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Lectio divina e letture della S. Messa con commenti
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Rito romano
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Ha abitato in noi Colui che, per natura, è Figlio e Dio. Perciò, nello Spirito di lui gridiamo: “Abbà, Padre!” S. Cirillo di Alessandria, Com. al Vang. di Giov. I, IX, 13
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PRIMA LETTURA La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto. Sir 24,1-4.12-16
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R/. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
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SECONDA LETTURA Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi. Ef 1,3-6.15-18
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VANGELO Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Gv 1,1-18
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PERCORSO ESEGETICO
La luce della sapienza divina risplende solo allo sguardo interiore di chi si è umilmente posto alla scuola della parola di Dio rivelata dai profeti, di cui Giovanni Battista è l’ultimo e il più grande.
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DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 19-37 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. (vv. 35-37)
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DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 43-51 Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret”. (v. 45)
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DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 11, 2-15 Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te ... La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. (v. 10. 13)
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DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 16, 19-31 Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi. (v. 31)
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DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 24, 13-35 Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. (vv. 25-26)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 10-21 Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia a voi destinata. (v. 10)
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DALLA SECONDA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 16-21 E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori. (v. 19)
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COMMENTO PATRISTICO
Il beato evangelista ci parla degl’ineffabili beni che vengono elargiti a quanti lo hanno ricevuto e li indica concisamente con queste parole: Ma a quanti lo ricevettero, diede il potere di diventare figli di Dio. Sia che fossero schiavi o uomini liberi, sia che fossero Greci o barbari o Sciti, sapienti o ignoranti, uomini o donne, fanciulli o vecchi, nobili oppure gente di umili natali, ricchi o poveri, principi o privati cittadini – egli dice – tutti divennero degni dello stesso onore.
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La fede, infatti, e la grazia dello Spirito, cancellando ogni differenza tra le condizioni umane, riducono tutti ad una stessa forma e su tutti imprimono lo stesso sigillo regale. Che cosa, dunque, può stare alla pari di una simile bontà? Il re, che pure è fatto della stessa creta di cui siamo formati anche noi, non si degna di accogliere nel regio esercito quelli che sono stati schiavi, anche se, in realtà, sono partecipi della stessa sua natura di servo e spesso sono migliori di lui per i loro costumi. L’Unigenito Figlio di Dio, invece, non disdegna di accogliere i pubblicani, gli incantatori, gli schiavi, insomma, anche i più umili e perfino gente mutilata nel corpo e affetta da gravi malattie, e li aggrega alla schiera dei figli di Dio.
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Tanto grande è la potenza della fede nel Cristo, tanta la grandezza della sua grazia. Nello stesso modo in cui la potenza del fuoco, se viene a contatto con del minerale aurifero, subito libera l’oro, così, anzi, molto di più, il battesimo fa diventare d’oro le creature di creta che lava, mentre lo Spirito Santo, scendendo come fuoco nelle nostre anime, come fece quella volta , e distruggendo la vecchia immagine plasmata con la creta, crea un’immagine nuova, celeste, splendida e lucente come oro appena uscito dalla fonderia.
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Ma come mai l’evangelista non ha detto: li fece figli di Dio bensì: Diede loro il potere di diventare figli di Dio? Si è espresso così per avvertirci che dobbiamo adoperare grande diligenza, per conservare sempre immacolata ed integra l’immagine dell’adozione impressa in noi dal battesimo; e per spiegare, nello stesso tempo, che tale potere non ci potrà essere tolto da alcuno se non ce ne priveremo da noi stessi.
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Se coloro che hanno ricevuto una qualche autorità dagli uomini, la conservano, di solito, fintantoché restano al potere quelli che l’hanno loro conferita, a maggior ragione noi, se è vero che abbiamo conseguito da Dio tale onore e se non faremo niente che sia disdicevole a questa dignità, saremo più potenti di qualsiasi altro uomo, perché più grande e più potente di qualunque autorità umana è colui che si è degnato di concederci tale onore.
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Contemporaneamente, però, egli vuol farci capire anche che la grazia del Signore non viene concessa a caso a chiunque, ma soltanto a quelli che possiedono fermezza di propositi e sentono un vivo desiderio di essa: proprio questi hanno il potere di diventare figli di Dio. Su quelli che fin da principio non vogliono saperne affatto, il dono della grazia non discende e non opera alcun effetto. ...
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E il Verbo si fece carne e dimorò tra noi. Dopo aver detto che quelli che lo ricevettero sono figli di Dio e nati da Dio, ci indica la causa di questo ineffabile onore, cioè il fatto che il Verbo si fece carne e che il Padrone assunse la natura di servo. Egli si fece figlio dell’uomo, pur essendo Figlio di Dio, per far diventare gli uomini figli di Dio. Un essere sublime che entra in rapporto con un essere umile, non ne riceve affatto nocumento nella sua reputazione, ma solleva dalla sua bassezza quell’altro essere; proprio ciò si è realizzato nel Cristo. Con un tale abbassamento, egli non ha affatto diminuito la sua natura divina, ma ha elevato noi, che da sempre vivevamo nell’ignominia e nelle tenebre, alla gloria ineffabile.
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Così anche il re non compie affatto un’azione vergognosa quando parla con affabilità e benignità con un povero e con un mendicante, ma rende costui illustre e famoso presso tutti. E se, nel campo delle effimere dignità umane, la familiarità concessa a chi è in una condizione sociale più bassa non lede affatto la riputazione, tanto meno lederà quella immortale e beata sostanza, la quale non ha in sé alcunché di effimero, qualcosa che ora c’è ora non c’è, ma solo perfezioni e pregi sempre immutabili e inalterabili per tutta l’eternità. Perciò, quando udite le parole E il Verbo si fece carne, non dovete restarne turbati o perplessi.
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Egli non degenerò, infatti, in carne (sarebbe cosa empia soltanto il pensare questo), ma, pur restando ciò che era, assunse la natura del servo. ...
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano, Natale
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Venite e vedete il grande mistero di Dio: Dio nasce da una vergine per redimere il mondo. È il Salvatore, promesso dai profeti, l’Agnello predetto da Isaia.
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LETTURA La sapienza, uscita dalla bocca dell’Altissimo, fissa la tenda in Giacobbe. Sir 24, 1-12
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R/. Il Verbo si fece carne e pose la sua dimora in mezzo a noi.
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EPISTOLA Dio mandò il Figlio nella carne, perché vivessimo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Rm 8, 3b-9a
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VANGELO Gesù nella sinagoga di Nazaret legge il rotolo di Isaia: queste cose si sono adempiute. Lc 4, 14-22
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COMMENTO AL VANGELO
Nella lettura del Vangelo, san Luca ci narra come Gesù di Nazaret si presentò al popolo della sua città come il Messia mandato da Dio. Ascoltiamo nuovamente le parole del Profeta Isaia che Gesù lesse nella sinagoga a Nazaret: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19).
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Le parole di Isaia non erano certamente familiari alle persone che le stavano ascoltando. Tuttavia, mentre Gesù le leggeva tutti rimanevano in silenzio e ascoltavano attentamente: che cosa diceva loro Gesù? Proveniva dalla loro stessa città, aveva trent’anni e fin da bambino lo conoscevano come il figlio di Giuseppe il falegname e di Maria. Il commento di Gesù alle parole del Profeta è piuttosto chiaro e semplice: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi” (Lc 4, 21) – e ciò si è adempiuto in mezzo a voi.
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Cosa intendeva Gesù con queste parole? Chiaramente le persone presenti capirono che aveva applicato le parole del Profeta a se stesso. Disse forse loro “sono il Messia promesso”? No, egli disse semplicemente che le parole di Isaia si erano adempiute. Coloro che già credevano che egli fosse l’adempimento della profezia, furono da lui confermati nella loro interpretazione. A coloro che ancora pensavano che egli fosse soltanto il figlio del falegname, divenne più chiaro il significato iniziale delle parole di Isaia: Gesù di Nazaret era il Cristo, il Messia consacrato dallo Spirito Santo e mandato dal Padre per “annunziare ai poveri un lieto messaggio”. La verità di questo messaggio sarebbe stata confermata dai segni e dai miracoli che Gesù avrebbe in seguito operato. Con Cristo, Israele e tutta l’umanità entrarono nella Nuova Alleanza di grazia e di libertà dei figli di Dio.
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano, Natale
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