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04 Gennaio 2025

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Rito romano

Epifania del Signore - C

adorazione dei magi
Anche per noi i cieli hanno annunziato
la gloria di Dio; anche noi siamo stati
condotti ad adorare Cristo dalla verità
che risplende nel Vangelo, come da stella nel cielo.
Sant’Agostino, Discorso 200, 1




PRIMA LETTURA
La gloria del Signore brilla sopra di te.
Is 60,1-6

SALMO RESPONSORIALE
Sal 71

R/. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

SECONDA LETTURA
Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità.
Ef 3,2-3.5-6

CANTO AL VANGELO
(Mt 2,2)

VANGELO
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.
Mt 2,1-12

PREGHIERA DEI FEDELI
...


PERCORSO ESEGETICO

Si entra nella Chiesa
per adorare il Signore Gesù
e aprire davanti a lui i tesori del nostro cuore:
l’oro della fede,
l’incenso della preghiera
e la mirra del sacrificio.


DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 12, 1-8
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempi del profumo dell’unguento. (v. 3)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 19, 38-42
Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. (v. 39)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 6, 19-24
Là dove è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore. (v. 21)

DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 12, 41-44
sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. (v. 41)

DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 15, 21-41
Condussero Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. (vv. 22-23)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI. CAP. 12, 1-2
Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. (v. 1)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 1-8
Il valore della vostra fede, molto più prezioso dell’oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo. (v. 7)

SALMO 141 (140)
Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera. (v. 2)

DAL CANTICO DEI CANTICI, CAP. 1
Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra, riposa sul mio petto. (v. 13)

DAL CANTICO DEI CANTICI, CAP. 3
Che cos’è che sale dal deserto, come una colonna di fumo, esalando profumo di mirra e d’incenso e d’ogni polvere aromatica? (v. 6)

DAL PRIMO LIBRO DELLE CRONACHE, CAP. 29, 1-22
“... Per il mio amore per la casa del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento do per il tempio del mio Dio, oltre quanto ho preparato per il santuario”. (v. 3)

COMMENTO PATRISTICO

S. AGOSTINO
Discorso 203 - Epifania Del Signore




L’istituzione della festa dell’Epifania.

“Epifania” è una parola della lingua greca che in latino si può tradurre con “manifestazione”. Il Redentore di tutti i popoli, manifestandosi in questo giorno, lo ha reso giorno di grande festa per tutti i popoli. Alcuni giorni fa abbiamo celebrato la sua nascita; oggi celebriamo la sua manifestazione. Secondo la tradizione il Signore nostro Gesù Cristo, nato dodici giorni fa, quest’oggi è stato adorato dai magi. Che il fatto sia veramente accaduto ce lo garantisce la veracità del Vangelo, che sia accaduto oggi ce lo suggerisce a gran voce l’importanza che dappertutto ha preso questa famosa festa. Quei magi per primi tra i pagani hanno conosciuto il Cristo Signore e benché non ancora trascinati dalla sua parola, hanno seguito la stella che era loro apparsa e che rendendosi visibile aveva loro parlato al posto del Verbo che era bambino, come fosse la lingua del cielo (Cf. Mt 2, 1-12). Per questo è parso opportuno – e lo è senz’altro – che i popoli con gratitudine ricordassero il giorno della salvezza delle proprie primizie e lo dedicassero con devota solennità al Cristo Signore per ringraziarlo. Le primizie dei Giudei alla fede e alla conoscenza di Cristo sono stati quei pastori che nello stesso giorno della sua nascita lo videro, accorrendo a lui dai dintorni. Ai pastori lo annunziarono gli angeli, ai magi la stella. Ai pastori fu detto: Gloria a Dio nell’alto dei cieli (Lc 2, 14), nei magi si adempì la Scrittura: I cieli narrano la gloria di Dio (Sal 18, 2). Ambedue, come gli inizi di due pareti provenienti da direzioni diverse, dalla circoncisione e dalla incirconcisione, corsero verso la pietra angolare: perché fosse pace fra di loro, facendo delle due una cosa sola (Cf. Ef 2, 11-22).

L’umiltà dei Gentili.

Nondimeno i pastori lodarono Dio perché avevano visto il Cristo (Cf. Lc 2, 20), i magi invece adorarono Cristo che avevano veduto. Nei primi la grazia è intervenuta prima; nei secondi l’umiltà è stata maggiore. Forse quei pastori esultavano più gioiosamente per la salvezza che per la cosa in se stessa; i magi invece, onerati da molti peccati, cercavano più umilmente il perdono. È la stessa umiltà che la divina Scrittura riconosce più in quelli che provengono dai pagani che nei Giudei. Dai pagani veniva infatti quel centurione che, pur avendo accolto il Signore di tutto cuore, proclamò di essere indegno che lui entrasse nella sua casa e non pretese che vedesse il suo familiare malato; ma gli bastò che comandasse che fosse guarito (Cf. Mt 8, 5-10). Così aveva accolto interiormente nel cuore colui di cui declinava, pieno di rispetto, la presenza nella sua casa. Tanto che il Signore disse: Non ho trovato tanta fede in Israele (Mt 8, 10). Veniva dai pagani anche quella cananea che, dopo aver udito dal Signore che era paragonata ad un cane e che non era degna di ricevere il pane riservato ai figli, supplicò di ricevere le briciole come un cane. E perciò meritò di non essere più trattata come un cane, perché non negò ciò che era stata. E così anch’essa udì dal Signore queste parole: O donna, grande è la tua fede (Mt 15, 21-28). L’umiltà fece diventare grande in lei la fede, perché aveva fatto se stessa piccola.

I magi figura della salvezza dei popoli.

I pastori vengono dunque dai dintorni per vederlo, i magi vengono da lontano per adorarlo. Questa è l’umiltà per cui l’oleastro meritò che venisse innestato nell’olivo domestico (Cf. Rm 11, 17), e che producesse oliva contro la sua natura, perché con la grazia meritò di cambiare natura. Infatti essendo tutto il mondo diventato selvatico e amarognolo per questo oleastro selvatico, in grazia dell’innesto è divenuto abbondantemente fruttifero. Vengono infatti dalle estremità della terra dicendo, come scrive Geremia: Veramente i nostri padri adorarono menzogne (Ger 16, 19). E vengono non da una parte soltanto del mondo ma, come dice il Vangelo di Luca, dall’Oriente, dall’Occidente, dal Settentrione e dal Meridione (Lc 13, 29), per assidersi a mensa con Abramo e Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli (Cf. Mt 8, 11-12). Così tutto il mondo, dalle quattro parti, è chiamato alla fede per grazia della Trinità. In base a questo numero – quattro per tre – è fissato il numero dodici degli Apostoli, che prefigura la salvezza del mondo intero, dalle quattro parti della terra, per grazia della Trinità. Anche quella tovaglia che fu mostrata a Pietro piena di ogni specie di animali – come fosse piena di tutti i popoli – indica quel numero dodici (Cf. At 10, 11). Infatti, sospesa ai quattro capi, per tre volte fu calata dal cielo e poi fu riportata in alto (Cf. At 10, 16); di modo che i quattro capi per tre volte fanno dodici. Per questo forse dodici giorni dopo la nascita del Signore i magi, primizie dei pagani, vennero per vedere e adorare Cristo e meritarono non solo di ricevere la propria salvezza ma di simboleggiare anche la salvezza di tutti i pagani. Celebriamo dunque con molta devozione anche questo giorno e adoriamo, ora dimorante nel cielo, il Signore Gesù che quelle nostre primizie adorarono mentre era adagiato nella capanna. Essi venerarono in lui ciò che sarebbe avvenuto, noi veneriamo ciò che già si è compiuto. Le primizie dei popoli adorarono un bambino che succhiava dal seno della madre; ora i popoli adorano colui che siede alla destra di Dio Padre.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano, Natale

Rito ambrosiano

EPIFANIA DEL SIGNORE

EPIFANIA DEL SIGNORE
La città celeste non è illuminata né da sole né da luna,
ma le dà luce la gloria di Dio.
Al suo splendore cammineranno le nazioni,
e verranno i re della terra a portare i loro tesori.Cfr. Ap 21, 23-24





LETTURA
Alzati, viene la tua luce; verranno da Saba portando oro e incenso.
Is 60, 1-6

SALMO RESPONSORIALE
Sal 71 (72), 1-2.7-8.10-11

R/. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

EPISTOLA
È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini.
Tt 2, 11 - 3, 2

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mt 2, 2)

VANGELO
La venuta dei Magi da oriente con oro, incenso e mirra.
Mt 2, 1-12

PREGHIERA DEI FEDELI
...



COMMENTO AL VANGELO

LEONE MAGNO
Dai Discorsi




Il giorno nel quale Cristo, il Salvatore del mondo, si manifestò la prima volta alle genti, merita da parte nostra di essere religiosamente onorato e venerato: oggi dobbiamo ridestare nel nostro cuore quei sentimenti di gioia, che provarono i tre Magi, allorché sospinti e guidati dal segno straordinario della stella, poterono adorare, contemplandolo con i propri occhi, il Re del cielo e della terra, nel quale già prima, e solo in forza di una promessa, avevano creduto.

Né quel giorno può considerarsi concluso in modo tale, che la forza dell’evento in esso manifestata si sia esaurita nel tempo e non sia rimasto altro che il ricordo, oggetto della nostra fede e di una celebrazione commemorativa. Al contrario, il dono di Dio si è moltiplicato e i nostri tempi ne fanno ogni giorno l’esperienza.

È vero che il racconto evangelico rievoca propriamente i giorni in cui da una regione lontanissima d’Oriente tre uomini vennero a conoscere Dio: costoro non erano certo formati dalla predicazione dei profeti né istruiti dalle testimonianze della legge. Eppure tutto questo vediamo che si verifica anche ora, in maniera ben più evidente e massiccia, con l’illuminazione di coloro che sono chiamati alla fede.



Quando vediamo che uomini, intenti alla sapienza profana e ben lontani dal riconoscere Gesù Cristo, vengono tratti fuori dall’abisso dei loro errori e chiamati alla conoscenza della vera luce, si tratta senza dubbio di opera compiuta dallo splendore della grazia divina. Quando nei cuori ottenebrati si desta una luce nuova, è sempre un balenio dei raggi di quella stella; essa allora tocca con il suo fulgore le anime, e le muove miracolosamente, e le precede e conduce ad adorare Dio.

Se poi, desiderosi di addentrarci maggiormente nel mistero, vogliamo scoprire come tutti coloro che vengono a Cristo attraverso il cammino della fede, offrano anche quei tre tipi di doni, non è forse vero che nel cuore di chi rettamente crede si fa la stessa offerta? Dal tesoro del proprio cuore si offre oro, riconoscendo Cristo re dell’universo; offre la mirra chi crede che il Figlio Unigenito di Dio ha assunto una vera natura umana; chi ne confessa l’assoluta uguaglianza con la maestà del Padre è come se l’adorasse, offrendogli l’incenso.



Ringraziamo Dio misericordioso che, come afferma l’Apostolo ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto (Col 1,12-13). L’aveva annunziato Isaia: Il popolo dei Gentili, che sedeva nelle tenebre, vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse (Cf Is 9,1). Di essi dice ancora il profeta al Signore: Popoli che non ti conoscono ti invocheranno, accorreranno a te popoli che ti ignorano (Cf Is 55,5).

Abramo vide questo giorno e ne gioì (Cf Gv 8,56). Gioì quando conobbe che i figli della sua fede sarebbero stati benedetti nella sua discendenza, cioè nel Cristo; gioì quando intravide che per la sua fede sarebbe diventato padre di tutti i popoli. Diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto il Signore aveva promesso, lo avrebbe attuato.

Questo giorno cantava nei salmi Davide dicendo: Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria al tuo nome (Sal 85,9). E anche: Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia (Sal 97, 2).

Tutto questo – ben lo sappiamo – si è realizzato quando i tre magi, chiamati dai loro lontani paesi, furono condotti da una stella a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra. Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti a Cristo. In questo impegno, miei cari, dovete tutti aiutarvi l’un l’altro. Risplenderete così come figli della luce nel regno di Dio, a cui si giunge mediante la retta fede e le buone opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo che con Dio Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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