Tratto da: L’Osservatore Romano, 20/01/2016, pag. 8
L’ Anno della vita consacrata che sta per concludersi non è stato solo incontri e celebrazioni, ma soprattutto un cammino di ricerca per conoscere sempre meglio le donne e gli uomini che continuano a testimoniare la ricchezza del Vangelo in situazioni di difficoltà, povertà, disagio sociale, sofferenza, persecuzione.
Quelle che il Papa definisce le periferie esistenziali dell’ umanità. Perché è proprio in tali realtà, talvolta estremamente drammatiche, che si trovano sempre dei consacrati impegnati a vivere la loro fede e la loro vocazione fino all’ eroismo. È il bilancio tracciato dall’ arcivescovo José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in questa intervista al nostro giornale. A febbraio si conclude l’ Anno della vita consacrata.
Quali sono le prime impressioni?
Altamente positive. Per i consacrati è stato, senza dubbio, kairòs, un momento di grazia. Grazia per ravvivare il proposito, come direbbe santa Chiara, di seguire Cristo povero, obbediente e casto. Momento di grazia per riprodurre, in fedeltà creativa, come ci chiede costantemente la Chiesa, la creatività e la santità dei propri fondatori. Grazie al magistero di Papa Francesco questo Anno è stato anche una nuova opportunità affinché la vita consacrata continui a uscire dai propri nidi, abbandoni l’ autoreferenzialità e, con rinnovato ardore, cammini verso le periferie esistenziali e verso le avanguardie della missione ai vicini e ai lontani. Inoltre è stato anche un’ occasione per approfondire la teologia della vita consacrata e il posto che essa occupa nella Chiesa, popolo di Dio. In molti convegni e in tante pubblicazioni si sono approfonditi i suoi elementi essenziali: consacrazione, vita fraterna in comunità, e missione. …
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