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01 Maggio 2026

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Cristo Pantocrator di S. Caterina del Sinai

Rito romano

5.a Domenica di Pasqua - A

Cristo è via che conduce, verità che
conforta, vita che si dona.
S. Ambrogio, De bono mortis, 12, 54




PRIMA LETTURA
Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.
At 6,1-7

SALMO RESPONSORIALE
Sal 32

R/. Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

SECONDA LETTURA
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.
1Pt 2,4-9

CANTO AL VANGELO
(Gv 14,6)

VANGELO
Io sono la via, la verità e la vita.
Gv 14,1-12

PREGHIERA DEI FEDELI
...



PERCORSO ESEGETICO

La casa del Padre è il suo cuore
che Gesù predispone nella benevolenza e nell’amore
attraverso la sua obbedienza
con la quale ci riconcilia definitivamente con Dio.




DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 19-51
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”. (v. 29)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 24, 44-49
Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati. (vv. 46-47)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 8, 11-39
Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? (v. 34)

DALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 5, 18-6, 2
È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe. (v. 19a)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 2
Egli infatti è la nostra pace. (v. 14a)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI, CAP. 1, 12-23
Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli. (vv. 19-20)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 10, 1-23
Avendo dunque, fratelli, piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede. (vv. 19-22a)

DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA, CAP. 5, 1-3
Percorrete le vie di Gerusalemme … se trovate un uomo, uno solo che agisca giustamente e cerchi di mantenersi fedele, e io le perdonerò, dice il Signore. (v. 1b)

DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 8
Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo”. (vv. 20-21a)

DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 18, 16-33
Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? (v. 24)



COMMENTO PATRISTICO

S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di Giovanni 73, 1




Dicendo: Io vado al Padre e qualunque cosa chiederete in nome mio lo farò, il Signore ha acceso una grande speranza nel cuore di chi crede in lui. Egli va al Padre, non abbandonando gli indigenti, ma per esaudire gli oranti. Ma che vuol dire: qualunque cosa chiederete, quando vediamo che i fedeli molto spesso chiedono e non ottengono? È forse perché chiedono male? È questo infatti il rimprovero che l’apostolo Giacomo rivolge ai fedeli: Chiedete e non ricevete perché chiedete male, per spendere nei vostri piaceri (Gc 4, 3). Allorché si chiede per farne cattivo uso, è piuttosto misericordia divina non essere esauditi. Perciò quando l’uomo chiede a Dio qualcosa che, se gli fosse concessa, tornerebbe a suo danno, c’è più da temere che Dio, adirato, lo esaudisca, piuttosto che, propizio, gliela rifiuti.

Non abbiamo forse l’esempio degli Israeliti, i quali ottennero a loro danno ciò che avevano chiesto per soddisfare un desiderio colpevole? Desideravano infatti nutrirsi di carni, essi per i quali era piovuta la manna dal cielo. Si erano nauseati di ciò che avevano e sfrontatamente chiedevano ciò che non avevano; avrebbero fatto meglio a chiedere di essere guariti dalla loro nausea, onde poter mangiare il cibo che avevano in abbondanza, piuttosto che chiedere fosse soddisfatto il loro malsano appetito con un cibo che non avevano. Quando ci sentiamo attratti dalle cose cattive e non riusciamo a desiderare le cose buone, dobbiamo piuttosto chiedere a Dio il gusto delle cose buone, che non il dono di cose cattive.

... Non era, da parte degli Israeliti, un’offesa da poco, rifiutare ciò che donava loro la Sapienza divina e chiedere ciò che bramava la loro cupidigia, quantunque non lo chiedessero ma soltanto si lamentassero per la mancanza. Però dobbiamo persuaderci che la colpa non è nella cosa in sé, ma nella disobbedienza ostinata e nella cupidigia.

Categorie: Anno A (2025/26), Letture - rito romano, Pasqua

Rito ambrosiano

V DOMENICA DI PASQUA - A

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza: di chi avrò timore?
Il Signore difende la mia vita: di chi avrò paura?
Sarà piuttosto chi mi avversa a inciampare e cadere, alleluia.
Sal 26 (27), 1. 2b




LETTURA
Cornelio riceve da Dio lo Spirito Santo.
At 10, 1-5. 24. 34-36. 44-48a

SALMO RESPONSORIALE
Sal 65 (66), 1-3a. 4-5. 16. 20

R/. Grandi sono le opere del Signore.

EPISTOLA
È Dio che suscita in voi il volere e l’operare.
Fil 2, 12-16

CANTO AL VANGELO
(Cf. Gv 14, 23)

VANGELO
Chi accoglie i miei comandamenti, questi è colui che mi ama e io mi manifesterò a lui.
Gv 14, 21-24

PREGHIERA DEI FEDELI
...



COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di Giovanni 76,2




É l’amore che distingue i santi.

Gesù gli risponde: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole (Gv 14 23-24). Ecco spiegato il motivo per cui egli si manifesterà ai suoi e non agli altri, che egli chiama con il nome di mondo; e il motivo è che gli uni lo amano e gli altri no. É lo stesso motivo che viene espresso in un venerabile salmo: Giudicami, o Dio, e separa la mia causa dalla gente perversa (Sal 42, 1). Quelli che lo amano vengono eletti perché lo amano; quelli invece che non lo amano, anche se parlassero le lingue degli uomini e degli angeli, sono come un bronzo rimbombante o un cembalo squillante; e se avessero la profezia e conoscessero tutti i misteri e tutta la scienza, e se avessero anche tutta la fede sì da trasportare le montagne, non sono niente; e se sbocconcellassero tutte le loro sostanze e dessero il loro corpo alle fiamme, nulla gioverebbe loro (cf. 1Cor 13, 1-3). É l’amore che distingue i santi dal mondo, e unanimi li fa abitare in quella casa (cf. Sal 67, 7) dove fissano la loro dimora il Padre e il Figlio, che effondono il loro amore su coloro ai quali alla fine si manifesteranno. É su questa manifestazione che il discepolo interrogò il Maestro, in modo che, non solo quanti allora ascoltavano le parole del Signore dalla sua viva voce, ma anche noi, per mezzo del suo Vangelo, potessimo avere la risposta. La domanda verteva sulla manifestazione, e la risposta è sull’amore e sulla dimora che il Signore intende stabilire in noi. Esiste dunque una manifestazione interiore di Dio, assolutamente sconosciuta agli empi, ai quali né il Padre né lo Spirito Santo si manifesteranno mai. Quanto al Figlio, è vero che c’è stata una sua manifestazione, ma solo nella carne; manifestazione diversa da quella interiore, e comunque non duratura ma limitata nel tempo, piuttosto apportatrice di giudizio che di gaudio, piuttosto di tormento che di premio.

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