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Lectio divina e letture della S. Messa con commenti
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Rito romano
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Per tutto questo tempo nel quale, come se fosse una notte, il secolo si viene dipanando, la Chiesa sta sveglia finché non venga il Signore, attenta con gli occhi della fede alle Sacre Scritture, come a lampade accese nella notte. S. Agostino, Discorso 223/D, 3
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PRIMA LETTURA Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno. Is 2,1-5
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R/. Andiamo con gioia incontro al Signore.
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SECONDA LETTURA La nostra salvezza è più vicina. Rm 13,11-14
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VANGELO Vegliate, per essere pronti al suo arrivo. Mt 24,37-44
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PERCORSO ESEGETICO
Il giudizio di Dio consiste nel prendere con sé coloro che nel pellegrinaggio di questo mondo conservano un cuore fedele, costantemente rivolto al ritorno del Signore Gesù, per entrare con Lui nella Gerusalemme celeste.
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DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 14, 1-24 Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. (v. 3)
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DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 17, 1-26 Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. (v. 24)
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DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 25, 31-46 Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. (v. 34)
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DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 25, 1-12 Mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. (v. 10)
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DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 16, 19-31 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. (v. 22)
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DALLA PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI, CAP. 4, 13-18 Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. (v. 14)
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DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 11, 1-39 Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio. (v. 5)
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DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 3, 1-22 Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. (v. 20)
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DAL LIBRO DEI PROVERBI, CAP. 8, 12-36 Io cammino sulla via della giustizia e per i sentieri dell’equità, per dotare di beni quanti mi amano e riempire i loro forzieri. (vv. 20-21)
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DAL LIBRO DEL PROFETA OSEA, CAP. 2, 1-25 Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore. (v. 21)
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COMMENTO PATRISTICO
Considerate bene: questo mondo passa. Tenete presente l’annuncio dell’ultimo giorno che il Signore fa nel vangelo: quel giorno verrà come venne il diluvio al tempo di Noè. Mangiavano e bevevano, compravano e vendevano, si ammogliavano e si maritavano fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio e li fece perire tutti. L’ammonimento che il Signore ci dà risulta anche altrove chiarissimo: State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni e ubriachezze (Lc 21, 34). E ancora: State pronti con la cintura ai fianchi e lucerne accese; siate simili a servi che aspettano il padrone quando torna da nozze (Lc 12, 35- 36). Restiamo nell’attesa della sua venuta perché non ci trovi intorpiditi. Come è male per una sposa non avere desiderio del proprio sposo, così ancor più è male per la Chiesa non avere desiderio di Cristo. Lo sposo terreno viene all’abbraccio carnale e viene accolto con intenso desiderio dalla sua casta sposa: sta per giungere lo sposo celeste a dare l’abbraccio eterno alla sua Chiesa, e rendere noi eterni coeredi con lui, mentre noi viviamo senza mostrare desiderio del suo arrivo, mostrando anzi di temerlo. Quel giorno annunziato verrà davvero all’improvviso, come venne il diluvio al tempo di Noè, e quanti – molti anche che oggi si dicono cristiani – sorprenderà così! Eppure la costruzione dell’arca continua da tanti anni perché quelli che non credono si destino! Durante i cento anni della costruzione dell’antica arca gli uomini non si destarono a riconoscere che, se quell’uomo di Dio andava costruendo l’arca, doveva essere imminente la rovina del genere umano e quindi non cercarono di placare l’ira di Dio mutando vita in modo da piacere a Dio.
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Questo invece fecero gli abitanti di Ninive, i quali fecero penitenza e placarono l’ira di Dio. ... Dunque, fratelli, anche ora si costruisce l’arca, e quei cento anni della sua costruzione simboleggiano l’intero arco dei nostri tempi. Se quindi giustamente perirono coloro che non prestarono attenzione all’arca quando Noè la costruiva, una giusta punizione attende certo coloro che, ora che il Cristo costruisce la Chiesa, si disinteressano della salvezza. Tra Noè e Cristo v’è tanta differenza quanta ve n’è tra un servo e il suo padrone, anzi fra Dio e l’uomo, dato che servo e padrone si possono dire anche due uomini. Tuttavia quando era un uomo a costruire l’arca, coloro che non gli prestarono fede furono puniti in modo che servisse da ammonimento ai posteri. Ma ora a costruire la Chiesa attende Cristo, Dio che si è fatto uomo per noi: a fondamento dell’arca egli ha posto se stesso, e ogni giorno entrano a formare la compagine dell’arca, come assi che non imputridiscono, uomini di fede che rinunciano alla vita di questo mondo. Come dunque si può ancora dire: Mangiamo e beviamo perché domani moriremo (1 Cor 15, 32)? Contrapponetevi a costoro, come già ho detto, dicendo: Digiuniamo e preghiamo perché domani moriremo. Costoro invitano a mangiare e bere perché non hanno speranza nella risurrezione, noi invece che crediamo e proclamiamo la risurrezione annunciata dai profeti, rivelata da Cristo e dagli Apostoli, e che abbiamo speranza di vivere dopo questa morte dobbiamo perseverare, non gravare il nostro animo con dissipazioni e ubriachezze, ma essere vigilanti con le cinture ai fianchi e le lampade accese, nell’attesa del ritorno del nostro Signore. Digiuniamo e preghiamo non perché domani moriremo, ma per morire sereni.
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Categorie: Anno A (2025/26), Letture - rito romano
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O cieli stillate rugiada, dalle nubi discenda giustizia; si schiuda la terra e germogli il Salvatore. Is 45, 8ab
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LETTURA Ecco, il vostro Dio viene a salvarvi. Is 35, 1-10
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R/. Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.
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EPISTOLA I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili. Rm 11, 25-36
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VANGELO Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete. Mt 11, 2-15
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COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO Dal Commento al Vangelo di S. Giovanni 35, 2-3
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Prima di venire in terra, nostro Signore Gesù Cristo aveva inviato davanti a sé numerosi profeti come lucerne. Faceva parte di quelle anche Giovanni Battista, al quale la massima luce che è Cristo Signore rese testimonianza come a nessuno degli uomini, dicendo: Fra i nati di donna non è apparso uno più grande di Giovanni Battista (Mt 11, 11). Ed egli, il più grande fra i nati di donna, disse del Signore Gesù Cristo: Io battezzo in acqua; ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete: colui che viene, che è più forte di me, al quale non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo (Gv 1, 26-27). Guardate come la lucerna rende omaggio alla luce del giorno. Che Giovanni fosse una lucerna lo attesta lo stesso Signore: Egli era – dice – una lucerna che arde e risplende, e voi per un momento avete voluto esultare alla sua luce (Gv 5, 35). E quando più tardi i Giudei dissero al Signore: Con quale autorità fai questo? (Mt 21, 23), il Signore, sapendo che essi tenevano in gran conto Giovanni Battista, e sapendo che il Battista, da loro tenuto in gran conto, aveva reso testimonianza al Signore, rispose loro: Vi farò anch’io una sola domanda: Il battesimo di Giovanni donde veniva, dal cielo o dagli uomini? (Mt 21, 24-25). Imbarazzati, essi ragionavano dentro di sé: Se diciamo “dagli uomini”, la folla ci lapiderà, perché ritiene Giovanni un profeta; se diciamo “dal cielo”, ci risponderà: Colui che voi riconoscete aver ricevuto la profezia dal cielo, mi ha reso testimonianza, e da lui avete sentito con quale autorità io faccio questo. Videro dunque che, qualunque cosa avessero risposto, sarebbero caduti nel laccio, e dissero: Non lo sappiamo. E il Signore replicò: Nemmeno io vi dico con quale autorità faccio questo (Mt 21, 27). Io non vi dico ciò che so, perché voi non volete confessare ciò che sapete. Giustamente umiliati e confusi, si allontanarono; e si adempì ciò che nel salmo aveva detto Dio Padre per bocca del profeta: Ho preparato una lucerna – che è appunto Giovanni – per il mio Cristo, e riempirò di confusione i suoi nemici (Sal 131, 17-18).
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Il Signore Gesù Cristo possedeva dunque la testimonianza dei profeti che aveva inviato innanzi a sé come araldi che precedono il giudice. Possedeva la testimonianza di Giovanni, ma più grande era la testimonianza che egli stesso si rendeva. Quelli, però, cercavano delle lucerne perché, avendo gli occhi malati, non sopportavano la luce del giorno. Lo stesso Apostolo Giovanni, autore di questo Vangelo che abbiamo in mano, nel prologo così parla di Giovanni Battista: Vi fu un uomo mandato da Dio, e il suo nome era Giovanni. Questi venne come testimone, per dar testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Non era egli la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Egli era la vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1, 6-9). Se illumina ogni uomo, illumina anche Giovanni; per questo lo stesso Giovanni dice: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto (Gv 1, 16). Tenete dunque presente tutto questo, perché la vostra fede in Cristo diventi più consapevole e matura, e non dobbiate rimanere sempre bambini che cercano il petto materno rifiutando il cibo solido. Presso la santa Chiesa di Cristo, che è vostra madre, dovete ormai svezzarvi e nutrirvi accostandovi, non con lo stomaco ma con la mente, a cibi più solidi. Sappiate ormai distinguere la luce che illumina dalla luce che viene illuminata. Anche i nostri occhi, infatti, vengono chiamati luci, e di solito la gente giura sui propri occhi, che considera luci, e nel giurare se li tocca con la mano. Ed è nota la formula di giuramento: Così possano vivere le mie luci! Ma se aspetti che queste luci, se tali sono, si aprano e ti rischiarino, quando viene a mancare la luce nella tua stanza chiusa, aspetterai invano. Ora, come gli occhi, che abbiamo in faccia e che chiamiamo luci, anche quando sono sani e aperti hanno bisogno della luce che viene dall’esterno – sottraendo o mancando la quale, benché sani e aperti, non vedono –, così la nostra mente, che è l’occhio dell’anima, se non viene irradiata dalla luce della verità e non viene prodigiosamente rischiarata da colui che illumina senza dover essere illuminato, non potrà pervenire né alla sapienza né alla giustizia. E’ questa infatti la nostra via: vivere secondo giustizia. Come può non inciampare chi cammina senza luce? E’ dunque necessario, ed è un grande dono, poter vedere la via che si deve percorrere.
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Categorie: Anno A (2025/26), Letture - rito ambrosiano
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