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Lectio divina e letture della S. Messa con commenti
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Rito romano
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Il Figlio dell’uomo annullò ciò che era del diavolo, assunse ciò che era dell’uomo, donò ciò che era di Dio. Beato Isacco della Stella, Discorso 11
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PRIMA LETTURA La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto. Sir 24,1-4.12-16
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R/. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
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SECONDA LETTURA Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi. Ef 1,3-6.15-18
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VANGELO Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Gv 1,1-18
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PERCORSO ESEGETICO
A chi accoglie Gesù come il Figlio unigenito del Padre il Cristo Signore, è dato di essere fatto figlio di Dio per la pura potenza dello Spirito Santo.
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DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 3, 1-21 In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio. (v. 3)
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DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 8, 1-17 Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. (v. 14)
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DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 3, 23-29 Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. (vv. 26-27)
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DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 1 Ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo. (vv. 4-5)
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DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 2, 1-10 Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù. (vv. 8-10a)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 3, 1-10 Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (v. 1a)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 5, 1-5 Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio. (v. 1a)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 1-9 Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. (vv. 3-4)
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COMMENTO PATRISTICO
É dalla pienezza di lui che noi tutti abbiamo ricevuto grazia sopra grazia. Prima aveva detto: e il Verbo si è fatto carne e ha abitato fra noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come d’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità. Dopo aver confermato questo concetto con la testimonianza del precursore che aveva detto: Era lui quello del quale vi dicevo: “Colui che verrà dopo di me è stato fatto prima di me, perché era prima di me” riprende di nuovo ciò che aveva cominciato, dicendo: È dalla pienezza di lui che noi tutti abbiamo ricevuto grazia sopra grazia.
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Infatti il Signore era pieno di Spirito Santo, pieno di grazia e di verità, perché, come dice l’apostolo: In lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (Col 2, 9); di tale pienezza noi tutti abbiamo ricevuto in proporzione delle nostre capacità, poiché a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura voluta dal beneplacito di Cristo (Ef 4, 7). Perché solo dell’uomo Gesù Cristo unico mediatore fra Dio e gli uomini (1 Tm 2, 5) si è potuto dire veramente: Sopra di lui poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timor di Dio (Is 11, 2-3).
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In effetti tutti i santi ricevono non la pienezza del suo Spirito ma quanto egli dona della sua pienezza.
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L’evangelista, dopo aver detto che tutti noi abbiamo ricevuto dalla pienezza di Cristo, subito aggiunge: Grazia sopra grazia. Dice cioé che abbiamo ricevuto duplice grazia: una per il presente e una per il futuro: per il presente la fede che opera con l’amore (Gal 5, 6), per il futuro la vita eterna. Certo la fede che opera con l’amore è grazia di Dio: la capacità di credere, amare, operare il bene che abbiamo appreso, non l’abbiamo ricevuta per qualche nostro merito precedente, ma perché ce l’ha donata il Signore che dice: Non siete voi che avete eletto me, ma io ho eletto voi e vi ho destinati, perché andiate e portiate frutto (Gv 15, 16). E la possibilità di ottenere la vita eterna in virtù della fede, dell’amore e delle opere buone, è grazia di Dio, perché, per non deviare dalla retta via, abbiamo sempre bisogno della guida di colui al quale diciamo: Guidami, Signore, sulla tua via e camminerò nella tua verità (Sl 85, 11). Che è dire: se non mi incammino nella via della verità sotto la tua guida, non sono capace di mantenere la via che ho intrapreso. Per non venir meno nelle buone opere, dobbiamo sempre appoggiarci all’aiuto di colui che dice: Senza di me non potete fare niente (Gv 15, 5). Per cui giustamente il salmista, a significare che l’inizio della fede e delle buone azioni ci è dato dal Signore, dice: Il mio Dio mi previene con la sua misericordia (Sal 58, 11); per insegnarci che dobbiamo portare a termine col suo aiuto il bene che facciamo, di nuovo dice: La tua misericordia mi seguirà tutti i giorni della mia vita (Sal 22, 6); per mostrarci che la ricompensa della vita terrena, che ci è data per le buone opere, ci viene concessa gratuitamente, dice: Colui che ti incorona con la misericordia e la pietà (Sal 102, 4). Ci incorona con la misericordia e la pietà quando ci concede il premio della beatitudine celeste per le opere buone che egli stesso, con la sua misericordia, ci ha concesso di fare.
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Questo significa che noi riceviamo grazia sopra grazia. Infatti egli ci ha dato la grazia di vivere rettamente, aiutandoci anche a conservarla senza venir meno; e per questa grazia ci darà la grazia della ricompensa beata, per cui eternamente canteremo le sue misericordie.
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Categorie: Anno A (2025/26), Letture - rito romano, Natale
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Venite e vedete il grande mistero di Dio: Dio nasce da una vergine per redimere il mondo. È il Salvatore, promesso dai profeti, l’Agnello predetto da Isaia.
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LETTURA La sapienza, uscita dalla bocca dell’Altissimo, fissa la tenda in Giacobbe. Sir 24, 1-12
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R/. Il Verbo si fece carne e pose la sua dimora in mezzo a noi.
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EPISTOLA Dio mandò il Figlio nella carne, perché vivessimo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Rm 8, 3b-9a
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VANGELO Gesù nella sinagoga di Nazaret legge il rotolo di Isaia: queste cose si sono adempiute. Lc 4, 14-22
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COMMENTO AL VANGELO
Fratelli, se vogliamo diventare piccoli di nuovo, andiamo ancora e ancora a Betlemme e fissiamo con maggior diligenza lo sguardo su questa Parola che si è fatta carne, nel Dio immenso che si è fatto piccolo, per imparare in questa visibile e compendiata Parola la Sapienza di Dio che si è fatta tutta umiltà. E certamente per un po’ in questa virtù si è totalmente trasferita quella onnipotente Virtù, per un po’ la somma Sapienza non ha voluto sapere nient’altro che quell’umiltà di cui ha poi voluto professarsi maestra.
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E questo maestro (lo dico a mia vergogna), è ben degno di insegnarci l’umiltà, lui che certo non la ignorava, perché la possedeva per origine dalla Madre e per natura dal Padre; tuttavia l’ha imparata fin dal grembo della Madre, a causa di ciò che ha dovuto patire. È nato in un alloggio per viaggiatori, perché istruiti dal suo stesso esempio ci riconoscessimo ospiti e pellegrini sulla terra.
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Il Verbo eterno di Dio ha scelto l’ultimo posto, è stato messo in una mangiatoia, perché anche noi imparassimo da un’azione concreta quel versetto davidico: Ho scelto di essere messo da parte nella casa del mio Dio piuttosto che abitare nelle tende degli empi. Fu avvolto nei panni, affinché ci accontentassimo di avere soltanto di che coprirci. In tutte le cose si è accontentato della povertà materna e alla Madre si è sottomesso per tutte le cose, affinché già dalla sua nascita sembrasse nato il modello di tutta la vita religiosa.
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Beata la fede dei semplici pastori, che pur avendo trovato un bambino avvolto in panni, non si è scandalizzata per niente davanti a quelle immagini, così da cedere all’incredulità; non ha avuto una più scarsa opinione del Salvatore, ma si è piuttosto edificata così da far scaturire la devozione e divenire più grati di tanta condiscendenza. Quanto più profondamente e più completamente infatti la Maestà divina si è mostrata umiliata e svuotata davanti a loro, tanto più facilmente e appieno, se vogliamo avere una corretta opinione di loro, la sua carità ha rapito a sé e rivendicato per sé tutti i loro sentimenti.
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Categorie: Anno A (2025/26), Letture - rito ambrosiano, Natale
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