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Lectio divina e letture della S. Messa con commenti
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Rito romano
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Questa è la vita che ci viene promessa: il Signore ci farà accomodare a tavola e si metterà a servirci. S. Agostino, Discorso 104, 6
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PRIMA LETTURA Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te. Sap 18,6-9
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R/. Beato il popolo scelto dal Signore.
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SECONDA LETTURA Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Eb 11,1-2.8-19
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PERCORSO ESEGETICO
Il desiderio dei beni celesti e dell’amicizia con Dio è la sorgente della vigilanza cristiana con la quale si attende il ritorno del Signore Gesù nella custodia e nell’esercizio dei doni ricevuti.
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DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 25, 1-13 Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. (v. 10)
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DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 2, 22-38 non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Israele. (vv. 37b-38)
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DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 21, 29-36 Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo. (v. 36)
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DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI, CAP. 3, 1-4, 1 Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. (vv. 13b-14)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 1-21 Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. (v. 13)
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DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 4, 7-11 La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera ... Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. (vv. 7. 10)
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DALLA SECONDA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 3 Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà, attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio. (vv. 11-12a)
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SALMO 130 (129) L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. (v. 6)
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DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 6, 1-21 Chi custodisce attentamente le cose sante sarà santificato. (v. 10a)
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DAL CANTICO DEI CANTICI, CAP. 1 Attirami dietro di te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze. (v. 4)
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COMMENTO PATRISTICO
I valori della vita umana
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Non vi sembra che la vita sia una via lunga e distesa e quasi un cammino segnato da tappe? Il cammino ha inizio col parto materno e finisce col sepolcro, dove, chi prima chi dopo, arrivano tutti; alcuni dopo aver fatto tutte le tappe, altri già alle prime. Dalle altre strade, che menano da una città all’altra, si può uscire, ci si può fermare, se uno lo vuole; questa invece, anche se volessimo rimandare il percorso, trascina i viandanti senza posa alla meta prestabilita. E neanche è possibile che uno che è uscito dalla porta e s’è messo sulla via, non raggiunga la meta. Ciascuno di noi, appena uscito dal seno materno, è preso dal fiume del tempo, lasciandosi sempre indietro il giorno vissuto, senza possibilità di ritorni. Noi ci congratuliamo degli anni che passano e alle diverse tappe siamo felici, come se guadagnassimo qualche cosa e ci sembra bello, quando uno da ragazzo diventa uomo e da uomo diventa vecchio. Ma dimentichiamo che tutto il tempo che abbiamo vissuto è un tempo che non abbiamo più; così a nostra insaputa la vita si consuma, sebbene noi la misuriamo dal tempo che è passato via. E non pensiamo quanto sia incerto quant’altro tempo ci voglia concedere colui che ci ha mandato a fare questo viaggio e quando ci aprirà le porte d’ingresso alla dimora stabile e che dobbiamo tenerci sempre pronti a partire di qua. Ci dice, però: “Tenete la corda ai fianchi e la lucerna accesa siate simili ai servi che aspettano il ritorno del padrone e si tengono pronti, in modo che gli possano aprire, appena bussa” (Lc 12,35-36)... Tralasciamo le cose inutili e curiamo le cose che sono veramente nostre. Ma quali sono le cose veramente nostre? L’anima, per la quale viviamo e che è intelligente e il corpo, che il Creatore ci ha dato come veicolo per passar la vita. Questo è l’uomo, una mente in una carne complementare. Questo vien fatto dal Creatore nel seno materno. Questo viene alla luce col parto. Questo è destinato a dominare sulle cose terrene. Le creature gli sono sottoposte, perché eserciti la virtù. Gli è data una legge, perché rassomigli al suo Creatore e porti sulla terra un segno della disciplina del cielo. Di qui viene. Questo è chiamato al tribunale di Dio, che lo ha mandato; è chiamato in giudizio, riceverà la mercede di ciò che fa nella vita. E le virtù saranno cosa nostra, se saranno diligentemente fuse con la natura; e non ci abbandonano, se non le cacciamo con i vizi, e ci vanno innanzi alla gloria futura e mettono tra gli angeli chi le coltiva e splendono eternamente sotto gli occhi del Creatore. Le ricchezze invece e i titoli e la gloria e i piaceri e tutta la turba di queste cose che crescono ogni giorno per la nostra insipienza, non vennero alla vita con noi e non ci accompagnano all’uscita; ma in ogni uomo rimane fisso e certo, ciò che fu detto dal giusto: “Sono uscito nudo dal seno di mia madre e nudo tornerò” (Gb 1,11).
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano
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Volgi il tuo sguardo misericordioso sopra di me, Signore, perché sono povero e solo. Vedi che sono oppresso e travagliato, perdona tutti i miei peccati. Sal 24 (25), 16. 18
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R/. La tua mano, Signore, sostiene il tuo eletto.
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VANGELO Il Messia, figlio, ma anche Signore di Davide. Mt 22, 41-46
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COMMENTO AL VANGELO
Cristo figlio di David e Signore di David.
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4. Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi. Tale questione, dunque, che il Signore propose ai Giudei, noi dobbiamo trattarla al principio stesso del Salmo. Se, infatti, CI si chiedesse se anche noi riconosciamo o neghiamo quel che risposero i Giudei, saremmo ben lungi dal negarlo. Se ci si domandasse: - Cristo è o non è figlio di David? e noi rispondessimo di no, contraddiremmo il Vangelo, perché il Vangelo, quello scritto da Matteo, comincia precisamente così: Libro della generazione di Gesù Cristo, figlio di David (Mt 1, 1). L’Evangelista afferma di scrivere il libro della generazione di Gesù Cristo, figlio di David. Dissero dunque bene i Giudei quando, interrogati da Cristo di chi credevano esser figlio il Cristo, risposero: di David. Con la loro risposta concorda il Vangelo; questo però non l’ammette soltanto la credenza dei Giudei, ma anche la fede dei Cristiani. Trovo ancora altre prove autorevoli. L’Apostolo dice: Egli fu fatto dalla stirpe di David secondo la carne (Rm 1, 3); ed anche a Timoteo scrive: Ricordati che Cristo Gesù, della stirpe di David, risuscitò dai morti secondo il mio Vangelo (2 Tm 2, 8-9). E che cosa dice di questo suo Vangelo? Per esso mi affatico fino a stare in catene come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata (Gn 49, 27). L’Apostolo, dunque, si affaticava fino al punto di essere incatenato per la causa del suo Vangelo, cioè per quell’economia evangelica che generosamente predicava e dispensava ai popoli: come al mattino aveva divorato la preda, alla sera divideva il bottino (Cf. Rm 10, 10). Egli, dunque, si affaticava fino al punto di essere incatenato per la causa del Vangelo. Quale Vangelo? Che Cristo Gesù, della stirpe di David, risuscitò dai morti. Per questo Vangelo si affaticava l’Apostolo, e proprio su di esso verteva la domanda fatta da Cristo. Eppure, ai Giudei che rispondevano quel che predicava l’Apostolo, egli replicò, quasi in tono di contraddirli, con queste parole: In qual modo dunque David, in spirito lo chiama Signore? e portò anche la testimonianza di questo Salmo: Il Signore ha detto al mio Signore (...) Se dunque, in spirito, lo chiama Signore, in qual modo è suo figlio? I Giudei, di fronte a questa interrogazione, tacquero: essi non trovarono in seguito nessuna risposta né, tuttavia, cercarono di scoprire in lui il Signore, perché non riconoscevano che fosse proprio lui il figlio di David. Noi invece, o fratelli, dobbiamo crederlo e confessarlo, perché con il cuore si crede per la giustizia e con la bocca si fa confessione per la salvezza: crediamolo – intendo dire – e confessiamolo sia come figlio di David sia come Signore di David. Non dobbiamo vergognarci del figlio di David, per non ritrovare adirato con noi il Signore di David!
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Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
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