Lettera all’Ordine
Roma, 21 Maggio 1997
Celebrando il primo anniversario
È trascorso un anno dalla Pasqua dei nostri Fratelli. Fare memoria, in questo caso, non è soltanto attualizzare una presenza ‑ sempre essi sono stati presenti a noi, in ogni momento, e oggi più ancora di ieri. Si tratta, piuttosto, di riconoscere una grazia e, umilmente, di chiederla: per seguire Gesù così come essi lo hanno seguito; rendergli testimonianza con la vita per poter essere riconosciuti da Lui, come è avvenuto per loro, nella gloria.
Sequela e testimonianza, sequela e MARTIRIO. Ecco due parole che costituiscono tutto un programma. I nostri Fratelli ci hanno preceduto, sigillando con il sangue la testimonianza della loro vita, per questo ci aprono e ci appianano la via, perché anche noi possiamo percorrerla.
Era l’anno 1994. Henri Vergès, Paule Helène, Caridad e Esther avevano già reso testimonianza e già l’avevano sigillata con il proprio sangue. I Vescovi dell’Algeria, riuniti a Tunisi, operano un discernimento sulla vocazione della Chiesa in Algeria, in mezzo alla crisi che il paese attraversa. La nostra vocazione, essi dicono, consiste nell’invito a seguire Cristo per la stessa via che egli ha percorso: fare della propria vita un’offerta per il popolo (Lettera dei Vescovi di Algeria, Tunisi, 25‑11‑94). E l’anno termina con la testimonianza e l’offerta dei quattro Padri Bianchi di Tizi Ouzou ‑ Jean, Christian, Alain e Charles: offerti con l’Amico, seguito fino all’eccesso (Christophe, Diario. 28‑12‑94).
Scrivendo al proprio Abate, Fr. Paul commenterà: I nostri otto martiri dell’anno 1994 non sono stati vittime del caso o di un incidente nel cammino: no, di una purificazione necessaria. Mi sembra giusto chiamarli martiri, poiché sono stati autentici testimoni del Vangelo, nell’amore e nel servizio gratuito ai più poveri (Lettera dell’ 11‑01‑95). …
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense


