|
|
|
|
Lectio divina e letture della S. Messa con commenti
|
|
|
Rito romano
|
|
|
|
|
|
Il fuoco dello Spirito Santo non tollera che si abbia alcun desiderio delle cose di questo mondo, in quanto ci conduce verso un altro amore. S. Giovanni Crisostomo, Com. a Matteo, 6, 4
|
PRIMA LETTURA Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese (Ger 15,10). Ger 38,4-6.8-10
|
R/. Signore, vieni presto in mio aiuto.
|
SECONDA LETTURA Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti. Eb 12,1-4
|
VANGELO Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione. Lc 12,49-53
|
PERCORSO ESEGETICO
Gesù non è venuto a portare pace sulla terra ma a farci entrare nella pace vera della Gerusalemme celeste, rendendoci pellegrini ed estranei a questo mondo.
|
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 14 Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (v. 27)
|
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 15, 18-16, 4 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. (v. 19)
|
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 16, 16-33 Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo! (v. 33)
|
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 2 Egli infatti è la nostra pace ... Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio. (vv. 14a. 19)
|
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI, CAP. 3 La nostra patria ... è nei cieli e di là aspettiamo come Salvatore il Signore Gesù Cristo. (v. 20)
|
DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 11 Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. (vv. 9-10)
|
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 3-9 Nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi. (vv. 3-4)
|
SALMO 120 (119) Me infelice: abito straniero in Mosoch, dimoro fra le tende di Cedar! ... Io sono per la pace, ma quando ne parlo essi vogliono la guerra. (vv. 5-7)
|
SALMO 122 (121) Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore!”. (v. 1)
|
DAL LIBRO DEL PROFETA BARUC, CAP. 5 Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui. (v. 9)
|
COMMENTO PATRISTICO
Il fuoco dello Spirito Santo
|
Tali erano il loro torpore e la loro pigrizia congiunti a invidia: duplice vizio che noi dobbiamo con forza espellere dalla nostra anima.
|
Ma per poterlo combattere, bisogna essere più ardenti del fuoco. Per questo Gesù dice: “Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e che desidero se non che si accenda?” (Lc 12,49). E per lo stesso motivo lo Spirito Santo apparve in terra sotto forma di fuoco.
|
Eppure, dopo tutto questo, noi restiamo più freddi della cenere e più insensibili dei morti. Non ci commoviamo affatto al vedere Paolo elevarsi al di sopra del cielo, passare anzi di cielo in cielo più veemente di una fiamma, vincere tutti gli ostacoli e porsi al di sopra degli inferi e dei supremi, del presente e dell’avvenire, di ciò che è e di ciò che non è. Se questo esempio vi sembra troppo grande, ebbene ciò è segno della vostra rilassatezza. Che cosa ha Paolo più di voi, per dire che vi è impossibile imitarlo? Ma per non insistere su questo punto, lasciamo da parte Paolo e gettiamo uno sguardo sui primi cristiani: denaro, proprietà, onori mondani, affari terreni, essi gettarono via tutto, per donarsi tutti interi a Dio per meditare giorno e notte sugli insegnamenti della sua paroia. Ecco qui il fuoco dello Spirito Santo: esso non tollera che si abbia alcun desiderio delle cose di questo mondo, in quanto ci conduce verso un altro amore. Perciò colui che prima amava le cose terrene, ora, anche se occorresse donare tutto quanto possiede, abbandonare le gioie di questa terra, disprezzare la gloria e dare la sua stessa vita, farà tutto ciò con meravigliosa facilità. Infatti quando l’ardore di questo fuoco è entrato nell’anima dell’uomo, esso scaccia l’indifferenza e la pigrizia. Questo fuoco rende l’anima che ne è invasa più leggera di una piuma e le conferisce inoltre la capacità di disprezzare tutte le cose terrene. Quest’uomo rimane sempre in un perpetuo pentimento e nella contrizione. Piange senza tregua e trova grande sollievo e gioia nelle sue lacrime.
|
Di certo, non c’è niente che congiunga e unisca più strettamente a Dio di queste lacrime. Colui che si trova in tali condizioni, anche se vive in città, è come se abitasse in un eremo nel deserto, su una montagna o nella foresta. Egli non rivolge più uno sguardo alle cose presenti, non si sazia di gemere e piange per i propri peccati come per quelli degli altri. Per questo Gesù proclama beati, prima di altri, gli uomini di tal genere, dicendo: “Beati quelli che piangono!” (Mt 5,5). Ma in qual senso allora -mi direte voi - Paolo ha detto: “State sempre allegri nel Signore” (Fil 4,4)? Lo ha detto per esprimere la gioia che queste lacrime suscitano. Infatti, come la gioia terrena ha sempre per compagna la tristezza, così le lacrime che si versano per amore di Dio, fanno fiorire nell’anima una beatitudine che non muore né appassisce mai. Fu così che quella peccatrice, di cui parla il Vangelo, divenne più pura delle stesse vergini, in quanto era stata presa totalmente da questo fuoco divino. Quando fu infiammata dal fervore della penitenza, arse d’amore per Cristo. Sciolse i suoi capelli, bagnò i piedi di Gesù con le lacrime, li asciugò con la sua chioma e versò su di essi il profumo. Tutto questo avveniva esteriormente, ma i sentimenti della sua anima erano assai più ardenti d’ogni esterna manifestazione e solo Dio li vedeva! Ecco, tutti coloro che ascoltano la sua storia, si rallegrano con lei per le sue sante azioni e la considerano purificata da tutti i suoi peccati.
|
Come l’aria diviene più pura dopo violente piogge, così dopo questa effusione di lacrime lo spirito diviene tranquillo e sereno e le nubi del peccato si dissipano del tutto. Come siamo purificati nel Battesimo, grazie all’acqua e allo Spirito, così lo siamo nella penitenza grazie alle lacrime e alla confessione dei peccati, sempre che non facciamo questo per ostentazione o per vanagloria. Infatti, colei che piange con simili intenzioni, è più degna ancora di condanna di quella che si trucca in ogni modo il volto per il desiderio di apparire più bella. Quanto a me, io cerco le lacrime che non sono sparse per ostentazione, ma per contrizione, quelle lacrime che si versano segretamente, nel più nascosto recesso della propria casa, senza che nessuno veda; quelle lacrime che scorrono in silenzio e in profonda quiete, che escono dall’intimo del cuore, che nascono dal dolore e dalla tristezza e si versano per Dio solo. Di tal genere sono le lacrime di Anna, di cui la Scrittura dice che “muoveva le labbra senza che si udisse la sua voce” (1Sam 1,13). Ma anche solo le sue lacrime effondevano un suono più squillante di una tromba. Per questo Dio la guarì dalla sua sterilità e di una rocca dura fece un campo fertile.
|
|
Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano
|
|
|
|
|
|
|
|
La Chiesa è la casa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Cf. 1Tm 3, 15
|
R/. Benedetto il Signore, Dio d’Israele.
|
EPISTOLA La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. 1Cor 3, 18-23
|
VANGELO È difficile per chi possiede ricchezze entrare nel regno di Dio. Lc 18, 24b-30
|
COMMENTO AL VANGELO
[Petro] abbandonò il padre, la barca e le reti per seguire il Signore (Cf. Mt 4, 21-22): non rinnegò il padre terreno ma a lui preferì il Padre celeste. E non v'è dubbio che a quest'uomo che lasciava la barca e le reti il Signore attribuì il merito di chi abbandona il mondo intero. Il nostro Signore Gesù Cristo infatti non badava a ciò che lasciavano quei poveracci che si misero al suo seguito, cioè ai beni di cui si privavano, ma al desiderio di possederli che essi scacciavano dal cuore. Infatti colui che possiede poco desidera possedere di più, e pertanto colui che rinunzia a quel poco che possiede rinunzia di più quando rigetta quel che avrebbe voluto possedere. Pensiamo a quel ricco che triste si allontanò dal Signore. Venuto per chiedere un consiglio , lo aveva chiamato Maestro buono Dio; quando il Signore gli ebbe dato quel consiglio, egli lo abbandonò, quasi fosse un maestro cattivo (Lc 18, 18-23). Mentre costui se ne andava rattristato, i discepoli pensarono che per i ricchi non ci fosse speranza di salvezza, avendo anche ascoltato essere più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli (Lc 18, 24-27). Quando però ebbero udito che per la misericordia di Dio anche i ricchi possono entrare nel Regno dei cieli, i discepoli continuando il discorso dissero: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito: cosa ne avremo? (Mt 19, 27) E il Signore in risposta: Sederete sui dodici troni e giudicherete le dodici tribù d'Israele (Mt 19, 28). Anche agli altri discepoli che per seguirlo avrebbero abbandonato tutti i propri averi il Signore promise un gran premio: essi avrebbero provato profondo conforto nell'ascoltare la promessa, viva gioia nel conseguimento del premio. Egli disse che quanti per seguirlo avessero lasciato tutto quello che possedevano in questo mondo avrebbero ricevuto il centuplo in questo mondo e la vita eterna nell'altro mondo (Lc 18, 30). Se volessimo esporre minuziosamente queste cose, dovremmo trattenerci a lungo e saremmo distolti dall'argomento che ci siamo proposti. Tuttavia, per quanto riguarda il tema assunto, vogliate, carissimi, notare per ora come i primi poveri lasciarono effettivamente tutto, seguirono Dio e divennero apostoli. Essi lasciarono poche cose, ma la ricompensa fu pari a quella di coloro che lasciano grandi patrimoni. E notate una cosa davvero sorprendente: quel ricco ascoltando dalla bocca del Signore che per seguire Dio occorre lasciare tutto, se ne andò in preda alla tristezza (pur avendolo ascoltato dalle labbra stesse del Signore (Lc 18, 22-23)!); al presente ci sono persone che, senza aver visto direttamente il Signore, ascoltano dal Vangelo le stesse parole e fanno quanto quel tale non riuscì a fare. In esse si avvera la parola: Beati coloro che credono senza vedere (Gv 20, 29).
|
|
Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|