Secondogenito di Pietro e Anaïs, nato a Casseneuil, nella Garonna, il 6 marzo 1878, fin da piccolo sensibile e taciturno, Joseph ha un solo desiderio: diventare parroco. La chiesa lo attrae e le cerimonie parrocchiali lo rendono più felice dei giochi dei bambini della sua età, tanto che in casa costruisce altarini, taglia casule di carta, imita come può i gesti e i canti del sacerdote nella messa. Per arrivare al sacerdozio occorre, però, studiare, e questo sembra essere il punto debole del ragazzo, nonostante tutta la sua buona volontà e il suo impegno senza risparmio. Dal 1884 è allievo al pensionato dei fratelli di S. Giovanni Battista de la Salle, ma per quanto lavori di buona lena, la sua memoria si rivela molto limitata e insufficiente. Eppure i segni di una vocazione sacerdotale ci sono, e il suo parroco, don Fihol, crede in lui e decide di prendersi in carico la sua formazione, dandogli lezioni di latino in canonica a affidandolo al suo nuovo cappellano, don Monneis, per fargli studiare il programma degli studi classici e tentare l’ammissione al seminario. Nonostante gli sforzi, però, la via sembra rimanere preclusa e allora ecco che si profila l’orizzonte una nuova possibilità. L’adolescente è molto portato al silenzio e quando è in preghiera il suo raccoglimento colpisce: non potrebbero esserci in lui i segni di una vocazione monastica, specialmente presso i trappisti, che porterebbe a compimento anche quella al sacerdozio? I monaci, non essendo incaricati di nessun ministero parrocchiale, potrebbero diventare sacerdoti anche senza superare brillantemente gli esami di teologia. Si decide per il monastero di S. Maria del Deserto, a 30 km a nord-est di Tolosa, e don Fihol vi porta il suo pupillo, esponendo il suo caso a P. Andrea Malet, maestro dei novizi. Quando costui incontra Joseph, coglie in lui il desiderio profondo di Dio e gli promette: “Abbi fiducia, ti aiuterò ad amare Gesù”.
Così, all’età di sedici anni e nove mesi, il 6 dicembre 1894, Joseph Cassant, entra nella comunità, per vivere secondo la Regola di San Benedetto e il Direttorio dei cistercensi-trappisti, sotto l’autorità dell’Abate dom Candido. Docile e fiducioso, il giovane adolescente si adatta senza troppe difficoltà alla nuova forma di vita, con la volontà di non perdere un attimo di tempo. Vuole “piacere al Signore” e per questo si impegna senza indugi al ritmo di quelle giornate scandite dagli uffici cantati, dalla celebrazione dell’eucarestia, dalla lettura personale della Parola di Dio, dal lavoro manuale per provvedere alla manutenzione della casa e far vivere la comunità. Arriva così il tempo della vestizione, il 6 gennaio del 1895, e quello della professione temporanea, il 17 gennaio 1897, fino ai voti definitivi, il 24 maggio 1900, solennità dell’Ascensione. Ma rimane ancora la sospirata ordinazione sacerdotale, che non senza nuove prove, gli viene concessa il 12 ottobre 1902. Eppure la gioia di questo traguardo si appaia con una salute che si va deteriorando a causa della tubercolosi. Rientrato in monastero, dopo un soggiorno a di alcune settimane presso la famiglia, la sua situazione si aggrava progressivamente: stremato non può più celebrare la Messa come ha desiderato né recitare il breviario, finché si spegne, a soli 25 anni, il 17 giugno 1903, poco dopo aver fatto la comunione. “Qualsiasi cosa capiti, mi abbandono sempre alla volontà di Dio: tutto per Gesù” – era stato il suo motto sino alla fine. Tre mesi dopo la sua morte viene già attribuita all’intercessione di questo fratello la guarigione insperata di una donna incinta operata di un cancro. Seguono innumerevoli altre grazie che hanno portato all’apertura del processo di beatificazione e al decreto che riconosce l’eroicità delle sue virtù. È stato inscritto all’albo dei beati da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004.
Sr. Patrizia – Valserena
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