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13 Dicembre 2024

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Cristo Pantocrator di S. Caterina del Sinai

Rito romano

3.a Domenica di Avvento - C - Gaudete

Bisogna sottolineare quanto sia grande il
valore delle opere di misericordia, se
queste sono le prime comandate per produrre
frutti degni di penitenza.
Gregorio Magno, Omelia 20, 11




PRIMA LETTURA
Il Signore esulterà per te con grida di gioia.
Sof 3,14-18

SALMO RESPONSORIALE
Is 12

R/. Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

SECONDA LETTURA
Il Signore è vicino!
Fil 4,4-7

CANTO AL VANGELO
(Is 61,1)

VANGELO
E noi che cosa dobbiamo fare?
Lc 3,10-18

PREGHIERA DEI FEDELI
...




PERCORSO ESEGETICO

Il battesimo di Giovanni non colma
le attese del popolo di Israele,
ma prepara il battesimo di Gesù,
offrendogli un popolo ben disposto.




DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 1-36
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. (v. 8)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 3, 22-36
Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. (v. 28)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 10, 40-42
Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. (v. 41)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 1, 5-25
Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto. (v. 17)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 7, 18-30
Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni. (v. 29)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 13, 16-43
Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di penitenza a tutto il popolo d’Israele. (v. 24)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 19, 1-7
Disse allora Paolo: “Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù”. (v. 4)

DAL LIBRO DEL PROFETA MALACHIA, CAP. 3, 1-5
Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti. (v. 1)



COMMENTO PATRISTICO

GREGORIO MAGNO
Hom., 20, 11




I beni temporali possono avere il merito d’un carisma spirituale

Rispose loro: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha del cibo faccia altrettanto” (Lc 3,11).

Per il fatto che la tunica ci è più necessaria del mantello dobbiamo dire che per produrre un frutto degno di penitenza non basta dividere con i poveri soltanto cose esterne e non necessarie, ma anche quelle cose che son molto necessarie, come il cibo, che ci serve a vivere, e la tunica che ci riveste. Poiché infatti, nella Legge sta scritto: “Amerai ii tuo prossimo come te stesso” (Lv 19,18), si capisce che non ama abbastanza il suo prossimo colui che, nel bisogno, non divide con lui anche le cose necessarie. Quanto alla divisione delle tuniche, si parla di due, perché, se ne hai una sola e la dividi in due, finisci per restar nudo tu e colui che riceve l’altra metà. Bisogna sottolineare tuttavia quanto grande sia il valore delle opere di misericordia, se queste sono le prime comandate per produrre frutti degni di penitenza. E la Verità stessa dice: “Fate elemosina, e tutto è puro per voi” (Lc 11,41). E ancora: “Date e vi sarà dato” (Lc 6,38). Perciò è stato scritto: “L’acqua spegne il fuoco ardente e l’elemosina resiste ai peccati” (Sir 3,29). E di nuovo: “Nascondi l’elemosina nel seno del povero e questa intercederà per te” (Sir 29,15)... Per mostrare poi quanta virtù ci sia nell’accogliere i poveri, il nostro Redentore dice: “Chi riceve un profeta, perché profeta, riceverà la mercede del profeta e chi accoglie un giusto, perché giusto, riceverà la mercede del giusto” (Mt 10,41). In queste parole bisogna osservare che non dice: mercede per il profeta, o per il giusto, ma proprio mercede del profeta e mercede del giusto, perché colui che mantiene un profeta, sebbene non abbia lui la profezia, avrà tuttavia dall’Onnipotente il premio della profezia. Il giusto poi, quanto meno possiede in questo mondo, tanta più audacia ha di parlare per la giustizia; e colui che, avendo qualche cosa in questo mondo, sostiene il giusto, sebbene non osi forse parlare liberamente per la giustizia, si rende socio della giustizia del giusto, tanto da ricevere insieme con lui il premio della giustizia. Il profeta è pieno di spirito di profezia, manca però di alimento corporale; e se il corpo non è sostenuto, la voce viene a mancare. Chi dunque alimenta il profeta, gli dà la forza per alimentarne la profezia, e davanti agli occhi di Dio, pur non avendo lui lo spirito di profezia, ne riceverà la mercede, perché è come se avesse dato lui ciò che ha contribuito ad annunziare. Perciò Giovanni dice: “Sono partiti per il servizia del Signore, senza accettare nulla dai pagani. Pertanto abbiamo l’obbligo di sostenerli, così saremo anche noi collaboratori della verità” (3Gv 1,7-8). Infatti chi dà un aiuto temporale a chi ha un carisma spirituale, diventa partecipe del carisma spirituale. Poiché son pochi quelli che hanno carismi spirituali e molti, invece, quelli che abbondano di cose temporali, questi però mettono se stessi a parte delle virtù del profeta povero proprio con quell’atto che fa delle loro ricchezze un mezzo di sollievo per il profeta...

Poiché però Giovanni ci richiama a grandi opere con le parole: “Fate frutti degni di penitenza” (Mt 3,8), e ancora: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha del cibo faccia altrettanto” (Lc 3,11), si può ormai capire che cosa voglia dire la Verità, quando dice: “Dai giorni del Battista a oggi il regno dei cieli è esposto alla violenza, e i violenti lo conquistano” (Mt 11,12). E queste parole di divina sapienza devono essere studiate. Come può subir violenza il regno dei cieli? Chi può farla questa violenza? E se il regno dei cieli può essere esposto alla violenza, perché lo è solo dal tempo del Battista e non da prima? Ma poiché la Legge dice: Chi ha fatto questo o quello, morrà, il lettore capisce che la Legge può colpire chiunque con la sua severità, ma non risuscita nessuno attraverso la penitenza. Poiché però Giovanni Battista, precorrendo la grazia del Redentore, predica la penitenza, perché il peccatore, morto per la colpa, riviva attraverso la conversione, si capisce perché il regno dei cieli sia esposto alla violenza solo a partire da Giovanni Battista. Che cosa è poi il regno dei cieli se non la dimora dei giusti? Solo i giusti hanno diritto al premio eterno; sono i miti, gli umili, i casti, i misericordiosi che entrano nella gioia celeste. Sicché quando un superbo, un dissoluto, un iracondo, un empio o crudele fa penitenza e riceve la vita eterna, è come se un peccatore entrasse in casa altrui. Dal tempo del Battista il regno dei cieli è esposto alla violenza e i violenti lo conquistano, perché colui che chiamò i peccatori a penitenza, che altro fece se non insegnare a forzare il regno dei cieli?

Categorie: Anno C (2024/25), Avvento, Letture - rito romano

Rito ambrosiano

V DOMENICA DI AVVENTO - C

Rivélati, o tu che siedi sui cherubini!
Manifesta la tua potenza e vieni, Signore, a salvarci.
Volgiti a noi, o Dio onnipotente,
guardaci dal cielo e vieni, Signore, a salvarci.
Cfr. Sal 79 (80), 2-4. 15




LETTURA
Popolo di Sion, che abiti in Gerusalemme, non si terrà più nascosto il tuo maestro.
Is 30, 18-26b

SALMO RESPONSORIALE
Sal 145 (146), 6c-10

R/. Vieni, Signore, a salvarci.

EPISTOLA
Noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore.
2 Cor 4, 1-6

CANTO AL VANGELO
Alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna al figlio di Davide!
Alleluia.

VANGELO
Chi possiede la sposa è lo Sposo; ma l’amico dello Sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello Sposo.
Gv 3, 23-32a


PREGHIERA DEI FEDELI
...



COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di Giovanni 13,10




Ascoltiamo l’amico dello sposo, non gli adulteri.

Ascoltate ora una testimonianza molto più ardente e molto più esplicita. Notate ciò che si riferisce a noi; badate ciò che dobbiamo amare; rendetevi conto che amare un uomo al posto di Cristo, è un adulterio. Perché dico questo? Poniamo attenzione alla voce di Giovanni: non era difficile ingannarsi nei suoi confronti, poteva egli stesso considerarsi ciò che non era. Ebbene, rifiutò l’onore che non gli spettava, e si tenne saldamente attaccato alla verità. Considerate che cosa dice di Cristo, e cosa di se stesso: É lo sposo che ha la sposa. Siate casti, amate lo sposo. E tu chi sei, tu che ci dici: É lo sposo che ha la sposa? L’amico dello sposo, che gli sta accanto e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo (Gv 3, 29). Mi aiuti il Signore Dio nostro ad esprimere la pena che stringe il mio cuore, che geme intensamente; e, insieme, vi scongiuro per lo stesso Cristo: cercate di comprendere da voi ciò che io non sarò capace di dirvi. So, infatti, che non riuscirò ad esprimere in maniera adeguata il mio dolore. Vedo molti adulteri, che vogliono possedere la sposa acquistata a sì caro prezzo, la sposa che è stata amata perché diventasse bella da contaminata che era, essendo il Signore colui che l’ha comprata, colui che l’ha liberata, colui che l’ha fatta bella. E quelli cercano con delle parole di farsi amare al posto dello sposo. Dello sposo è stato detto: É lui quello che battezza (Gv 1, 33). Chi pertanto oserà presentarsi per dirci: Sono io che battezzo? Chi oserà presentarsi per dirci: É santo solo ciò che io avrò dato? Chi oserà farsi avanti a dire: É bene per te nascere da me? Ascoltiamo l’amico dello sposo, non gli adulteri; ascoltiamo uno che è geloso, ma non per sé.

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