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Lectio divina e letture della S. Messa con commenti
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Rito romano
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Giustamente gli strumenti della pesca degli apostoli sono le reti, perché non uccidono la preda, ma la conservano in vita, e dall’abisso la sollevano all’aperto, trasportando creature fluttuanti dalla terra al cielo. S. Ambrogio, Esp. del Vang. sec. Luca IV, 72
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R/. Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
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SECONDA LETTURA Così predichiamo e così avete creduto. 1Cor 15,1-11
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VANGELO Lasciarono tutto e lo seguirono. Lc 5,1-11
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PERCORSO ESEGETICO
L’efficacia della predicazione è data dalla fedeltà alla luce dell’insegnamento evangelico; altrimenti vana è la fatica dell’uomo.
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DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 15, 1-17 Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. (v. 5b)
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DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 12, 15-37 Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. (v. 30)
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DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 2, 37-48 Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli ... Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. (vv. 42a. 48)
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DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 20, 17-35 Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati. (v. 32)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 3, 5-4, 5 Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. (vv. 1-2)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 15, 1-14 Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! (vv. 1-2)
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SALMO 33 (32) Il re non si salva per un forte esercito né il prode per il suo grande vigore. Il cavallo non giova per la vittoria, con tutta la sua forza non potrà salvare. Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia. (vv. 16-18)
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SALMO 127 (126) Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. (v. 1)
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DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 49 Io ho risposto: “Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio”. (v. 4)
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COMMENTO PATRISTICO
Quanta fu la degnazione di Cristo! Pietro ... era stato un pescatore; ma adesso gran lode merita ogni oratore che riesca a comprendere il pescatore. Al riguardo, parlando ai primi cristiani, diceva l’apostolo Paolo: Considerate la vostra chiamata, o fratelli. In mezzo a voi non ci sono molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili. Ma Iddio ha scelto le cose deboli del mondo per confondere le forti, e le cose stolte del mondo ha scelto Dio per confondere i sapienti; e le cose ignobili e disprezzate del mondo ha scelto Dio, e quelle che non sono, quasi che fossero, per ridurre al nulla quelle che sono (1 Cor 1, 26-28). Se infatti Cristo avesse scelto per primo il retore, questo retore avrebbe detto: Sono stato scelto in grazia della mia eloquenza. Se avesse scelto il senatore, il senatore avrebbe detto: Sono stato scelto per la mia dignità. In fine, se avesse scelto l’imperatore, l’imperatore avrebbe detto: Sono stato scelto in vista del mio potere. Stiano dunque calmi tutti costoro e si lascino rimandare a dopo! Stiano calmi! Non saranno scartati né disprezzati ma solo posti in seconda linea, in quanto potrebbero in se stessi trovare come gloriarsi di se stessi. Dice: Dammi quel pescatore, dammi quell’illetterato, quell’ignorante; dammi quel tale con cui il senatore non si degna di parlare neppure quando compra il pesce. Dammi quello, dice. Se riempirò un uomo come questo, sarà palese che sono io a farlo. Anche il senatore – è vero – e il retore e l’imperatore io renderò , poiché io cambierò anche il senatore, ma è più convincente che io abbia agito nel pescatore.
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Il senatore potrebbe gloriarsi di se stesso, e così il retore e l’imperatore, mentre il pescatore non potrà gloriarsi se non di Cristo. Venga dunque e questo sia per dare una lezione di umiltà salutare.
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Venga per primo il pescatore. Per suo mezzo sarà più facilmente guidato anche l’imperatore. Tenete in mente il pescatore santo, giusto, buono, pieno di Cristo. Insieme con gli altri popoli anche questo doveva essere preso dalle sue reti allargate per tutto il mondo.
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano
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Le tue mani, Signore, mi hanno plasmato; dammi forza di intendere i tuoi precetti. Anelo alla salvezza che viene da te e medito la tua legge. Cf. Sal 118 (119), 73. 174
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R/. Il Signore veglia su chi lo teme.
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EPISTOLA Non c’è distinzione tra Giudeo e Greco. Rm 10, 9-13
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VANGELO La signoria di Cristo sulla vita: la guarigione del servo del centurione. Mt 8, 5-13
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COMMENTO AL VANGELO
1. 1. Mentre si leggeva il Vangelo abbiamo udito lodare la nostra fede perché pervasa di umiltà. Il Signore Gesù aveva promesso di recarsi nella casa del centurione per guarire il suo attendente, ma quello rispose: Non sono degno che tu entri in casa mia: ma di’ solo una parola ed egli sarà guarito(Mt 8, 8). Dicendosi indegno si mostrò degno che Cristo entrasse non già nella sua casa bensì nel suo cuore. Non avrebbe detto così con tanta fede ed umiltà se non avesse portato nel cuore Colui che si peritava d’accogliere nella propria casa. Non sarebbe stata infatti una gran felicità, se il Signore Gesù fosse entrato nella sua casa e non fosse nel suo petto. Il Maestro dell’umiltà non solo con le parole, ma altresì con l’esempio si mise a tavola in casa d’un superbo fariseo di nome Simone (Cf. Lc 7, 36). Ma stando a tavola in casa di quello non v’era nel suo cuore il posto ove il Figlio dell’uomo potesse riposare (Cf. Mt 8, 20; Lc 9, 58).
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Il Cristo non accoglie tra i suoi discepoli i superbi.
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1. 2. Così in effetti il Signore rifiutò di ammettere tra i suoi discepoli – a quanto si può capire dalle parole dello stesso Signore – un individuo superbo che desiderava seguirlo di sua spontanea volontà. Ti seguirò, Signore – disse – dovunque andrai. Ma il Signore, vedendo nel suo cuore i sentimenti invisibili, gli rispose: Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi; il Figlio dell’uomo invece non ha un posto ove riposare (Mt 8, 19-20; Lc 9, 57-58). Voleva dire: “Nel tuo cuore si covano inganni come volpi, si annida la superbia come i volatili del cielo, mentre il Figlio dell’uomo, semplice di fronte agli inganni, umile di fronte alla superbia, non ha un posto ove reclinare la testa”. E lo stesso atto della testa che si china e non s’innalza è una lezione d’umiltà. Il Cristo dunque allontana colui che desiderava seguirlo, mentre attrae a sé un altro che si scusava di non poterlo seguire. Poiché nella medesima circostanza disse ad un tale: Seguimi; ma quello rispose: Ti seguirò, Signore, ma permettimi di andare prima a seppellire mio padre(Lc 9, 59; Mt 8, 21). La sua scusa – in verità – era dettata da pietà filiale, e perciò era più degno che essa venisse rifiutata e la sua chiamata venisse rafforzata. Era un atto di pietà filiale quello ch’egli voleva compiere; ma il Maestro gli insegnò che cosa doveva anteporre. Poiché voleva che fosse un banditore della parola vivente per fare degli uomini persone destinate a vivere . C’erano infatti degli altri che potevano compiere quell’azione doverosa. Lascia – disse Cristo – che i morti seppelliscano i loro morti(Mt 8, 22; Lc 9, 60). Quando gl’infedeli seppelliscono un cadavere sono dei morti che seppelliscono un morto. Il corpo del morto ha perduto l’anima, l’anima di quelli non ha Dio. In realtà, come la vita del corpo è l’anima, così la vita dell’anima è Dio. Come spira il corpo quando manda fuori l’anima, così spira l’anima quando manda lontano da sé Dio. La perdita di Dio è la morte dell’anima, l’emissione dell’anima è la morte del corpo. La morte del corpo è ineluttabile, la morte dell’anima è volontaria.
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La fede del centurione è accompagnata dall’umiltà.
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1. 3. Stava dunque a tavola il Signore in casa d’un fariseo superbo (Cf. Lc 7, 36). Era nella casa di lui, come ho detto, ma non era nel suo cuore. Non entrò, al contrario, nella casa di questo centurione, ma ne possedeva il cuore. Zaccheo invece accolse il Signore non solo nella propria casa, ma anche nel suo animo (Lc 19, 6). Tuttavia la fede del centurione viene lodata a causa dell’umiltà, poiché disse: Non sono degno che tu entri in casa mia(Mt 8, 8). E il Signore: Io v’assicuro – disse – che non ho trovato una fede così grande in Israele (Mt 8, 10), cioè in un israelita considerato secondo la carne, poiché questi era già un israelita secondo lo spirito. Il Signore era andato al popolo dell’Israele carnale, cioè ai giudei, per cercare prima in quel popolo le pecore sperdute (Cf. Mt 15, 24); quel popolo nel quale e dal quale aveva anche preso il corpo: Non ho trovato una fede così grande in Israele, dice lui stesso. Noi possiamo misurare la fede degli uomini come uomini, mentre Colui che vedeva l’interno, che non poteva essere ingannato da nessuno, diede la testimonianza al cuore dell’uomo ascoltando le parole piene d’umiltà, pronunciando una sentenza di salvezza.
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
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