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Lectio divina e letture della S. Messa con commenti
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Rito romano
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Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati. (Cf. Gal 6,14)
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PRIMA LETTURA Chiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita. Nm 21,4-9
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R/. Non dimenticate le opere del Signore!
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SECONDA LETTURA Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò. Fil 2,6-11
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CANTO AL VANGELO Alleluia, alleluia. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua croce hai redento il mondo. Alleluia.
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VANGELO Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo. Gv 3,13-17
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COMMENTO PATRISTICO
Uno solo ascende come uno solo è disceso.
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8. E prosegue: Nessuno è salito in cielo, fuorché colui che dal cielo discese, il Figlio dell’uomo che è in cielo (Gv 3, 13). Egli dunque era qui ed era anche in cielo: era qui con la carne, era in cielo con la divinità; o meglio, con la divinità era dappertutto. Egli è nato dalla madre, senza allontanarsi dal Padre. Sappiamo che in Cristo vi sono due nascite, una divina, l’altra umana; una per mezzo della quale siamo stati creati, l’altra per mezzo della quale veniamo redenti. Ambedue mirabili: la prima senza madre, la seconda senza padre. Ma poiché aveva preso il corpo da Adamo, dato che Maria proviene da Adamo, e questo medesimo corpo avrebbe risuscitato, ecco la realtà terrena alla quale si riferiva, quando disse: Distruggete questo tempio, e in tre giorni io lo risusciterò (Gv 2, 19). Si riferiva invece a cose celesti, quando disse: Nessuno può vedere il regno di Dio, se non rinasce dall’acqua e dallo Spirito (Gv 3, 5). Sì, o fratelli, Dio ha voluto essere figlio dell’uomo, ed ha voluto che gli uomini siano figli di Dio. Egli è disceso per noi e noi ascendiamo per mezzo di lui. Solo infatti discende e ascende colui che ha detto: Nessuno ascende in cielo, se non colui che dal cielo discende. Non ascenderanno dunque in cielo coloro che egli fa figli di Dio? Certo che ascenderanno; ci è stato promesso in modo solenne: Saranno come gli angeli di Dio in cielo (Mt 22, 30). In che senso, allora, nessuno ascende al cielo se non chi ne è disceso? Infatti uno solo è disceso, e uno solo è asceso. E gli altri? Che cosa pensare, se non che saranno membra di lui, così che sarà uno solo ad ascendere in cielo? Per questo il Signore dice: Nessuno ascende in cielo, se non colui che dal cielo discende, il Figlio dell’uomo che è in cielo. Ti meraviglia perché era qui e anche in cielo? Fece altrettanto per i suoi discepoli. Ascolta l’apostolo Paolo che dice: La nostra patria è in cielo (Fil 3, 20). Se un uomo com’era l’apostolo Paolo camminava in terra col corpo mentre spiritualmente abitava in cielo, non era possibile al Dio del cielo e della terra, essere contemporaneamente in cielo e in terra?
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Guai a chi attenta all’unità!
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9. Se dunque nessuno, fuorché Cristo, è disceso dal cielo, e nessuno, fuorché lui, vi ascende, che speranza c’è per gli altri? Questa: che il Signore è disceso precisamente perché in lui e con lui siano una persona sola coloro che per mezzo di lui saliranno in cielo. Non è detto, – osserva l’Apostolo – “e ai discendenti”, come si trattasse di molti, ma e alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo. E ai fedeli dice: Voi siete di Cristo; e se siete di Cristo, siete dunque la discendenza di Abramo (Gal 3, 16 29). Quest’uno di cui parla l’Apostolo, siamo tutti noi. Per questo, i Salmi a volte esprimono la voce di molti, a indicare che l’uno è formato da molti; a volte è uno che canta, a indicare che i molti convergono in uno. Ecco perché nella piscina probatica veniva guarito uno solo, e chiunque altro vi discendesse dopo, non veniva guarito (Gv 5, 4). Quell’unico uomo sta a indicare l’unità della Chiesa. Guai a coloro che disprezzano l’unità e tendono a crearsi delle fazioni tra gli uomini! Ascoltino colui che voleva fare di tutti gli uomini una cosa sola, in uno solo, in ordine ad un unico fine. Ascoltino le sue parole: Non dividetevi, io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma Dio ha fatto crescere. Quindi né colui che pianta è qualche cosa, né colui che innaffia, ma chi fa crescere, Dio (1 Cor 3, 6-7). Quelli dicevano: Io sono di Paolo, io d’Apollo, io di Cefa. L’Apostolo rispondeva: Ma Cristo è forse diviso? (1 Cor 1, 12-13). Rimanete uniti in lui solo, siate una cosa sola, anzi una persona sola. Nessuno ascende in cielo, se non colui che dal cielo è disceso. Ecco – dicevano a Paolo – noi vogliamo essere tuoi. E lui: Non voglio che siate di Paolo, ma che siate di colui al quale anche Paolo appartiene insieme con voi.
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10. Cristo infatti discese e morì, e con la sua morte ci liberò dalla morte: morendo, ha distrutto la morte. E voi, fratelli, sapete che la morte entrò nel mondo per l’invidia del diavolo. La Scrittura afferma che Dio non ha fatto la morte, né gode che periscano i viventi. Egli creò ogni cosa perché esistesse (Sap 1, 13-14). Ma per l’invidia del diavolo – aggiunge – la morte entrò nel mondo (Sap 2, 24). L’uomo non sarebbe giunto alla morte propinatagli dal diavolo, se si fosse trattato di costringervelo con la forza; perché il diavolo non aveva la potenza di costringerlo, ma solo l’astuzia per sedurlo. Senza il tuo consenso il diavolo sarebbe rimasto impotente: è stato il tuo consenso, o uomo, che ti ha condotto alla morte. Nati mortali da un mortale, divenuti mortali da immortali che eravamo. Per la loro origine da Adamo tutti gli uomini sono mortali; ma Gesù, figlio di Dio, Verbo di Dio per mezzo del quale tutte le cose furono fatte, Figlio unigenito uguale al Padre, si è fatto mortale: il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1, 3 14).
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano
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O croce gloriosa di Cristo, tu rendi vane le seduzioni del Maligno e spezzi le catene dei peccati! Esultino tutti i popoli: il nostro Re ha sconfitto l’inferno.
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LETTURA Chiunque, dopo essere stato morso, guarderà il serpente, resterà in vita. Nm 21, 4b-9
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R/. Sei tu, Signore, la nostra salvezza.
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EPISTOLA Gesù Cristo umiliò sé stesso; per questo Dio lo esaltò. Fil 2, 6-11
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CANTO AL VANGELO Alleluia. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo. Alleluia.
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VANGELO Bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato. Gv 3, 13-17
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COMMENTO AL VANGELO
SANT’ANDREA DI CRETA Dai «Discorsi» (Disc. 10 sull’Esaltazione della santa croce; PG 97, 1018-1019. 1022-1023)
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La croce è gloria ed esaltazione di Cristo
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Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni.
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È in essa che risiede tutta la nostra salvezza.
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Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
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Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
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È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa.
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Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l’universo.
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La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo.
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La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell’uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31- 32).
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E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32).
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Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
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