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14 Febbraio 2025

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Cristo Pantocrator di S. Caterina del Sinai

Rito romano

6.a Domenica del T.O. - C

Principio stupendo, fratelli miei, della
dottrina celeste! Il Signore non comincia
dalla paura, ma dalla beatitudine, non
suscita timore, ma piuttosto desiderio.
S. Cromazio di Aquileia, Sermone 41, 2





PRIMA LETTURA
Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore.
Ger 17,5-8

SALMO RESPONSORIALE
Sal 1

R/. Beato l’uomo che confida nel Signore.

SECONDA LETTURA
Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede.
1Cor 15,12.16-20

CANTO AL VANGELO
(Lc 6,23)

VANGELO
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
Lc 6,17.20-26

PREGHIERA DEI FEDELI
...




PERCORSO ESEGETICO

Il cuore di Gesù è la ricchezza dei poveri.
Egli infatti gratuitamente dona il suo Spirito
a coloro che si fidano di lui
senza porre negli uomini le proprie speranze.




DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 3, 31-36
Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. (v. 34)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 4, 1-26
Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. (vv. 13-14)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 11, 9-13
Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! (v. 13)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 5
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. (v. 5b)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 3, 1-14
Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? (v. 2)

SALMO 33 (32)
Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia. (v. 18)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 61, 1-11
Mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri ... per allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto. (vv. 1a. 3a)

DAL LIBRO DEL PROFETA MICHEA, CAP. 5, 1-7
Il resto di Giacobbe sarà, in mezzo a molti popoli, come rugiada mandata dal Signore e come pioggia che cade sull’erba, che non attende nulla dall’uomo e nulla spera dai figli dell’uomo. (v. 6)



COMMENTO PATRISTICO

BEDA IL VENERABILE
In Luc., 2, 24 ss.




I «guai a voi» di Luca

Guai a voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione” (Lc 6,24). In che cosa consista questo “guai a voi ricchi” lo si capisce meglio dove si dice che il regno dei cieli è dei poveri. Da questo regno infatti si separeranno coloro che mettono ogni loro piacere in questo mondo e udranno la sentenza del giusto giudice: “Rammentate, figli, che avete avuto dei beni nella vostra vita” (Lc 16,25). Dove però è da notare che l’incriminazione non è posta tanto sulla ricchezza quanto sull’amore della ricchezza. Infatti, non tutti quelli che hanno ricchezze, ma, come dice il Qoèlet: “Chi ama le ricchezze non ne avrà vantaggio” (Qo 5,9), perché colui che non sa staccare l’animo dai beni temporali e non sa farne parte ai poveri, per il momento, sì, gode del loro uso, ma resterà privo per sempre del frutto che avrebbe potuto acquistare, se li avesse donati. E leggiamo anche altrove: “Beato il ricco che è stato trovato senza macchia, che non è corso appresso all’oro e non ha riposto le sue speranze nel danaro e nel tesoro” (Sir 31,8).

Guai a voi che siete sazi, perché avrete fame” (Lc 6,25).

Era sazio quel ricco, vestito di porpora, che faceva ogni giorno splendidi banchetti, ma stava certo poi in un gran guaio, quando, affamato, dovette chiedere che dal dito del disprezzato Lazzaro gli cadesse una goccia sulla bocca. D’altra parte, se son beati quelli che hanno sempre fame delle opere di giustizia bisogna pur che siano infelici coloro che, al contrario, seguendo i loro desideri, non sentono nessuna fame di veri e solidi beni e si reputano abbastanza felici, se per il momento non son privi del loro piacere.

Guai a voi che ridete, perché sarete tristi e piangerete” (Lc 6,25). E Salomone dice: “Il riso sarà mescolato al dolore e la gioia finirà in lutto” (Pr 14,13). E ancora: “Il cuore dei sapienti è quello dov’è tristezza e il cuore degli stolti è quello dov’è letizia” (Qo 7,4-5); e questo vuole insegnare che la stoltezza dev’essere attribuita a quelli che ridono e la prudenza a quelli che piangono.

Guai a voi, quando tutti gli uomini diranno bene di voi” (Lc 6,26). È ciò che il Salmista deplora, “poiché il peccatore è lodato per i suoi desideri e il malvagio è benedetto” (Sal 9,24). A costui non dà nessuna pena che i suoi delitti non siano ripresi e che egli ne sia lodato, come se avesse fatto bene.

I padri di questa gente hanno trattato allo stesso modo i profeti” (Lc 6,26). Ma qui intende gli pseudoprofeti, i quali nella Sacra Scrittura son chiamati anche profeti, perché, per accaparrarsi il favore del popolo, si sforzavano di predire cose future. Perciò dice Ezechiele: “Guai ai profeti stolti che vanno dietro alla loro fantasia e non vedono niente; i tuoi profeti, Israele, erano come volpi nel deserto” (Ez 13,3). Perciò il Signore sulla montagna descrive soltanto le Beatitudini dei buoni, invece nella campagna annunzia anche le sventure dei malvagi; perché la gente più rude per essere spinta al bene ha bisogno di minacce e terrore, i perfetti invece basta invitarli con la prospettiva d’un premio.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano

Rito ambrosiano

VI DOMENICA DOPO L’EPIFANIA - C

Io sono la salvezza del popolo – dice il Signore –;
per qualunque tribolazione mi invocheranno,
li esaudirò e sarò per sempre il loro Dio.





LETTURA
Lo straniero non dica: il Signore mi escluderà dal suo popolo.
Is 56, 1-8

SALMO RESPONSORIALE
Sal 66 (67), 2-3. 5-6. 7b. 8b

R/. Popoli tutti, lodate il Signore!

EPISTOLA
Chi mi libererà da questo corpo di morte?
Rm 7, 14-25a

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Lc 17, 15-16)

VANGELO
La potenza taumaturgica di Cristo e la sua filantropia: i dieci lebbrosi.
Lc 17, 11-19

PREGHIERA DEI FEDELI
...




COMMENTO AL VANGELO

PAPA FRANCESCO
Omelia - Domenica, 9 ottobre 2016


Il Vangelo di questa domenica (cfr Lc 17,11-19) ci invita a riconoscere con stupore e gratitudine i doni di Dio. Sulla strada che lo conduce alla morte e alla risurrezione, Gesù incontra dieci lebbrosi, che gli vanno incontro, si fermano a distanza e gridano la propria sventura a quell’uomo in cui la loro fede ha intuito un possibile salvatore: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!» (v. 13). Sono malati, e cercano qualcuno che li guarisca. Gesù, rispondendo, dice loro di andare a presentarsi ai sacerdoti, che, secondo la Legge, avevano l’incarico di constatare una eventuale guarigione. In questo modo egli non si limita a fare una promessa, ma mette alla prova la loro fede. In quel momento, infatti, i dieci non sono ancora guariti. Riacquistano la salute mentre sono in cammino, dopo aver obbedito alla parola di Gesù. Allora, tutti pieni di gioia, si presentano ai sacerdoti, e poi se ne andranno per la loro strada, dimenticando però il Donatore, cioè il Padre che li ha guariti mediante Gesù, il suo Figlio fatto uomo.

Uno soltanto fa eccezione: un samaritano, uno straniero che vive ai margini del popolo eletto, quasi un pagano! Quest’uomo non si accontenta di aver ottenuto la guarigione attraverso la propria fede, ma fa sì che tale guarigione raggiunga la sua pienezza tornando indietro ad esprimere la propria gratitudine per il dono ricevuto, riconoscendo in Gesù il vero Sacerdote che, dopo averlo rialzato e salvato, può metterlo in cammino e accoglierlo tra i suoi discepoli.

Saper ringraziare, saper lodare per quanto il Signore fa per noi, quanto è importante! E allora possiamo domandarci: siamo capaci di dire grazie? Quante volte ci diciamo grazie in famiglia, in comunità, nella Chiesa? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, a chi ci è vicino, a chi ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato! E questo avviene anche con Dio. È facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma tornare a ringraziarlo… Per questo, Gesù sottolinea con forza la mancanza dei nove lebbrosi ingrati: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?» (Lc 17,17-18).

In questa giornata giubilare ci viene proposto un modello, anzi, il modello a cui guardare: Maria, la nostra Madre. Lei, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo, lasciò sgorgare dal suo cuore un cantico di lode e di ringraziamento a Dio: «L’anima mia magnifica il Signore…». Chiediamo alla Madonna di aiutarci a comprendere che tutto è dono di Dio, e a saper ringraziare: allora, vi assicuro, la nostra gioia sarà piena. Solo colui che sa ringraziare, sperimenta la pienezza della gioia.

Per saper ringraziare, occorre anche l’umiltà. Nella prima Lettura abbiamo ascoltato la vicenda singolare di Naaman, comandante dell’esercito del re di Aram (cfr 2 Re 5,14-17). Ammalato di lebbra, per guarire accetta il suggerimento di una povera schiava e si affida alle cure del profeta Eliseo, che per lui è un nemico. Naaman è disposto però ad umiliarsi. Ed Eliseo non pretende niente da lui, gli ordina solo di immergersi nell’acqua del fiume Giordano. Tale richiesta lascia Naaman perplesso, addirittura contrariato: ma può essere veramente un Dio quello che chiede cose così banali? Vorrebbe tornarsene indietro, ma poi accetta di immergersi nel Giordano e subito guarisce.

Il cuore di Maria, più di ogni altro, è un cuore umile e capace di accogliere i doni di Dio. E Dio, per farsi uomo, ha scelto proprio lei, una semplice ragazza di Nazaret, che non viveva nei palazzi del potere e della ricchezza, che non ha compiuto imprese straordinarie. Chiediamoci – ci farà bene – se siamo disposti a ricevere i doni di Dio, o se preferiamo piuttosto chiuderci nelle sicurezze materiali, nelle sicurezze intellettuali, nelle sicurezze dei nostri progetti.

È significativo che Naaman e il samaritano siano due stranieri. Quanti stranieri, anche persone di altre religioni, ci danno esempio di valori che noi talvolta dimentichiamo o tralasciamo. Chi vive accanto a noi, forse disprezzato ed emarginato perché straniero, può insegnarci invece come camminare sulla via che il Signore vuole. Anche la Madre di Dio, insieme col suo sposo Giuseppe, ha sperimentato la lontananza dalla sua terra. Per lungo tempo anche Lei è stata straniera in Egitto, lontano dai parenti e dagli amici. La sua fede, tuttavia, ha saputo vincere le difficoltà. Teniamo stretta a noi questa fede semplice della Santa Madre di Dio; chiediamo a Lei di saper ritornare sempre a Gesù e dirgli il nostro grazie per tanti benefici della sua misericordia.

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