1. Ascesi e maturazione umana
Per affrontare adeguatamente il nostro tema occorre porre alcune premesse circa il rapporto tra ascesi e maturazione umana.
2. Necessità umana dell’ascesi
L’ascesi è necessaria allo sviluppo dell’umanità di una persona. È lo stesso divenire uomo di una persona che richiede l’attuazione dell’ascesi. Il termine “ascesi” deriva dal greco askeîn, che significa “esercitarsi”, “praticare”. L’ascesi è l’insieme degli esercizi ripetuti che consentono a una persona di acquisire una competenza in un certo ambito: l’atleta deve molto allenarsi per giungere a prestazioni valide, il pianista deve passare ore e ore ogni giorno esercitandosi al suo strumento per progredire e migliorare nella sua arte. Chiunque scelga un fine, deve sottomettersi alle fatiche che questo fine richiede per essere raggiunto: negli studi, nella vita morale, nella vita spirituale. La necessità dell’ascesi si pone dunque sul piano prettamente umano, ancor prima che su quello della vita cristiana. Al tempo stesso è bene ricordare che nella vita cristiana l’ascesi è sempre un mezzo e mai un fine. L’unico fine della vita cristiana è la carità, l’agape, l’amore. La tradizione cristiana ha sempre avuto chiara questa distinzione tra mezzi e fini. Circa il digiuno, p.es., accanto a espressioni che ne mostrano l’importanza, ne troviamo altre che dicono bene la sua relatività. Isidoro il Presbitero dice: “Se praticate l’ascesi di un regolare digiuno, non inorgoglitevi. Se per questo vi insuperbite, piuttosto mangiate carne, perché è meglio mangiar carne che gonfiarsi e vantarsi” E abba Iperechio: “È meglio mangiare carne e bere vino piuttosto che sbranare con la maldicenza, la calunnia e la beffa, la carne dei propri fratelli”.
Resta comunque vero che, come ognuno è chiamato a divenire uomo, ad apprendere l’arte dell’umanizzazione mediante la necessaria ascesi, mediante l’adeguamento dell’interiorità al divenire anagrafico (cf. 1Cor 13,11: “Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato”), così la vita spirituale la si impara, la si apprende mediante ascesi. Scrive Tertulliano: “Cristiani non si nasce, ma si diventa” (Apologetico XVIII,7). Questo divenire cristiani è lo spazio dell’ascesi cristiana. Un bel testo di Maurice Béjart, coreografo, ballerino dell’Opera di Parigi, famosissimo in tutto il mondo, parla dell’arte della danza dicendo cose molto profonde sul senso dell’ascesi. Egli dice: «Credo che l’ascesi sia una delle cose principali per lo sviluppo dell’essere umano e sia necessaria per la costruzione di qualunque tipo di arte. L’ascesi consiste nello scegliere perpetuamente l’essenziale. È solo custodendo l’essenziale che ad un certo punto si trovano le forze della vitalità e della verità. Al fondo dell’ascesi noi troviamo la gioia. Il corpo deve essere profondamente e duramente lavorato per trovare la propria libertà. La libertà è al di là della disciplina, ma non può fare a meno della disciplina. Affinché il corpo partecipi a questa gioia e a questa libertà totali deve passare attraverso diverse tappe purificatrici. Attenendoci al mestiere del danzatore, chiediamoci: chi è un danzatore? …
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