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01 Agosto 2025

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Cristo Pantocrator di S. Caterina del Sinai

Rito romano

18.a Domenica del T.O. - C

Vuoi essere ricco davanti a Dio?
Da’ a Dio.
S. Agostino, Discorso 107/A, 7




PRIMA LETTURA
Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?
Qo 1,2;2,21-23

SALMO RESPONSORIALE
Sal 89

R/. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.
Col 3,1-5.9-11

CANTO AL VANGELO
(Mt 5,3)

VANGELO
Quello che hai preparato, di chi sarà?
Lc 12,13-21

PREGHIERA DEI FEDELI
...



PERCORSO ESEGETICO

Il Signore Gesù è costituito dal Padre celeste
sommo sacerdote misericordioso e fedele
per dispensare ad ogni uomo
la pienezza dell’eredità eterna,
che è indivisibile e data tutta a tutti.




DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 1-18
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. (v. 16)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 10, 1-18
Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. (v. 10b)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 17
Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità. (v. 19)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 28, 16-20
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”. (vv. 18-19)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 4, 1-22
Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati. (vv. 11-12)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 9
Cristo, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, ... con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. (vv. 11-12)

SALMO 72 (71)
In lui saranno benedette tutte le stirpi della terra e tutti i popoli lo diranno beato. (v. 17b)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 49
Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra. (v. 6)



COMMENTO PATRISTICO

BASILIO DI CESAREA
In illud «Destruam», 1




La tentazione della prosperità

La tentazione è di due specie. A volte le avversità provano il cuore come l’oro nella fornace (Sap 3,6), quando attraverso la pazienza ne mettono in luce tutta la bontà; a volte, e non di rado, la prosperità della vita tiene per alcuni il posto della tentazione. È ugualmente difficile, infatti, conservare nelle avversità un animo nobile e guardarsi da un abuso nella prosperità. Della prima tentazione è modello Giobbe, quel grande atleta che sostenendo con animo indomito l’impeto scrosciante del diavolo, fu tanto più grande della tentazione, quanto più grandi e quasi inestricabili furono le prove a lui inflitte dal nemico. Esempio della tentazione che nasce dalla prosperità è quel ricco che, avendo già molte ricchezze, ne sognava ancora delle altre; ma il buon Dio a principio non lo condannò per la sua ingratitudine, anzi, lo favorì con sempre nuove ricchezze, in attesa che il suo animo si volgesse una buona volta alla generosità e alla mansuetudine. Ma: “Il campo del ricco portò frutti abbondanti ed egli andava pensando: Che farò? Demolirò i miei granai e ne farò di più grandi” (Lc 12,16-18).

Perché fu fertile il campo di quell’uomo, che non avrebbe fatto nulla di buono con quella ricchezza? Certo perché risplendesse di più l’indulgenza di Dio, la cui bontà si estende anche a costoro, poiché: “fa piovere sui giusti e sui malvagi e fa che il sole nasca per i buoni e per i cattivi” (Mt 5,45). Ma questa bontà di Dio accresce poi la pena contro i malvagi. Dio mandò la pioggia sulla terra coltivata con mani avare, diede il sole per riscaldare i semi e moltiplicare i frutti. Da Dio viene la terra buona, il clima temperato, la fecondità dei semi, l’opera dei buoi che sono i mezzi della ricchezza dei campi. Ma qual è stata la reazione dell’uomo? Modi amari, odio, scarsezza nel dare. Questo era il ricambio a tanta magnificenza ricevuta. Non si ricordò dei suoi simili, non pensò che il superfluo dovesse essere distribuito agli indigenti, non fece nessun conto del comando: “Non ti stancare di dare al bisognoso” (Pr 3,27) e: “Spezza il tuo pane con chi ha fame” (Pr 3,3). Non sentiva la voce dei profeti, i suoi granai scoppiavano da ogni parte, ma il suo cuore avaro non era sazio. Aggiungendosi sempre nuovi prodotti ai vecchi, finì in questa inestricabile povertà di mente, che l’avarizia non gli consentiva di sottrarre ciò che superava e non aveva magazzini ove deporre la nuova ricchezza. Perciò non trova una soluzione, è affannato. “Cosa farò?” È infelice per la fertilità dei suoi campi, per quello che ha, più infelice per quello che aspetta. La terra a lui non produce dei beni, gli porta sospiri; non gli accresce abbondanza di frutti, gli porta preoccupazioni, pene, ansietà. Si lamenta come i poveri. Il suo grido cosa farò? non è il medesimo che emette l’indigente? Dove troverò il cibo, il vestito? Il ricco fa lo stesso lamento. È afflitto. Ciò che porta gioia agli altri, uccide lui. Non si rallegra, quando i granai son tutti pieni; le ricchezze sovrabbondanti e incontenibili lo feriscono; ha paura che qualche goccia, che n’esca, sia motivo di sollievo a un indigente.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano

Rito ambrosiano

VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE - C

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore difende la mia vita:
di chi avrò paura?
Cf. Sal 26 (27), 1




LETTURA
Il popolo chiede un re a Samuele e Dio lo concede.
1 Sam 8, 1-22a

SALMO RESPONSORIALE
Sal 89 (88), 16-22

R/. Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo.

EPISTOLA
Si preghi per i re e per quelli che stanno al potere.
1Tim 2, 1-8

CANTO AL VANGELO
(1Pt 2, 17)

VANGELO
Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio.
Mt 22, 15-22

PREGHIERA DEI FEDELI
...



COMMENTO AL VANGELO

GIUSTINO
I Apol. 17




Dio va messo al primo posto

Noi ci sforziamo d’essere i primi a pagare tasse e tributi ai vostri funzionari, dovunque; e così da lui ci fu insegnato. In quel tempo, difatti, presentatisi a lui certuni, gli domandarono se si dovessero i tributi a Cesare. Egli rispose “Ditemi: di chi reca l’immagine la moneta?” Quelli risposero: “Di Cesare”. Ed egli: “Date dunque a Cesare ciò ch’è di Cesare; a Dio ciò ch’è di Dio” (Mt 22,21). Perciò l’adorazione la prestiamo a Dio solo; quanto al resto di buon grado serviamo voi, riconoscendovi imperatori e capi degli uomini, e pregando Dio che accanto all’autorità imperiale si riscontri in voi anche un sano discernimento. Che se, pur pregando per voi e mettendo ogni cosa alla luce, ci disprezzerete, sappiate che non saremo noi a riportarne danno, dacché crediamo, anzi siamo convinti, che ciascuno sconterà la pena del fuoco eterno secondo le azioni e renderà conto in proporzione delle facoltà ricevute da Dio, secondo il monito di Cristo: “Da colui al quale Dio più diede, più anche si esigerà” (Lc 12,48).

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
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