LETTURA
SALMO
R. Oggi la luce risplende su di noi.
EPISTOLA
CANTO AL VANGELO
VANGELO
PREGHIERA DEI FEDELI
COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di San Giovanni, 2,13-15
Il Figlio unigenito non volle rimanere solo.
13. Ma aggiunge: Quanti però lo accolsero. Che cosa ha donato a questi? Oh, grande benevolenza! grande misericordia! Era il Figlio unico, e non ha voluto rimanere solo. Molti uomini che non hanno avuto figli, in età avanzata ne adottano qualcuno; e fanno con la volontà ciò che non hanno potuto fare per mezzo della natura. Questo fanno gli uomini. Ma se uno ha un unico figlio, è più contento per lui; perché da solo possederà tutto, senza dover dividere l’eredità con altri, rimanendo meno ricco. Non così ha agito Dio: l’unico Figlio che egli aveva generato e per mezzo del quale tutto aveva creato, questo Figlio, lo inviò nel mondo perché non fosse solo, ma avesse dei fratelli adottivi. Noi infatti non siamo nati da Dio come l’Unigenito, ma siamo stati adottati per grazia sua. L’Unigenito infatti è venuto per sciogliere i peccati, che ci impedivano d’essere adottati: egli stesso ha liberato coloro che voleva fare suoi fratelli, e li ha fatti con lui eredi. E’ questo che dice l’Apostolo: Se sei figlio, sei anche erede da parte di Dio (Gal 4, 7); e ancora: Noi siamo eredi di Dio e coeredi di Cristo (Rm 8, 17). Non ha avuto paura, lui, d’avere dei coeredi, perché la sua eredità non si impoverisce per il fatto che sono molti a possederla. Essi stessi diventano la sua eredità, in quanto sono da lui posseduti, e lui a sua volta diventa la loro eredità. Ascolta in che modo gli uomini diventano la sua eredità: Il Signore mi ha detto: Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato. Chiedimelo, ed io ti darò le genti come tua eredità (Sal 2, 7-8). E lui, a sua volta, come diventa la loro eredità? Dice un salmo: Il Signore è la parte della mia eredità e del mio calice (Sal 15, 5). Che Dio sia dunque il nostro possesso e che egli possegga noi: che egli ci possegga come Signore, e che noi lo possediamo come nostra salvezza, come luce. Che cosa, dunque, egli ha dato a coloro che lo hanno accolto? Ha dato il potere di diventare figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome (Gv 1, 12); affinché, tenendosi stretti al legno della croce, possano attraversare il mare.
14. E come nascono questi? Per diventare figli di Dio e fratelli di Cristo, è certo che essi devono nascere: se non nascono, come possono essere figli di Dio? I figli degli uomini nascono dalla carne e dal sangue, dalla volontà dell’uomo e dall’amplesso coniugale. E i figli di Dio, come nascono? Non per via di sangue, dice l’evangelista, cioè non dal sangue dell’uomo e della donna. In latino non esiste “sangue” al plurale, ma, siccome in greco c’è il plurale, il traduttore ha preferito conservare il plurale, sacrificando la grammatica pur di spiegare la verità in modo da farsi intendere da tutti. Se egli avesse messo “sangue” al singolare, non sarebbe riuscito a spiegare ciò che voleva: difatti gli uomini nascono dall’unione del sangue dell’uomo col sangue della donna. Parliamo dunque senza temere la verga dei grammatici, pur di esprimere in modo solido e chiaro la verità. Chi riuscirà a capire non ce ne farà rimprovero; si mostrerebbe ingrato per la spiegazione. Non dal sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo (Gv 1, 13). La donna qui è chiamata carne, perché quando fu formata, Adamo disse: Questo è osso delle mie ossa, e carne della mia carne (Gn 2, 23). E l’Apostolo afferma: Chi ama la sua donna ama se stesso; nessuno infatti mai odia la propria carne (Ef 5, 28 29). La parola carne è qui, dunque, usata al posto di donna, così come qualche volta si usa spirito al posto di marito. E perché? Perché è lo spirito che regge e la carne è retta: quello deve comandare, questa servire. C’è disordine in quella casa dove la carne comanda e lo spirito serve. Che c’è di peggio d’una casa in cui la donna comanda sul marito? Ordinata invece è quella casa in cui è la donna che obbedisce al marito. Così è a posto l’uomo in cui la carne è sottomessa allo spirito.
15. Essi, dunque, non da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono nati. Affinché gli uomini nascessero da Dio, prima Dio è nato da essi. Cristo infatti è Dio, e Cristo è nato dagli uomini. Ha dovuto cercare in terra soltanto una madre, poiché il Padre lo aveva già, in cielo: è nato da Dio colui per mezzo del quale noi fummo creati, è nato da una donna colui per mezzo del quale noi dovevamo essere ricreati. Non ti meravigliare quindi, o uomo, se diventi figlio per grazia, poiché nasci da Dio secondo il suo Verbo. Il Verbo ha voluto nascere prima dall’uomo, affinché tu avessi la sicurezza di nascere da Dio, e potessi dire a te stesso: Non è senza motivo che Dio ha voluto nascere dall’uomo, lo ha fatto perché mi considerava talmente importante da rendermi immortale, nascendo lui come un mortale per me! Perciò l’evangelista, dopo aver detto: da Dio sono nati, prevedendo lo stupore, lo sgomento anzi, che una simile grazia avrebbe suscitato in noi, tale da farci sembrare incredibile che degli uomini siano nati da Dio, subito aggiunge come per rassicurarci: E il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi (Gv 1, 14). Ti meravigli ancora che degli uomini nascano da Dio? Ecco che Dio stesso è nato dagli uomini: E il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi.
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