebbe, infatti, di superare l’antinomia tipica della cultura occidentale fra l’atteggiamento scientifico e quello spirituale, fra la religione e la tecnica, fra l’infinita profondità simbolica delle cose e la loro plasmabilità tecnologica, il mistero e la formula, la relativa autonomia del mondo e la sua dipendenza da Dio. Senza questa coniugazione rimangono, invece, aperte le due strade oggi bene visibili: «o il persistere del puro modello tecnocratico e tecnoscientifico (che tratta la natura come mero oggetto, da sfruttare o da “salvare”) o il ritorno regressivo alla magia, all’esoterismo, al rapporto neopagano con la Madre Terra, alla nostalgia per l’animismo ecologista», ad una sorta di un “eco-religione” che divinizza l’ambiente o di “panteismo ecologico” che tende a sottomettere l’uomo alle “potenze” cosmiche.

La fede nell’unico Creatore, invece «permette di pensare il mondo come unità ordinata secondo leggi universali e coerenti (che possono essere studiate scientificamente secondo modelli matematici), ma anche come soggetto all’intervento e al governo di Dio, secondo tempi e modi dipendenti dalla sua libertà (provvidenza divina, miracolo, ecc.)». Una prospettiva che ci sembra davvero importante recuperare.

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